A segnalare il caso è FIRST, la Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela dei diritti delle persone con disabilità, che spiega come i genitori di un bimbo con grave disabilità, affetto da una patologia rara, collegata a una grave malattia immunitaria, avessero chiesto a una scuola di Roma la possibilità che i docenti di sostegno assegnati all’alunno per diciotto ore settimanali svolgessero il loro lavoro presso l’abitazione del figlio, in modo da consentirgli i collegamenti tramite webcam e da assisterlo garantendogli il diritto allo studio e all’istruzione. Sulla scorta però di una Circolare dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio (Protocollo n. 32987 del 15 novembre 2017), la scuola aveva deciso di predisporre sì un progetto di scuola domiciliare, prevedendo tuttavia che i docenti potessero assistere a domicilio l’alunno solo per sei-sette ore settimanali, garantendo così al bimbo una tutela minima.
«A quel punto i genitori – spiegano dalla Federazione FIRST – sfiduciati per non avere ricevuto alcuna risposta ai loro appelli dall’Ufficio Scolastico Regionale, così come nessuna risposta è arrivata alla scuola da parte del Ministero, si sono rivolti al nostro sportello Dillo alla FIRST, che ha depositato un ricorso in via d’urgenza al Tribunale Civile di Roma, denunciando il comportamento discriminatorio e la lesione del diritto fondamentale del minore allo studio e all’istruzione».
Qualche giorno fa, dunque, esattamente il 17 aprile, lo stesso Tribunale di Roma si è pronunciato sul caso, accogliendo integralmente il ricorso dei genitori del bambino, «stabilendo così un principio giuridico – a parere di FIRST – che per la sua portata assume una valenza nazionale e che di fatto rende illegittime quelle Circolari del Ministero che tendono a restringere il diritto degli alunni che necessitano della domiciliarità, applicando il criterio “ di minima tutela”. Il Tribunale stesso, invece, dopo avere ricordato la natura dei diritti fondamentali in gioco, ha applicato il giusto ed effettivo principio della “massima tutela possibile”».
«Siamo felici – concludono dalla Federazione – di aver potuto contribuire a garantire il diritto allo studio e all’istruzione del piccolo alunno, di avere dato un po’ di serenità a una famiglia molto provata dalla circostanza e di avere contribuito alla costruzione di provvedimenti e misure che tutelino effettivamente le persone con disabilità, in applicazione della nostra mission, ovvero la ricerca della massima tutela possibile delle persone con disabilità, siano esse minorenni o maggiorenni». (S.B.)
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: firstfederazione65@gmail.com (Claudia Cecchini).
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