Un Comune lombardo riconosce il diritto alla personalizzazione dei progetti di vita

Accade in un piccolo Comune della Lombardia, ma è un buon esempio di proficua interlocuzione con le Associazioni, da tenere presente anche nel resto del Paese. È l’annullamento di una Delibera Comunale che aveva fissato un contributo standard per coprire le spese di frequenza dei percorsi educativi e socializzanti, decisione che oltre a maggiori spese per le famiglie, sarebbe entrata in conflitto con il principio di personalizzazione degli interventi. Vediamo di cosa si tratta
Spazio DirSI – Disabilità in rete a Siena, su progetto di vita
Realizzazione grafica elaborata in occasione di un ciclo di incontri formativi proposti nel 2024 da Spazio DirSI – Disabilità in rete a Siena

Il Comune di Marcallo con Casone, nella Città Metropolitana di Milano, ha annullato una propria Delibera che aveva fissato un contributo standard (pari al 50% della retta, e fino a un massimo di 850 euro) per coprire le spese di frequenza dei percorsi educativi e socializzanti «autorizzati ma non accreditati». Una decisione, questa, che avrebbe comportato un aumento importante dei costi per le famiglie e che, soprattutto, entrava in conflitto con il principio di personalizzazione degli interventi.
«Ogni progetto individuale -spiega Giulia Grazioli, legale del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della Federazione lombarda LEDHA – deve essere costruito sulla base dei reali bisogni della persona e tenendo conto delle risorse effettivamente necessarie per garantire la piena partecipazione e inclusione sociale in base a quanto previsto dalla Legge Regionale sulla Vita Indipendente [Legge Regionale 25/22, N.d.R.]».
In altre parole, la decisione del Comune lombardo di stabilire una compartecipazione in misura fissa contraddice l’idea stessa di progetto di vita individuale personalizzato e partecipato che la Legge Regionale della Lombardia 25/22 descrive come un “vestito su misura” che si deve adattare a desideri e ai progetti della persona con disabilità.

A seguito dell’adozione della Delibera ora annullata, la LEDHA Milano (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) e due Associazioni del territorio (L’Oro e Blue Family) avevano avviato un’intensa interlocuzione con l’Ente Locale, supportate dall’avvocato Francesco Trebeschi e dal citato Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi nell’analisi della situazione. L’esito, come detto, è stato positivo: il Comune, infatti, ha ascoltato le Associazioni e annullato (in autotutela) la Delibera in oggetto, ciò che costituisce un segnale importante di attenzione e un riconoscimento del lavoro fatto in questi mesi con l’obiettivo di garantire diritti, equità e inclusione per tutte le persone con disabilità. Un segnale positivo cui dovrà seguire un lavoro condiviso per costruire la nuova Delibera.

«Sebbene questa vicenda abbia riguardato un piccolo Comune – conclude Giulia Grazioli – abbiamo ritenuto importante non solo impegnarci in questa vicenda, ma anche renderla nota il più possibile. È importante, infatti, che le persone con disabilità e i loro familiari siano consapevoli dei loro diritti e di quanto previsto dalla Legge Regionale: se si trovano di fronte a Delibere o Regolamenti Comunali che prevedono un contributo fisso senza fare riferimento al progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato possono rivolgersi al nostro Centro Antidiscriminazione». (LEDHA)

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