Prendersi cura del diritto di voto delle persone con autismo

di Tetiana Bilokonska*
«Per molte persone nello spettro autistico – scrive Tetiana Bilokonska – il diritto di voto è ancora un percorso pieno di ostacoli invisibili, il principale dei quali, spesso, è proprio capire, trovandosi di fronte a programmi elettorali scritti in linguaggio complesso, promesse vaghe, regole spiegate con termini tecnici. Ma le parole semplici e i messaggi chiari non sarebbero utili solo alle persone con autismo: aiuterebbero infatti ogni cittadino e cittadina a scegliere meglio»

Mano che deposita una scheda nell'urna elettoraleIn Italia, il diritto di voto è un pilastro della democrazia. Tutti i cittadini e le cittadine maggiorenni possono votare. Ma avere il diritto sulla carta non significa sempre poterlo esercitare davvero. Per molte persone nello spettro autistico, infatti, il voto è ancora un percorso pieno di ostacoli invisibili.
Non si tratta solo di raggiungere fisicamente il seggio elettorale. Il vero ostacolo, spesso, è capire: programmi elettorali scritti in linguaggio complesso, promesse vaghe, regole spiegate con termini tecnici. Per chi ha difficoltà di comprensione, tutto questo può diventare un muro.

Perché parlarne
Ogni voto conta. E quando una parte della popolazione resta esclusa, la democrazia perde forza.
Le persone con autismo, proprio per la loro sensibilità alla chiarezza e alla verità, possono portare una ventata di onestà nel dibattito politico. Non si lasciano ingannare da frasi fatte: vogliono risposte concrete. Questo è un bene non solo per loro, ma per tutti i cittadini e le cittadine.

Lezioni dall’Europa
In Svezia, già dal 1989 si è scelto di eliminare il concetto di “incapacità legale” come motivo per negare il voto, e così anche le persone con disabilità dello sviluppo hanno potuto partecipare alle elezioni. Tuttavia, uno studio del 2013 ha mostrato che molti non esercitavano questo diritto a causa della difficoltà di comprendere i testi dei materiali elettorali.
Per affrontare questo problema è nato nel Paese scandinavo il progetto Mitt Val (“La mia scelta”), che ha mostrato come con un linguaggio semplice, simboli chiari e risposte dirette, il voto diventi davvero accessibile. Durante i relativi incontri, però, molti politici hanno trovato difficile adattarsi: non potevano nascondersi dietro frasi vaghe o promesse generiche, perché gli elettori nello spettro autistico chiedevano risposte chiare e non si lasciavano ingannare.
In Slovenia, invece, ci sono voluti più di dieci anni di impegno sociale e politico per cambiare la legge: solo nel 2008, infatti, le persone con disabilità hanno ottenuto il diritto di voto.
Questi esempi ci ricordano che il cambiamento è possibile, ma richiede volontà collettiva e perseveranza.

La situazione in Italia
Da noi, la legge non vieta il voto alle persone con autismo, ma mancano spesso materiali e percorsi pensati per loro. Alcune Associazioni, come l’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) e l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo), hanno avviato iniziative locali di informazione “facile da leggere e da capire” (Easy to Read), ma non esiste ancora un programma nazionale.

Cosa fare concretamente
1.
Creare programmi elettorali in linguaggio semplice ed Easy to Read.
2. Offrire versioni audio e video delle informazioni, con esempi pratici.
3. Formare politici e volontari a parlare in modo chiaro e diretto.
4. Organizzare incontri informativi nei centri diurni, scuole e associazioni.
5. Progettare schede elettorali più intuitive, con simboli chiari e istruzioni semplici.
6. Realizzare piattaforme online accessibili, dove fare domande e ricevere risposte comprensibili.
7. Sostenere progetti di educazione civica inclusiva, già a partire dalle scuole superiori.

Attenzione alle sfide!
Serviranno risorse economiche e competenze specializzate: creare materiale comprensibile richiede infatti tempo e professionisti formati. Inoltre, il numero di persone con autismo non è enorme, ma la comunicazione dedicata può costare di più rispetto a quella per la maggioranza della popolazione. Per questo è fondamentale che la società – e non solo le famiglie interessate – chieda a gran voce questo cambiamento. Senza una domanda chiara dal basso, la politica difficilmente si muoverà.

Un investimento per tutti
Rendere il voto accessibile, per altro, non significa fare un favore a pochi. Significa costruire una democrazia in cui ogni voce può essere ascoltata. Le parole semplici e i messaggi chiari non sono utili solo per le persone con autismo: aiutano ogni cittadino e cittadina a scegliere meglio e questo, in fondo, è l’obiettivo di una società che vuole crescere insieme.

*Scrittrice ucraina, rifugiata in Italia dal 2022, autrice di articoli su autismo e neurodivergenza.

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