Monitorare le strutture dove vivono persone con disabilità

«E’ urgente e necessario – dicono dalla Federazione FISH – un monitoraggio efficace e sistematico delle strutture sanitarie e sociali dove vivono persone con disabilità. Oggi la competenza di tale monitoraggio è stata trasferita al Garante nazionale per i Diritti delle Persone con Disabilità e per questo chiederemo un immediato incontro al neo nominato Garante, al fine di affrontare la tematica. Occorre infatti cambiare completamente approccio rispetto a tante delle strutture oggi esistenti, passando dalla sanitarizzazione alla socializzazione»

Persona con disabilità istituzionalizzata in una strutturaLo aveva scritto con estrema chiarezza sulle nostre pagine, poco prima di Natale, Giampiero Griffo: «Risulta del tutto chiaro che il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, presieduto da Riccardo Turrini Vita, dovrà riprendere il monitoraggio dei luoghi sanitari e sociali che ospitano persone con disabilità, anziani e minori, inserendoli nella propria Relazione annuale al Parlamento». In tal senso, Griffo aveva anche ricordato «il contributo importante fornito da Mauro Palma, precedente presidente dell’Ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale», che aveva appunto «allargato il campo del rispetto dei diritti umani, non solo alle carceri, tradizionale campo di azione, ma anche a istituti a carattere sociale e sanitario, come quello dell’accoglienza delle persone con disabilità e degli anziani, oltre a quello dei migranti ospitati in luoghi in attesa di accettazione delle loro richieste di asilo».

Ebbene, l’invito e l’appello di Griffo sono ora stati rilanciati dalla FISH (già Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, oggi Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), che nell’esprimere in una nota «preoccupazione per le condizioni in cui versano molte strutture sanitarie e sociali che accolgono persone con disabilità in Italia», si rifà a propria volta al recente Commento Generale n.1 del Sottocomitato ONU sulla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (CAT), e in particolare sull’articolo 4 del Protocollo Opzionale (Posti di privazione della libertà), ratificato dall’Italia il 3 aprile 2013, che fornisce indicazioni cruciali sugli ambienti di privazione della libertà, sottolineando come il collocamento in istituti che non garantiscono soluzioni di sostegno adeguate costituisca «una privazione della libertà, spesso accompagnata da trattamenti crudeli e degradanti».

«I numeri parlano chiaro – si legge nella nota diffusa dalla FISH -: oltre 284.000 persone con disabilità in Italia sono istituzionalizzate e spesso in luoghi che non riproducono l’ambiente familiare, risultando, nel 98,3% dei casi, potenzialmente segreganti. Frequenti episodi di violenza e maltrattamenti dimostrano pertanto quanto sia urgente e necessario un monitoraggio efficace e sistematico di queste strutture. Oggi la competenza di tale monitoraggio è stata trasferita al Garante nazionale per i Diritti delle Persone con Disabilità. Pertanto chiederemo un immediato incontro al neo nominato Garante [Maurizio Borgo, N.d.R.] al fine di affrontare la tematica, poiché occorre cambiare completamente approccio rispetto a tante delle strutture oggi esistenti, passando dalla sanitarizzazione alla socializzazione. Chiederemo pertanto al Garante l’avvio di un dialogo per trasformare le strutture segreganti in soluzioni abitative basate sulla coabitazione e sul progetto di vita, con un piano di transizione chiaro e scadenze definite. La pandemia da Covid ha del resto reso ancora più evidenti le criticità del sistema istituzionale, se è vero che i dati relativi ai primi tre mesi dell’emergenza sanitaria parlano di un drammatico tasso di mortalità nelle strutture di lunga degenza, dati che sarebbero stati ancora più gravi senza l’apporto del Terzo Settore. E tuttavia, ancora oggi mancano informazioni precise sull’impatto della pandemia nelle strutture per persone con disabilità, una lacuna che deve essere colmata».

«Il rispetto dei diritti umani delle persone con disabilità – dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH – è un principio irrinunciabile, che richiede scelte istituzionali capaci di valorizzare la dignità e l’unicità di ogni individuo. Chiediamo quindi un impegno concreto per investire in soluzioni alternative, come il sostegno alla vita indipendente, e nel rafforzamento del monitoraggio dei luoghi di accoglienza. Il nostro Paese deve dimostrare che i princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità non sono solo parole, ma una guida per garantire una società realmente inclusiva». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishonlus.it.
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