Una serie di riflessioni di Salvatore Nocera, su come colmare l’attuale deficit formativo dei docenti di sostegno, ferma restando la loro specializzazione polivalente sulle varie forme di disabilità, a partire da quanto scritto su queste stesse pagine da Gianluca Rapisarda, sull’opportunità del riconoscimento legale della figura del tiflologo per una maggiore formazione degli studenti ciechi
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Ho letto con molto interesse in Superando il denso articolo di Gianluca Rapisarda sull’opportunità del riconoscimento legale della figura del tiflologo (Un’“authority” della Tiflologia per superare il docente di sostegno) per una maggiore formazione degli studenti ciechi, a causa dell’attuale carenza formativa degli insegnanti di sostegno. Quanto egli dice sull’insufficiente preparazione universitaria dei docenti di sostegno, con riguardo alle persone con minorazione della vista è pienamente condivisibile. Nutro però qualche perplessità sull’opportunità di aggiungere alle due figure professionali già previste dalla normativa, cioè l’insegnante di sostegno e l’assistente per l’autonomia e la comunicazione, anche una terza figura, quale il tiflologo, che pure ritengo tuttavia necessaria per una migliore formazione degli insegnanti di sostegno.
Attualmente, infatti, gli insegnanti di sostegno hanno una specializzazione polivalente, cioè legalmente utilizzabile per l’istruzione degli studenti con diverse situazioni di minorazione, quali più specificamente minorazioni della vista, dell’udito, disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo. Nella realtà, però, questa specializzazione non è assolutamente idonea a garantire le finalità per cui è stata creata, se è vero che quando esistevano le tre specializzazioni monovalenti (per minorazioni della vista, dell’udito e minorazioni psicofisiche), ciascuna di esse aveva durata biennale, e quindi forniva un’ottima formazione per svolgere con seria professionalità il proprio compito. Quando poi nel 1986 si decise di raggruppare le tre specializzazioni in una unica polivalente, al fine di facilitare la mobilità territoriale e la presenza su tutto il territorio nazionale, inizialmente essa rimase biennale, ed era ugualmente sufficiente perché erano stati eliminati tutti gli apprendimenti teorici e pratici concernenti gli aspetti sociali e sanitari. Ciò perché le specializzazioni monovalenti erano state previste in precedenza per le scuole e gli istituti speciali, notoriamente monovalenti, nei quali, quasi sempre, gli studenti con disabilità trascorrevano quasi tutto l’anno; quegli istituti, dunque, si occupavano sia dell’istruzione che della riabilitazione e della socializzazione. Era pertanto necessario formare docenti che sapessero affrontare la crescita di queste persone con una preparazione che superava quella esclusivamente didattica.
Ebbene, una volta attuata l’“integrazione scolastica” a partire dal 1986, gli studenti con disabilità hanno frequentato le scuole comuni, mentre per gli aspetti riabilitativi hanno proceduto i professionisti delle Unità Sanitarie Locali, poi divenute Aziende Sanitarie Locali, e per la socializzazione i professionisti dei Servizi Sociali dei Comuni o degli Ambiti Territoriali. Di qui lo snellimento dei programmi di formazione dei corsi di specializzazione polivalente biennali, che si sarebbero dovuti concentrare di più esclusivamente sulla pedagogia, la psicologia e la didattica.
Purtroppo, negli anni successivi i corsi polivalenti biennali sono divenuti annuali, con una paurosa riduzione dei programmi, e quindi con una forte riduzione della specificità nella formazione a colmare i bisogni educativi derivanti dalle diverse tipologie di minorazione. Fa bene perciò il professor Rapisarda a denunciare la scarsa preparazione attuale dei docenti di sostegno, con riguardo alle persone con minorazione della vista. E un problema analogo si pone sia per gli alunni con minorazione dell’udito o con problemi intellettivi o disturbi del neurosviluppo, sia per gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione (di cui non mi occupo in questa sede), per i quali è in corso il tentativo legislativo di formulazione del profilo professionale nazionale, e quindi di una loro formazione adeguata a rispondere ai bisogni educativi e di comunicazione di tutti gli studenti con disabilità.
Come colmare dunque l’attuale deficit formativo dei docenti di sostegno, ferma restando la specializzazione polivalente? La FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) ha proposto l’istituzione di una apposita classe di concorso per il sostegno, che prevede una specializzazione biennale post laurea. Infatti, ad essa si accederebbe per la scuola primaria con il diploma della Laurea Triennale in Scienze della Formazione, cui seguirebbe una specializzazione biennale espressamente prevista dall’articolo 12 del Decreto legislativo 66/17; per le scuole secondarie, invece, sarebbe prevista la laurea in ciascuna delle discipline che fossero oggetto di insegnamento, seguita dal biennio di specializzazione. Ovviamente, per l’insegnamento occorrerebbe l’abilitazione, finalmente divenuta annuale post laurea con la Legge 79/22, i cui contenuti sono previsti dal DPCM del 4 agosto 2023. Mentre l’abilitazione all’insegnamento per le diverse discipline è orientata all’esercizio all’insegnamento delle stesse, l’abilitazione per la cattedra di sostegno sarebbe orientata esclusivamente a tale professione e ad essa seguirebbe l’attuale anno di specializzazione polivalente, che fondendosi con l’anno abilitante, ripristinerebbe il biennio necessario a garantire una buona specializzazione per tutti i bisogni educativi degli studenti con disabilità. Una cattedra di sostegno, inoltre, risolverebbe anche un problema che si è creato nelle graduatorie per la mobilità dei docenti a tempo indeterminato e per le supplenze dei docenti a tempo determinato. Quando infatti esistevano le specializzazioni monovalenti, erano state istituite tre graduatorie per ciascuna di esse, ai fini della mobilità e delle supplenze. Una volta avviata la specializzazione polivalente, si decise nel 1986 di mantenere tre elenchi ai quali rispettivamente attingere per altrettante graduatorie, dal momento che fin dall’inizio e per molti anni il numero dei docenti con specializzazione polivalente sarebbe stato inferiore a quello dei docenti con specializzazione monovalente, e comunque i diritti di questi ultimi avrebbero dovuto essere tutelati sino all’ultima specializzazione monovalente rilasciata. I docenti con specializzazione polivalente sarebbero quindi stati inclusi nei tre elenchi con lo stesso punteggio, e ovviamente graduati in ciascuno in modo diverso, a seconda del punteggio delle specializzazioni monovalenti ivi presenti. Stranamente, però, il Ministero ha stabilito che quando un docente di sostegno diviene di ruolo su posto di sostegno, egli acquista la titolarità solo sulla specifica tipologia di minorazione sulla cui cattedra è nominato. Accade così, spesso, che un docente con specializzazione polivalente, se l’alunno al quale è assegnato esce dall’istituto per avere completato il corso, perda la sede di titolarità, pur essendo presente nella stessa scuola un altro studente con diverso tipo di minorazione. Ed è così pure per i supplenti: un docente che venga nominato per un alunno con una tipologia di minorazione continua ad essere nominato esclusivamente per quella tipologia. In entrambi i casi, pertanto, si ha una palese violazione del principio legale di polivalenza della specializzazione.
L’istituzione dell’apposita classe di concorso eviterebbe queste assurde anomalie, in quanto sia per la mobilità che per le supplenze si potrebbe avere una sola graduatoria in cui gli ultimi docenti con specializzazione monovalente si inserirebbero con il proprio punteggio e quando scorrendo la graduatoria si pervenisse alla nomina di un docente con quell’unica tipologia di specializzazione, egli verrebbe nominato, evitando così le distorsioni che l’attuale sistema organizzativo produce.
Quanto infine alla figura del tiflologo, a mio avviso lo stesso potrebbe diventare titolare di un’apposita cattedra universitaria che garantisse la presenza di un docente altamente qualificato in Tiflologia in tutti i corsi di specializzazione polivalente. Tale figura acquisterebbe maggiore importanza, se si istituisse la “scuola di specializzazione post lauream” per il sostegno, pure prevista nella Proposta di Legge avanzata dalla FISH. Ovviamente, le cattedre universitarie di Tiflologia dovrebbero avvalersi della consulenza insostituibile dell’Istituto Augusto Romagnoli di Roma, la cui esperienza arricchisce certamente la formazione dei futuri docenti di sostegno.
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