“La disabilità non è una vocazione”, ovvero riflessioni per una nuova teologia della disabilità

di Donata Scannavini*
Nell’àmbito della ricerca e del dibattito sul rapporto tra fede e disabilità e sul ruolo delle persone con disabilità all’interno della Chiesa, il libro “La disabilità non è una vocazione” di Simone Stifani e Luciano Manicardi offre chiavi di lettura alternative con cui approcciare in modo nuovo argomenti che la tradizione ha sempre usato per giustificare comportamenti escludenti e marginalizzanti le persone con disabilità all’interno della comunità ecclesiale

Copertina del libro "La disabilità non è una vocazione"La disabilità non è una vocazione (Edizioni Qiqajon, 2025) è un libro scritto a quattro mani da Simone Stifani, persona con disabilità, laureata in scienze religiose e da Luciano Manicardi, monaco di Bose e biblista.
Nell’àmbito della ricerca e del dibattito sul rapporto tra fede e disabilità e sul ruolo delle persone con disabilità all’interno della Chiesa, questo scritto, per altro non molto lungo e di facile lettura, fissa punti fondamentali e offre chiavi di lettura alternative con cui approcciare in modo nuovo argomenti che la tradizione ha sempre usato per giustificare comportamenti escludenti e marginalizzanti le persone con disabilità all’interno della comunità ecclesiale.

L’attenzione è posta su ciò che per troppo tempo si è dato per scontato – la persona con disabilità o è associata passivamente alla passione di Cristo e dunque già santa o deve espiare una presunta colpa propria o altrui e riceverà la ricompensa alla fine dei tempi – e che cozza con la sensibilità e la visione attuale della disabilità. C’è dunque bisogno di risposte nuove che mettano al centro la persona con disabilità e le riconoscano la dignità che è propria di ogni persona.
Stifani si chiede ad esempio se è la sofferenza di Cristo in croce che ci salva o se a salvarci è piuttosto il suo amore per noi che ha dimostrato salendo su quella croce. Potrebbe sembrare una questione di lana caprina – in fondo ci ha salvati sempre morendo in croce – però se mettiamo al centro l’amore, se diciamo che è l’amore che salva, dobbiamo riconoscerne la centralità e soprattutto la possibilità di ogni persona di dare e ricevere amore. Inoltre, questo vuol dire dare molta più importanza all’amore che al dolore e se è l’amore che salva, anche volendo associare la persona con disabilità a Cristo che salva, dobbiamo dire che essa è corredentrice non perché soffre, ma perché ama.

Questo è, a mio parere, uno snodo fondamentale, perché nel momento in cui si riconosce alla persona con disabilità la possibilità di dare amore, bisogna riconoscerle anche il diritto di essere soggetto attivo e propositivo all’interno della Chiesa e non solo oggetto di cura. Quindi anche la Pastorale della Disabilità deve cambiare ed è questo un altro tema molto importante di cui si parla nel libro. Non basta cioè affrontare questioni “teologiche” su cosa sia la disabilità, se derivi o meno dal peccato; non basta affermare – altro aspetto molto significativo sottolineato nel libro – che il nostro Dio è “disabile”, che ha preso su di sé la nostra disabilità e che il corpo di Cristo risorto ne porta i segni; bisogna poi calare tutto questo nella realtà delle nostre comunità ecclesiali, creare le condizioni per un’effettiva partecipazione delle persone con disabilità alla vita comunitaria, assumendosi, per quanto loro possibile, anche responsabilità e impegni.

Gli Autori ci invitano a riflettere su tutto questo anche alla luce di come Cristo stesso si sia relazionato a coloro che ha poi risanato. Manicardi, infatti, ci fa notare come per Gesù i malati non fossero mai dei “casi”, ma delle persone da incontrare, con le quali entrare in relazione e poi, certo, anche guarire. Dunque anche Gesù ha messo al centro la persona, non il “cieco”, l’“indemoniato” o il “paralitico” e si è lasciato provocare da loro e, in un certo senso, anche cambiare, come nel caso della donna cananea.

*Contributo già apparso nel blog “A Sua immagine? Figli di Dio con disabilità” e qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Simone Stifani, Luciano Manicardi, La disabilità non è una vocazione, prefazione di Veronica Donatello, Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, 2025, collana “Sympathetika”, 132 pagine, 10 euro.
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