Da molti anni abbiamo un cane, ormai vecchio, che fu assai bello in gioventù e che ora si adatta malvolentieri all’inesorabile scorrere del tempo.
Specialmente nelle notti piovose o quando tira vento, probabilmente tormentato da dolori alle articolazioni, ulula sommessamente, stile film degli orrori.
Essendo un trovatello (venne abbandonato in un bosco legato ad un albero e il trauma dell’abbandono ne ha segnato la psiche canina), patisce particolarmente la solitudine e forse più della zuppa abbondante bramerebbe compagnia.
Il problema, però, è insolubile: non posso andare in giardino a far compagnia al cane, essendo impegnato come caregiver, e lui non può entrare in casa, a causa di alcune deprecabili abitudini igieniche un po’ troppo libere.
C’è tuttavia un pieno riscatto nell’apparentemente triste storia: quando con Silvia [la figlia dell’Autore, giovane donna con grave disabilità, N.d.R.] andiamo in giardino, Milton, il cane suddetto, le fa molte feste e ne rallegra la giornata.
Sorge dunque un dubbio legittimo: chi è il miglior caregiver? Il povero vecchio che scrive o il cane? In casa non hanno dubbi…
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