L’Unione Europea sta per lanciare la sua prima Strategia Anti-Povertà, rischiando però di trascurare uno dei gruppi più a rischio di povertà, ossia le persone con disabilità e le loro famiglie per le quali i livelli di povertà sono aumentati nell’ultimo decennio in 13 Stati Membri dell’Unione. «Anche su questo tema – scrivono dal Forum Europeo sulla Diusabilità – abbiamo bisogno di un’azione forte e decisa da parte dell’Unione Europea, non solo sulla carta, ma anche nella pratica»
Entro breve l’Unione Europea lancerà la sua prima Strategia Anti-Povertà con la quale si punta a garantire che 15 milioni di persone escano da una situazione di povertà entro il 2030. E tuttavia, l’Unione Europea stessa rischia di trascurare uno dei suoi gruppi più a rischio, non ponendo la disabilità al centro di tale Strategia e questo per il semplice fatto che i livelli di povertà tra le persone con disabilità sono aumentati in 13 Stati Membri dell’Unione nell’ultimo decennio.
Circa il 29% delle persone con disabilità nell’Unione Europea è infatti a rischio di povertà ed esclusione sociale, rispetto a poco meno del 18% per quanto riguarda le persone senza disabilità. Una percentuale che sale ulteriormente per le donne con disabilità (29,7%) e il tutto con una tendenza al peggioramento.
Il lavoro è spesso visto come la via d’uscita ideale dalla povertà, ma com’è ben noto, le persone con disabilità affrontano in questo àmbito numerosi ostacoli: molte di esse sono bloccate in lavori part-time e mal retribuiti, ciò che vale ancor più per le donne con disabilità. Un gran numero di persone sono occupate poi in ambienti lavorativi segreganti, subendo pratiche di sfruttamento, tra cui salari inferiori al minimo.
Anche le famiglie che crescono figli o si prendono cura di una persona adulta con disabilità corrono un rischio maggiore di povertà, ciò che in genere è dovuto alla perdita di reddito causata dal tempo dedicato a fornire supporto alla stessa persona con disabilità. Quando poi i servizi di supporto finanziati dallo Stato non sono disponibili, com’è ovvio, il problema peggiora ulteriormente.
Vivere con una disabilità, del resto, comporta una serie di costi aggiuntivi: alloggi accessibili, trasporti adattati, dispositivi di assistenza, persino le bollette energetiche… tutto si somma e rende quasi impossibile vivere con un budget limitato. In Irlanda, ad esempio, uno studio recente stima che il costo della disabilità sia pari al 52-59% del reddito disponibile delle famiglie con membri con disabilità.
E ancora, l’aumento del costo della vita ha colpito duramente le persone con disabilità: oggi, a quanto pare, i costi dell’alloggio ora assorbono il 30,4% del reddito disponibile e il 12,8% non poteva permettersi un pasto a base di carne, pesce o un equivalente vegetariano ogni due giorni.
Sono tutti dati in costante aumento, con l’istruzione che rappresenta un’altra pesante criticità. Nel 2024, infatti, il 24,6% dei giovani con disabilità ha abbandonato precocemente l’istruzione e la formazione, rispetto all’8% dei coetanei senza disabilità. Chi poi consegue un diploma di scuola secondaria o anche una laurea ha migliori prospettive di occupazione, ma a troppi viene negata l’opportunità di raggiungere tale livello.
Gli assegni di invalidità in tutta l’Unione Europea, infine, sono spesso inadeguati e molti Stati Membri penalizzano i beneficiari che tentano di trovare un lavoro retribuito, riducendo o revocando l’indennità di invalidità. Questo non solo scoraggia l’occupazione, ma colpisce anche i familiari che prestano assistenza, che rischiano a propria volta di perdere l’indennità di assistenza.
Alla luce di tutto quanto detto, riteniamo che la Strategia Anti-Povertà dell’Unione Europea dovrebbe certamente includere azioni mirate per affrontare le sfide specifiche riguardanti le persone con disabilità e in particolare:
° Raccogliere dati disaggregati sulla povertà e l’esclusione sociale per tipologia di disabilità.
° Attuare ricerche sui costi aggiuntivi della vita in una società inadeguata per le persone con disabilità e sui benefìci della transizione dagli istituti ai servizi basati sulla comunità.
° Proporre nuovi orientamenti sulla valutazione della disabilità e sull’adeguatezza delle indennità.
° Avviare riforme che consentano alle persone di mantenere l’indennità legata alla disabilità, pur continuando a percepire un reddito o a ricevere un’eredità.
° Destinare maggiori finanziamenti per programmi di istruzione inclusiva, occupazione e bilancio personale.
° Sostenere i caregiver informali, in particolare le donne, incluso il risarcimento per i contributi pensionistici persi.
Abbiamo bisogno di un’azione forte e decisa da parte dell’Unione Europea, per quanto concerne la povertà delle persone con disabilità e il maggior rischio di essa, non solo sulla carta, ma anche nella pratica.
*L’EDF è il Forum Europeo sulla Disabilità. Traduzione e riadattamento a cura della redazione di Superando.
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