L’avventura di Flavio, atleta con sindrome di Down, dalla scuola allo sport

In occasione della Giornata Mondiale della Sindrome di Down del 21 marzo scorso, abbiamo ricevuto da Special Olympics Italia, la componente nazionale del movimento di port praticato da persone con disabilità intellettive, la storia di Flavio Ferrero cui ben volentieri diamo spazio. «Le persone con disabilità intellettive – ha detto recentemente Flavio – hanno bisogno di sostegno, non di giudizio e moralità»

In occasione della Giornata Mondiale della Sindrome di Down del 21 marzo scorso, abbiamo ricevuto da Special Olympics Italia, la componente nazionale del movimento di port praticato da persone con disabilità intellettive, la storia di Flavio Ferrero cui ben volentieri diamo spazio.

Flavio Ferrero

Un bel primo piano di Flavio Ferrero

«Inizio dai difetti, anzi no dai pregi perché la prima caratteristica di Flavio, la prima in assoluto, è la solarità – si dice così? – Flavio ha il sole dentro e ha un’energia da vendere»: esordisce così mamma Lorenza alla richiesta di descrivere suo figlio con soli tre pregi e tre difetti e come darle torto? Flavio Ferrero, trentunenne atleta di Special Olympics, il movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive, protagonista ai recenti Giochi Nazionali Invernali del movimento, è un concentrato di entusiasmo e gioia di vivere, di far bene, di essere autonomo.
Flavio ama conoscere gente, stringere nuove amicizie anche grazie allo sport, e sa vedere oltre le apparenze, oltre il primo impatto. «È in grado – racconta la mamma – di trovare sempre la parte buona delle persone, anche quando è difficile farlo e quando io stessa, magari, istintivamente sono portata invece ad esprimere un giudizio e a fermarmi lì. Lui, al contrario, tenta di scovare la parte buona di chiunque e ad accompagnarti, prendendoti per mano, nella sua pacata riflessione che ha un senso, tanto che alla fine ti ritrovi a dargli ragione. Tutti abbiamo una parte buona ed è una delle tante cose che ho imparato da mio figlio».
Dopo avere frequentato dei percorsi di allenamento all’autonomia, Flavio vive solo nella casa di famiglia a Torino e lavora come barman da Eataly; oltre alle mansioni dietro al bancone, è un po’ un tuttofare: mette in ordine e gli viene naturale vista la sua pignoleria. Non è necessario supervisionare il suo operato, hanno assicurato i suoi colleghi. Lui magari ci mette dieci minuti in più degli altri ma il risultato è assolutamente perfetto.

«Quando Flavio è nato – racconta Lorenza -, il nostro primo figlio, abbiamo vissuto uno shock pazzesco. Tre anni dopo ho avuto il secondo. In quel momento ho avuto un totale calo di energie, non sapevo da dove cominciare. Ho incontrato una moltitudine di medici e specialisti. Cercavo qualcuno che mi dicesse come trovare e sviluppare tutto ciò che Flavio potesse dare alla sua vita. In questi anni mi sono sentita dire di tutto. Esistono ancora tanti pregiudizi sulle persone con disabilità intellettive e sulla sindrome di Down. C’è addirittura chi mi ha suggerito di coccolarlo di più proprio a causa della sua sindrome, ma tutti i bambini hanno bisogno di coccole. Poi, finalmente, l’incontro con il medico giusto per noi, specializzato sui problemi di apprendimento, mi ha detto: “Prenda carta e penna” e mi ha elencato una serie di esercizi per stimolare le abilità di Flavio. Il suo aiuto, insieme alla psicomotricità, è stato determinante per capire come affrontare le difficoltà, con il giusto atteggiamento, senza arrendersi e cercando di sperimentare soluzioni alternative. Qualche esempio? Vivevamo in una casa sviluppata su due piani, Flavio aveva timore delle scale, ha affrontato questo problema gattonando. I bambini con la sindrome di Down non possono imparare le tabelline? (così ci avevano sentenziato) e noi le abbiamo imparate tutte (a parte quella del 9) con l’aiuto delle filastrocche. Ricordo interi viaggi in macchina a suon di tabelline e filastrocche e con il senno del poi posso assolutamente dire che tutto quel periodo è stato un viaggio straordinario, un’avventura stupenda che mi ha insegnato tanto».

«Dopo le scuole elementari trascorse serenamente – continua Lorenza -, a livello relazionale Flavio ha vissuto periodi complicati, specie alle scuole medie superiori, subendo un lungo periodo di esclusione e isolamento che ha procurato sofferenza, soprattutto a me madre. Flavio, infatti, aveva assunto un atteggiamento passivo di accettazione, non sembrava dare troppa importanza ai comportamenti negativi degli altri, minimizzava tutto ciò che io, invece, tendevo a sottolineare con il sangue amaro. La sua passività, però, era solo apparente in realtà, forse una “schermata” dietro la quale rifugiarsi e proteggersi, me ne sono resa conto una volta che, terminato il percorso di studi, siamo passati di fronte alla sua scuola e lui mi ha detto indicando il bar lì vicino: “Vedi? Quello è il bar dove si riunivano i miei compagni prima di entrare a scuola” ed io: “e perché tu non eri con loro?” e Flavio “ No, io no…”».
Flavio oggi è diplomato presso l’Istituto Professionale Statale Beccari di Torino, è stato un percorso impegnativo, ma ha avuto al suo fianco un’insegnante di sostegno preparata che lo ha aiutato tantissimo a raggiungere questo traguardo.

A proposito di traguardi raggiunti e da raggiungere ancora, Flavio, come detto inizialmente, è un atleta Special Olympics, che pratica lo sci alpino e il nuoto in acque libere: «A pensare che io invece non so nuotare…», sorride la mamma.
Dopo avere iniziato a sciare con un gruppo senza disabilità, ad un certo momento Flavio non riusciva più a tenere il passo degli altri; non era chiaramente in grado di competere alla pari e a livello agonistico. Così ha continuato a sciare saltuariamente in compagnia del fratello, fino a quando, dopo diversi tentativi con altre squadre, non ha incontrato Special Olympics e il Team Eunike. Ora il mercoledì pomeriggio, dopo il lavoro prende il treno per la Liguria e raggiunge Savona, dove vive la mamma e dove si allena.
«Lo sport mi ha aiutato a credere in me stesso e a dimostrare agli altri che posso farcela – ha detto egli stesso in occasione dei recenti Giochi Nazionali Invernali Special Olympics -, mi ha aiutato a conoscere tante persone diverse, anche al di fuori del mio team, specie in occasione delle trasferte. Le amicizie sono la cosa più bella che potessi mai avere!».
«Le persone con disabilità intellettive – ha aggiunto – hanno bisogno di sostegno, non di giudizio e moralità, hanno bisogno di un insegnante preparato che sia in grado di affiancarli passo dopo passo. Le persone con disabilità non devono avere paura né di se stessi né degli altri».

«Tutte le persone al mondo hanno delle potenzialità nascoste – dice Lorenza, pensando a cosa direbbe a una madre che ha appena messo al mondo un figlio con disabilità intellettive –: le direi che i nostri figli meritano fiducia, l’essere umano merita fiducia e di non incorrere mai nell’errore di diventare lei stessa, con i suoi timori e paure, il vero handicap per suo figlio».
Attualmente la mamma vive lontana dal figlio per una strana coincidenza: Flavio,, cioè, ha ricevuto la proposta di lavoro a tempo indeterminato proprio quando lei aveva comprato casa in Liguria sul mare per godersi la pensione insieme a lui. Nel prossimo futuro, però, c’è il progetto di ricongiungersi e di vivere non sotto lo stesso tetto, ma sicuramente vicini. L’avventura stupenda continua…

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