Rispondere in modo immediato e tangibile a un bisogno quale l’accesso a cure tempestive e di qualità, in particolare in àmbito di chirurgia maxillo-facciale e odontoiatrica, per persone con disabilità o in condizione di fragilità economica e sociale: è l’obiettivo del progetto pilota “Nessuno rimane indietro”, sottoscritto a Roma tra la Federazione FISH, la Fondazione Roma, l’Istituto Santa Chiara e la Clinica Parioli, con l’auspicio che diventi una buona prassi replicabile ed estensibile a livello sia regionale che nazionale
«Per la nostra Federazione, la difesa dei diritti significa accesso equo alla salute e nello specifico questo Protocollo d’Intesa è la nostra risposta concreta per colmare un vuoto assistenziale, ossia l’accesso a cure di chirurgia maxillo-facciale e orale per le fasce più vulnerabili. Attraverso la nostra rete associativa, infatti, ci assumiamo la responsabilità di garantire che il sostegno arrivi a chi ne ha più bisogno, in particolare a persone con disabilità con elevata necessità di supporto e anziani in stato di fragilità economica»: così Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), commenta la sottoscrizione del Protocollo d’Intesa denominato Nessuno rimane indietro – Progetto pilota per interventi di chirurgia maxillo-facciale e chirurgia orale in favore delle fasce vulnerabili, sottoscritto dalla stessa FISH con la Fondazione Roma, l’Istituto Santa Chiara e la Clinica Parioli di Roma, con il quale si intende appunto rispondere in modo immediato e tangibile a un bisogno quale l’accesso a cure tempestive e di qualità, in particolare in àmbito di chirurgia maxillo-facciale e odontoiatrica, per persone con disabilità o che vivono una condizione di fragilità economica e sociale.
«Siamo profondamente orgogliosi di sostenere questo progetto – dichiara Franco Parasassi, presidente della Fondazione Roma -, perché è un’iniziativa che risponde con concretezza e responsabilità ai bisogni di chi rischia di essere escluso dalle cure essenziali. In tal senso, il nostro contributo mira ad offrire un’opportunità reale a persone anziane, soggetti con disabilità gravi e cittadini in difficoltà economica, affinché possano accedere a interventi chirurgici di odontoiatria e chirurgia maxillo-facciale, spesso preclusi per ragioni economiche o per l’impossibilità di accedere tempestivamente al Servizio Sanitario Nazionale. Nessuno rimane indietro, del resto, non è soltanto il nome del progetto, ma il principio che dovrebbe ispirare ogni azione pubblica e privata nel campo della salute e dell’assistenza sociale. È il nostro impegno quotidiano, il nostro dovere morale, ed è ciò che guida la missione della Fondazione Roma: mettere la persona al centro, sempre».
«Come Istituto Santa Chiara – afferma dal canto suo Vincenzo Ciccarese, che ne è il direttore generale – da sempre impegnato nella tutela della salute e nel sostegno alle persone fragili, siamo orgogliosi di contribuire a un progetto che unisce competenze cliniche, solidarietà e innovazione sociale. La nostra partecipazione si tradurrà in un impegno operativo diretto, volto ad offrire percorsi di cura accessibili, tempestivi e di alta qualità a chi troppo spesso resta ai margini dei servizi sanitari tradizionali. Attraverso l’esperienza maturata nei percorsi di riabilitazione, assistenza sanitaria integrata e cura multidisciplinare, metteremo infatti a disposizione del progetto le nostre competenze specialistiche e il nostro personale qualificato, garantendo la presa in carico completa dei pazienti segnalati dalla rete FISH».
«Siamo orgogliosi di condividere con la Fondazione Roma e l’Istituto Santa Chiara questo ambizioso progetto – aggiunge Stefano Sabatini, direttore sanitario della Clinica Parioli – finalizzato al supporto verso minori in condizione estrema sofferenza e di fragilità, mettendo a disposizione le nostro migliori risorse umane e strutturali per il pieno raggiungimento della comune finalità».
«Questo Protocollo d’Intesa – conclude Falabella – dimostra come la collaborazione tra diversi partner possa trasformare le parole in azioni concrete, capaci di incidere direttamente sulla qualità della vita delle persone più vulnerabili. A questo punto l’auspicio di tutti i soggetti coinvolti è che questo progetto pilota diventi una buona prassi di successo, replicabile ed estensibile a livello sia regionale che nazionale». (S.B.)
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