Entro questo mese di aprile l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa dovrà esprimere il proprio parere sul Protocollo Aggiuntivo alla cosiddetta “Convenzione di Oviedo” (Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina del Consiglio d’Europa), testo molto avversato dalle principali organizzazioni di persone con disabilità europee perché, se approvato, autorizzerebbe il trattamento forzato e la coercizione nell’assistenza sanitaria alle persone con disabilità psicosociale

Entro questo mese di aprile l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa dovrà esprimere il proprio parere sul Protocollo Aggiuntivo alla cosiddetta “Convenzione di Oviedo“, vale a dire la Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina del Consiglio d’Europa del 1997.
Si tratta, come più volte scritto in questi anni sulle nostre pagine, di un Protocollo molto avversato dalle principali organizzazioni di persone con disabilità europee, perché, se approvato, si porrebbe in contrasto con molte disposizioni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, e di fatto autorizzerebbe il trattamento forzato e la coercizione nell’assistenza sanitaria alle persone con disabilità psicosociale. In questo scenario, il Forum Europeo sulla Disabilità (l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, ha espresso nello scorso mese di febbraio la propria preoccupazione per la ripresa dei lavori sul Protocollo dopo un periodo di sospensione (se ne legga a questo link).
Nel 2022, ricordiamo, le pressioni delle organizzazioni di persone con disabilità europee erano riuscite a ottenere che il Consiglio d’Europa sospendesse l’adozione del Protocollo Aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo fino alla fine del 2024. Ora però, scaduto il termine di sospensione, il Consiglio d’Europa, contro il parere dell’EDF, come detto, ha deciso di riprendere i lavori sulla bozza del Protocollo Aggiuntivo e ha trasmesso la bozza stessa all’organismo consultivo del Consiglio d’Europa, l’Assemblea Parlamentare, per un parere che, appunto, dovrà essere espresso entro il mese corrente. Per sensibilizzare sul tema lo stesso EDF, insieme all’MHE (Mental Health Europe), aveva lanciato a suo tempo la campagna informativa denominata #Withdraw Oviedo (“Ritirare Oviedo”) che aveva riscosso numerose adesioni e che ora, con la ripresa dei lavori sul Protocollo, viene rilanciata.
L’approvazione del Protocollo segnerebbe, anche sotto il profilo culturale, un precedente gravissimo e in controtendenza rispetto all’orientamento delineato dalla citata Convenzione ONU che va nel senso di un ampliamento del riconoscimento dei diritti umani di tutte le persone con disabilità, a prescindere dal tipo di disabilità e dalla severità della condizione. Segnaliamo dunque con grande favore il servizio pubblicato il 27 marzo dall’«Espresso», intitolato Salute mentale: si rischia un’involuzione, della giornalista Jessica Mariana Masucci (disponibile a questo link). In esso si raccolgono le dichiarazioni sul tema di John Patrick Clarke, vicepresidente dell’EDF, di Kristijan Grđan, consulente senior per i diritti umani di Mental Health Europe e di Giampiero Griffo, membro del Consiglio dell’EDF e di DPI (Disabled Peoples’ International), nonché figura coinvolta nella stesura della stessa Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
È proprio quest’ultimo ad osservare come sia complesso valutare quale potrebbe essere l’impatto che l’approvazione del Protocollo Addizionale potrebbe avere sull’Italia, un Paese in cui i manicomi civili sono stati chiusi con la cosiddetta “Legge Basaglia” (Legge 180/78, Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori). «Noi finora abbiamo solo firmato, ma non ratificato la Convenzione di Oviedo – osserva in merito Griffo -: di conseguenza, non siamo vincolati nemmeno ai documenti aggiuntivi di essa. Resterebbe comunque teoricamente possibile per noi ratificare insieme Convenzione di Oviedo e Protocollo sulla salute mentale, se approvato. In ogni caso, anche senza implicazioni giuridiche, l’affermazione del Protocollo al Consiglio d’Europa sarebbe comunque un lasciapassare culturale a favore dell’internamento di chi ha disabilità e problemi di salute mentale. E questo dato si inserirebbe nel complesso di un Paese, il nostro, in cui i servizi pubblici per la salute mentale sono fiaccati da anni di scarso finanziamento e mancanza di personale».
In conclusione esprimiamo ancora una volta il nostro apprezzamento per il servizio giornalistico di Masucci e auspichiamo che anche altri media generalisti seguano il virtuoso esempio dell’«Espresso». (Simona Lancioni)
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti dovuti al diverso contenitore, per gentile concessione.
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