Diritto e sport per le persone con disabilità

Come le più recenti normative nei rispettivi settori stanno trasformando l’approccio italiano allo sport e alla disabilità, favorendo una maggiore partecipazione e opportunità per le persone con disabilità: è l’assunto di base della pubblicazione “Diritto e sport per le persone con disabilità”, elaborata per il CNEL da Vincenzo Falabella, consigliere dello stesso CNEL in cui coordina l’Osservatorio Inclusione e Accessibilità, e da Maria Paola Monaco, docente universitaria di Diritto del Lavoro
Immagini di varie discipline sportive praticate da persone con disabilità
Immagini di varie discipline sportive praticate da persone con disabilità

Un’analisi del quadro normativo italiano in materia di sport e disabilità, con particolare attenzione alle riforme introdotte dal Decreto Legislativo 36/21 (Attuazione dell’articolo 5 della legge 8 agosto 2019, n. 86, recante riordino e riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché di lavoro sportivo) e dal Decreto Legislativo 62/24 (Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato), attuativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità: è questa la proposta della pubblicazione Diritto e sport per le persone con disabilità, uscita dal CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), nell’àmbito della serie “Casi e materiali di discussione. Mercato del lavoro e contrattazione collettiva” (n. 30/2025) e disponibile a questo link.
Ad elaborare il documento sono stati Vincenzo Falabella, consigliere del CNEL al cui interno coordina l’Osservatorio Inclusione e Accessibilità, nonché presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e Maria Paola Monaco, docente associata di Diritto del Lavoro all’Università di Firenze.
Un documento, ha sottolineato Falabella, che evidenzia come le nuove normative «stiano trasformando l’approccio italiano allo sport e alla disabilità, favorendo una maggiore partecipazione e opportunità per le persone con disabilità».

La pubblicazione si apre con un inquadramento culturale e giuridico del concetto di sport come diritto universale e leva fondamentale per l’inclusione sociale, sottolineando in tal senso il superamento dell’approccio meramente riabilitativo a favore di una visione basata sulla piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita collettiva.
Successivamente viene approfondito il sistema di classificazione degli sport paralimpici, sempre più orientato a criteri funzionali anziché meramente clinici, quale strumento per garantire pari opportunità nelle competizioni.
Un ampio spazio, quindi, viene riservato all’interpretazione giurisprudenziale delle regole sportive, con particolare riguardo ai casi di discriminazione diretta e indiretta, tra cui spiccano due recenti, significative pronunce della Corte Europea dei Diritti Umani (Sentenza 29907/16 del 25 gennaio 2022 di condanna della Serbia per discriminazione nei confronti di due scacchisti ciechi) e della Corte d’Appello di Torino (Sentenza 507/24 del 7 maggio 2024 nei confronti della Federazione Ciclistica Italiana), che hanno contribuito a rafforzare il principio di uguaglianza nello sport.

Un ulteriore spazio di riflessione riguarda il lavoro sportivo per gli atleti con disabilità, alla luce delle disposizioni contenute ne citato Decreto Legislativo 36/21, la cosiddetta “Riforma dello sport”: si analizzano infatti gli obblighi di parità di trattamento, il riconoscimento delle carriere negli sport militari e civili, e le implicazioni, ancora parzialmente inattuate, relative agli accomodamenti ragionevoli e all’accesso alle infrastrutture. Centrale è qui il tema delle protesi sportive, intese non più soltanto come ausili sanitari, ma come strumenti di lavoro, la cui erogazione pubblica apre a una nuova interpretazione del principio di uguaglianza sostanziale.

Nella parte conclusiva, infine, la pubblicazione propone una lettura integrata dei Decrti 36/21 e 62/24, evidenziandone le potenzialità quali leve per la realizzazione dei progetti di vita individuale, la promozione dell’autonomia e il consolidamento dello sport come elemento strutturale nei percorsi di inclusione sociale e lavorativa delle persone con disabilità, sport che in tale contesto si configura sempre più come terreno di sperimentazione giuridica e sociale, in grado di orientare le politiche pubbliche verso un’effettiva attuazione del principio di pari dignità. (S.B.)

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