Per tanti studenti ciechi del Togo qualcosa sta per cambiare

di Flavio Fogarolo
È lo stesso Flavio Fogarolo, presidente dell’Associazione Gruppo San Francesco d’Assisi – Per i ciechi del Togo, a raccontare il successo di un’iniziativa di solidarietà, spontanea e autogestita, nata per dare agli studenti ciechi del Togo, Paese dell’Africa Occidentale, la possibilità di usare anche loro per lo studio gli strumenti informatici che in Italia, ma non solo, i coetanei nella loro situazione usano abitualmente da decenni
Studenti e studentesse universitari ciechi del Togo insieme a Flavio Fogarolo
Studenti e studentesse universitari ciechi del Togo insieme a Flavio Fogarolo

Penso sia opportuno far conoscere il successo di un’iniziativa di solidarietà, spontanea e autogestita, nata per dare agli studenti ciechi del Togo, Paese dell’Africa Occidentale, la possibilità di usare anche loro per lo studio gli strumenti informatici che in Italia, ma non solo, i coetanei nella loro situazione usano abitualmente da decenni.

Chi scrive è presidente di una piccola Associazione che da 35 anni sostiene l’istruzione dei ciechi in quel Paese africano, il Gruppo San Francesco d’Assisi – Per i ciechi del Togo di Barbarano Mossano (Vicenza). Il mese scorso sono stato in Togo per la sedicesima volta; la prima è stata nel 2003 e posso dire che in questi anni tante cose sono cambiate. Allora era già tanto portare i bambini ciechi a scuola, adesso ci vanno tutti e moltissimi di loro frequentano con successo anche le superiori.
Allora c’erano una decina di studenti universitari non vedenti, tutti maschi, adesso ce ne sono circa 150 nelle due università del Togo e quasi la metà sono ragazze. Molti provengono da famiglie poverissime, che mai avrebbero mandato i figli all’università, e vanno quindi sostenuti anche economicamente, non solo fornendo i libri in Braille e altri materiali per non vedenti, ed è questo da anni uno dei principali impegni della nostra Associazione.
Purtroppo, però, essi studiano come facevano i ciechi da noi qualche decennio fa: qualche enorme libro in Braille (impensabile averli tutti), un registratore e tanti appunti presi con punteruolo e tavoletta durante le lezioni. Sono velocissimi a scrivere in questo modo, anche perché hanno tutti imparato una specie di Braille stenografico, ma rispetto ai sistemi che usano oggi da noi i ragazzi ciechi c’è un abisso.
Finora eravamo riusciti solo a mandare dei registratori e lettori MP3 per gli audiolibri; sembrava impossibile dare dei computer a tutti, perché sono tanti e servirebbero decine di apparecchi. C’è poi il grosso problema della formazione perché praticamente nessuno dei ciechi adulti di quel Paese usa gli strumenti informatici e nessuno sembra quindi in grado di aiutare i giovani in questo ambito.
Ma proprio rispetto alla formazione ho fatto durante il mio recente viaggio in Togo una scoperta per me sorprendente: ho incontrato circa trenta studenti ciechi e tutti, sottolineo tutti, avevano uno smartphone e lo sapevano usare. Qui c’è un grande mercato del riciclo e con poche decine di euro si possono acquistare dei telefoni usati ben funzionanti. Ho chiesto come avessero imparato a farlo, se qualcuno li avesse aiutati, se avessero seguito dei corsi… Nulla di tutto questo: hanno fatto tutto da soli, cercando autonomamente le informazioni e scambiandosele tra di loro.
Poi ho chiesto quanti sapessero usare il computer: qualcuno nella capitale Lomé aveva seguito dei corsi anni fa ma non l’avevano mai potuto usare realmente. La maggioranza di loro, neppure quello.
Imparare a usare un computer senza vedere non è facile, ma neppure usare uno smartphone, che non ha nemmeno una tastiera percepibile al tatto, è uno scherzo. Eppure ce l’hanno fatta tutti, al 100%! Ma perché hanno imparato a usare lo smartphone e non il computer? La risposta appare ovvia: perché lo smartphone ce l’hanno, il computer no. E senza lo strumento è impossibile imparare ad usarlo. Quei ragazzi sono talmente determinati e motivati che, se diamo loro un computer, di sicuro in qualche modo impareranno.

È partito così questo progetto, diffuso attraverso la rete (in particolare il gruppo Facebook Normativa Inclusione, quello via mail Suggerimenti per una didattica della vicinanza e la rete dei CTS-Centri Territoriali di Supporto), ha avuto un riscontro eccezionale, con oltre 6.000 euro di donazioni raccolti in poche settimane.
Abbiamo così cominciato ad acquistare e sistemare i primi computer da spedire, con sintesi vocale in francese già installata [la lingua ufficiale del Togo è il francese, N.d.R.] e altri programmi che possono essere utili, come ApprentiClavier, una guida francese per imparare da soli a usare la tastiera del computer senza vedere. Poiché circa un terzo di questi studenti sono ipovedenti e hanno bisogno della voce, ma possono trarre vantaggio anche dall’accesso visivo allo schermo, purché opportunamente adattato, un numero adeguato di computer è stato predisposto con schermo contrastato, icone grandi, testo ingrandito e puntatore del mouse ben visibile.
L’8 marzo, dunque, partirà il container da Vicenza per il Togo e caricheremo come minimo ventidue computer. Ne dovrebbero arrivare altri, forse una quindicina, da una ditta che regala apparecchi dismessi dai dipendenti, ma ben funzionanti e revisionati. Abbiamo trovato in offerta anche delle borse da computer a soli 10 euro l’una e ne spediremo una ventina. Se tutto funzionerà, per questi studenti ciechi il computer diventerà, come per i coetanei europei, un compagno di vita inseparabile e servirà a loro anche una borsa idonea.

In francese le persone con disabilità vengono ancora chiamate personnes handicapées e agli studenti del Togo ho ricordato più volte che handicap significa svantaggio e che oggi, nell’anno 2025, un non vedente che non ha la possibilità di usare il computer è doppiamente svantaggiato, doublement handicapé. Escludere, come avviene oggi, quasi tutti i giovani studenti africani da questa possibilità non dovrebbe essere più accettabile. Ora, almeno in Togo, qualcosa cambierà.
Un grande grazie ai tanti che ci stanno aiutando a realizzare tutto questo.

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