Dopo avere servito lo Stato per quasi 19 anni, un cinquantasettenne con disabilità, a causa di una serie di assurdi cavilli burocratici, si ritrova nella sconcertante situazione di non poter essere ricollocato al lavoro e, al contempo, di vedersi negata la pensione di inabilità. Ne raccontiamo la storia
Giacomo Catarci è un uomo con disabilità di 57 anni che risiede ad Anguillara Sabazia (Roma), il quale, dopo avere servito lo Stato per quasi 19 anni, a causa di assurdi cavilli burocratici, si sta ritrovando nella drammatica situazione di non poter essere ricollocato al lavoro e, al contempo, di vedersi negata la pensione di inabilità. Ben volentieri diamo ospitalità alla sua storia.
Catarci racconta dunque di essere interessato da una forma di distrofia muscolare (disferlinopatia o LGMD2B – R2) che, essendo genetica, è presente sin dalla nascita, ma si è manifestata intorno ai vent’anni. Il progredire della patologia ha fatto sì che nel 2009 l’ASL lo abbia riconosciuto totalmente inabile. Sotto il profilo lavorativo ha prestato servizio per 17 anni (dal 2000 al 2017) presso l’Associazione Allevatori, ente parastatale che, sotto il profilo pensionistico, era coperto dalla Cassa per le Pensioni dei Dipendenti degli Enti Locali (CPDEL). Il 10 luglio 2017 ha perso il lavoro per un licenziamento collettivo e ha percepito il sussidio di disoccupazione (NASPI) sino all’ottobre 2019, arrivando così ad un totale di quasi 19 anni di servizio.
Va precisato che un tempo la CPDEL era una Cassa Autonoma, ma poi, insieme ad altre gestioni previdenziali per il pubblico impiego, è stata integrata nell’INPDAP (Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica), anch’esso soppresso nel 2011, con conseguente trasferimento delle funzioni all’INPS.
Tornando alla nostra storia, Catarci spiega che nel 2018, mentre percepiva il sussidio di disoccupazione, ha presentato all’INPS la domanda per percepire la pensione di inabilità assoluta, prevista per i dipendenti pubblici con almeno 5 anni di contributi (ai sensi dell’articolo 2, comma 12, della Legge 335/95). Tuttavia l’INPS ha respinto la richiesta, adducendo quale motivazione la mancanza del requisito del «licenziamento per infermità», essendo egli stato licenziato nell’àmbito di un licenziamento collettivo per giustificato motivo.
A quel punto Catarci ha fatto causa all’INPS, ma anche la Corte dei Conti (con un pronunciamento del 23 novembre 2021) ha respinto il ricorso, rilevando che, pur avendo la persona i requisiti sanitari e contributivi previsti dalla normativa per accedere alla provvidenza economica, mancava il requisito del «licenziamento per infermità».
Il trattamento appare del tutto iniquo perché, come osserva Catarci, dopo avere versato circa 19 anni di contributi, l’unica ragione del rifiuto è il motivo del licenziamento, mentre «se fossi stato solo gestione INPS non avrei avuto nessun problema perché la normativa non prevede nessun licenziamento».
Ma il paradosso non finisce qui, perché essendo stato equiparato ad un dipendente pubblico con Cassa CPDEL, Catarci non avrebbe dovuto essere licenziato come un lavoratore privato e percepire il sussidio di disoccupazione, egli avrebbe infatti dovuto essere ricollocato al lavoro. Dunque, sotto il profilo del licenziamento è stato considerato come un lavoratore privato, mentre sotto il profilo dell’accesso alla provvidenza vengono richiesti requisiti non previsti dall’INPS (che richiede solo 5 anni di contributi). «Lo trovo veramente discriminante. Perché i miei contributi non sono uguali a quelli dei privati?»
Insoddisfatto della risposta della Corte dei Conti, il 21 novembre 2022, tramite il proprio legale, Catarci ha presentato un ricorso in appello in cui sono state menzionate alcune Sentenze che non hanno ritenuto indispensabile il licenziamento per infermità quale requisito previsto dalla Legge 335/1995 per accedere alla pensione. Ma anche in questo caso, con una Sentenza del 7 giugno di quest’anno, il ricorso è stato respinto.
«Pertanto, ad oggi, mi trovo senza pensione di inabilità dopo avere servito lo Stato per quasi 19 anni, lo trovo veramente assurdo», conclude amaramente Catarci. (Simona Lancioni)
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con alcune modifiche dovute al diverso contenitore, per gentile concessione.
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