Storie di ordinaria quotidianità, storie di naturale accoglienza

di Fernanda Fazio
«Spesso – scrive Fernanda Fazio -, ingolfati in ciò che “fa audience”, dimentichiamo che il tessuto su cui costruire il futuro possibile dovrebbe basarsi su storie di ordinaria realtà, di naturale accoglienza da parte di una società capace di adattarsi alle esigenze di tutti e tutte, come è accaduto ad esempio nei giorni scorsi, durante un’iniziativa promossa dall’Associazione romana Tutela Pipistrelli»
Associazione Tutela Pipistrelli, Roma, 27 settembre 2025
Un’immagine dell’iniziativa promossa dall’Associazione Tutela Pipistrelli

È accaduto qualche giorno fa, proprio ai margini di Roma, dove inizia uno dei parchi suburbani ancora non rosicchiati dalla speculazione edilizia, in un posto dove alcune serre e alcuni orti vengono gestiti da una Cooperativa, la Parsec Agri Cultura, che si occupa di ragazzi a rischio sociale e di ragazzi con disabilità.
In una serra trasformata in voliera si svolgeva, come tutti gli autunni da più di dieci anni a questa parte, l’evento finale del percorso riabilitativo dei piccoli mammiferi più temuti e bistrattati: la liberazione dei chirotteri. L’Associazione che se ne occupa, Tutela Pipistrelli, aveva diffuso con qualche volantino l’evento e aveva “ripulito” e riparato la voliera che ha in gestione.

Dalle 15 alle 19, dunque, si sarebbe svolto l’incontro gratuito e aperto a tutti, bambini, curiosi, esperti. Ma già molto prima delle 15 le persone hanno iniziato ad arrivare: famiglie con bambini di tre, quattro, cinque anni, adolescenti, studenti universitari, adulti e nonni. Il team di accoglienza stava ancora preparando i materiali e disponendo i flexari (teche in rete in cui i pipistrelli vengono sistemati prima del test di volo), ma è stato naturale aprire le porte, accogliere tutti e adattarsi alle esigenze di chi arrivava. C’era chi faceva domande, chi sfogliava libri o colorava disegni, chi ascoltava spiegazioni scientifiche.
Alessandra Tomassini e il suo gruppo di volontari, affiancati da tre esperte arrivate da Genova con i loro “molossi” (Tadarida teniotis i più grandi pipistrelli italiani), hanno animato l’incontro. Il clima era piacevole, il luogo molto spoglio ma accogliente, si sono formati piccoli gruppi spontanei: libri, materiali, oggetti da osservare, tutto messo a disposizione di tutti e tutto trattato con cura e attenzione.
È stato naturale accogliere, è stato naturale organizzare attività adatte ai più piccoli, dare risposte ai più curiosi e spiegare scientificamente i fenomeni legati a questo straordinario animale, l’unico mammifero che ha le ali e vola (non plana).

Verso metà pomeriggio i bimbi più piccoli hanno cominciato a dare segnali di una certa irrequietezza che le mamme cercavano di contenere: erano stanchi e volevano far merenda. Allora Alessandra ha proposto di anticipare la liberazione, per permettere ai piccoli il pieno godimento dell’esperienza, prima di andare a casa. I grandi sono invece rimasti anche dopo la liberazione, fino a tardi; continuavano le domande, si schiudeva il mondo dei chirotteri, le loro particolari abitudini, la loro insospettata presenza tra noi, nei centri abitati.
All’imbrunire, verso l’ora prevista sulla locandina per la liberazione ufficiale dei pipistrelli che avevano superato i test di volo, è arrivata una coppia. Ci si è resi conto che una delle due persone non vedeva, e quindi trovare posto per loro, permetter loro di ascoltare, di far domande, di toccare ciò che agli altri era stato vietato (toccare animali selvatici senza appositi guanti è strettamente vietato) e di sfatare la credenza popolare che i pipistrelli sono ciechi, è stato “normale”.

Questi sono i comportamenti e le risposte di una società sana, accogliente, capace di adattarsi alle esigenze di tutti. Spesso, ingolfati in ciò che “fa audience”, dimentichiamo che il tessuto su cui costruire il futuro possibile sta proprio in questa ordinaria realtà. Il recupero e la liberazione di pipistrelli è diventata un’occasione di incontro, di conoscenza e di vera inclusione.

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