«Il più grande processo per maltrattamenti ai disabili in Italia»: così era stato definito da un documentario messo in onda a suo tempo dalla RAI, il processo per maltrattamenti avvenuti nel 2016 nella struttura di Montalto di Fauglia (Pisa), destinata a ospitare persone con disturbo dello spettro autistico, e gestita dalla Fondazione Stella Maris, vicenda seguita anche da Superando. Ora è arrivata la sentenza di primo grado ed è palpabile la delusione delle famiglie delle vittime. Vediamo perché
10 condanne, 5 assoluzioni: condannati gli operatori ripresi dalle telecamere, assolti i vertici della struttura: è questo, in estrema sintesi, il contenuto della sentenza di primo grado del processo per i maltrattamenti nei confronti di persone autistiche avvenuti, nel 2016, nella struttura di Montalto di Fauglia (Pisa), gestita dalla Fondazione Stella Maris. La sentenza è stata letta a porte chiuse il 4 novembre scorso. Palpabile ed esplicita la delusione delle famiglie delle vittime. Le sentenze vanno rispettate, ma è «difficile davvero accettare che le figure apicali della struttura non abbiano responsabilità», scrive tra le altre cose, qui di seguito, Marino Lupi, presidente dell’Associazione Autismo Toscana e del Coordinamento Toscano Autismo, da sempre critico verso ogni forma di istituzionalizzazione. «Perché continuiamo a costruire istituti?», si chiede. (Simona Lancioni)
La sentenza e stata emessa [si veda: Riccardo Del Lungo, “Maltrattamenti alla Stella Maris: 10 operatori condannati, assolti i vertici”, «PisaToday», 4 novembre 2025, N.d.R.]. Come ho detto più volte, le sentenze vanno rispettate. Me lo sono detto più volte perché mi aspettavo questo tipo di sentenza. Una sentenza dove sono condannati gli operatori, chi ha commesso i maltrattamenti («Subito licenziati!», si sono affrettati a dire dalla Fondazione Stella Maris, giusto a ribadire che loro non c’entrano), assolvendo le figure apicali, i responsabili della struttura.
Una riflessione mi sarà permessa. I maltrattamenti sono andati avanti per molto, troppo tempo. In questo troppo tempo le vessazioni e le percosse erano già evidenti sulla faccia e sulle braccia dei ragazzi. I genitori hanno segnalato queste situazioni. E i responsabili della struttura? Non hanno visto niente! Le telecamere certo. Ma forse si poteva fare di più, prima?
Difficile davvero accettare che i responsabili della struttura non abbiano responsabilità. Molto difficile per chi ha subito offese e maltrattamenti, per chi è stato picchiato, per i genitori che hanno visto i loro fragili figli maltrattati, offesi, derisi.
Dopo la riflessione qualche domanda. Perché continuiamo a costruire istituti che chiamano strutture o RSD [Residenze Sanitarie per Disabili, N.d.R.], e che io chiamo “manicomi mascherati”? Perché insistiamo?
La storia è scritta in troppe situazioni già viste: inaugurazione in pompa magna, grande soddisfazione per quello che si fa con il tempo, “le porte si restringono e i cancelli si alzano”.
Poi arrivano segnali strani. «Ci vogliono le telecamere», si afferma. Ma ormai è tardi e i maltrattamenti sono già arrivati.
Quante volte le cronache hanno descritto situazioni come questa?
Ho letto che le famiglie continuano a premiare istituti come questi. Attenzione, un conto è premiare, un conto è non avere altra scelta. È molto, molto diverso.
Marino Lupi – Presidente dell’Associazione Autismo Toscana e del Coordinamento Toscano Autismo
([email protected] e [email protected]).
Ringraziamo il Centro Informare un’h, per averci concesso di riprendere questo contributo di Marino Lupi, introdotto da Simona Lancioni. Il Centro stesso, nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione, ha anche avviato un confronto pubblico rispetto al quale vengono segnalati in calce a questo link i vari contributi pubblicati.
Da parte nostra registriamo sulla vicenda anche il commento di Giampiero Griffo, membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International), secondo il quale è «davvero difficile pensare che i responsabili non sapessero nulla, visto che le segnalazioni di maltrattamenti ammontano a qualche centinaio. E in ogni caso, ci si chiede, chi avrebbe dovuto controllare il comportamento di quegli operatori? Non avrebbero dovuto farlo proprio i responsabili di quella struttura?». (S.B.)
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