Ha alzato l’attenzione sul tema dell’accessibilità di prodotti e servizi, coinvolge aziende che fabbricano, importano e vendono, ha fatto “riscoprire” normative come la “Legge Stanca” e la Legge 67/06 sulle discriminazioni: sono gli indubbi effetti positivi prodotti dalla Direttiva Europea sull’Accessibilità, entrata in vigore il 28 giuugno scorso. E tuttavia si è ancora in attesa delle necessarie linee guida operative sia per i prodotti (Ministero competente) che per i servizi (Agenzia per l’Italia Digitale)
Qual è lo scenario che ha aperto la Direttiva Europea sull’Accessibilità (European Accessibility Act), in vigore dal 28 giugno scorso? Ricordiamo innanzitutto che successivamente a tale data, alcuni prodotti e servizi immessi sul mercato europeo con determinati parametri devono essere già accessibili e dunque i nuovi progetti devono includere l’accessibilità By Design*.
Da osservazioni provenienti da realtà diverse, quali Associazioni di categoria di persone con disabilità ed esperti che, a vario titolo, si occupano di accessibilità, si evince che si è alzata l’attenzione sul tema, sia perché la Direttiva Europea amplia le aziende e gli enti che devono ottemperare, sia per la consapevolezza di incrementi di fatturato a fronte di forniture accessibili per un conseguente allargamento della platea di utenza.
Qualche esempio positivo in tal senso:
° In àmbito di servizi commerciali, alcune banche stanno riprogettando l’accessibilità dei loro servizi digitali, come sito web, app e documenti online o mandati via email ai propri clienti; anche qualche azienda del settore petrolifero di distribuzione carburante sta ridisegnando completamente il totem per l’erogazione di benzina, gasolio ecc.
° Riscontriamo anche che nel mondo del lavoro alcune aziende si stanno adoperando per fornire ai propri dipendenti con disabilità strumenti di lavoro accessibili. Nell’ultimo anno, in particolare, in alcune aziende del settore privato è cresciuta la consapevolezza della necessità di formazione su questa tematica per aumentare competenze di risorse interne come sviluppatori di software, designer e progettisti, ma anche la possibilità di far lavorare personale interno con disabilità ad una specifica attività chiamata “verifica soggettiva”, ovvero un test di accessibilità e usabilità svolto da un pool di persone con diverse disabilità.
° Si rileva inoltre un’attenzione nuova verso l’accessibilità dei prodotti di uso domestico, come elettrodomestici con interfaccia digitale, che devono essere opportunamente progettati per consentire a tutti di utilizzarli senza discriminazione.
Grazie alla velocità dell’evoluzione delle tecnologie ormai c’è un’interazione tra hardware e software la quale impone che l’accessibilità sia frutto di collaborazione tra diverse figure professionali, quali designer, sviluppatori, progettisti e editorialisti, dovendo considerare sia i contenuti digitali (file in formato pdf, file multimediali, foto, immagini), sia le strutture digitali (siti web, portali, applicazioni mobili), ma anche strumenti e prodotti hardware che utilizzano tali software. L’accessibilità coinvolge dunque aziende diverse nella catena di fornitura, come chi fabbrica, chi importa e chi vende prodotti e servizi digitali che ricadono sul mercato europeo.
Ulteriori conseguenze positive sono date dalla “riscoperta” di talune normative nazionali, come la cosiddetta “Legge Stanca” (Legge 4/04, Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici) o la normativa antidiscriminazione (Legge 67/06, Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni) e anche il fatto che le aziende si interroghino sulla “compliance” (“conformità”) della normativa in vigore nei mercati esteri su cui operano, anche extraeuropei. Ma allora va tutto bene?
In realtà non sono ancora ben chiare le azioni istituzionali che verranno implementate per far rendere operativa la Direttiva Europea; si aspetta infatti la pubblicazione delle nuove linee guida dell’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale), attualmente in consultazione pubblica. E si attende il concreto iter burocratico e amministrativo da seguire per un utente che rilevi delle incongruenze di accessibilità, affinché vengano realmente risolti i problemi riscontrati ed eventualmente siano comminate le opportune sanzioni a chi non ottempera.
Purtroppo la maggior parte dei problemi di accessibilità risulta bloccante per gli utenti: basta infatti un solo passaggio di procedura in cui non vi sia la piena accessibilità, che si rende vano l’intero procedimento. Tanto per fare qualche esempio, ciò vale per un cambio di utenza, una prenotazione, un acquisto, un bonifico bancario, tutte attività in cui i passi da compiere sono tanti, ma ne basta uno in cui non si possa inserire un dato, a causa di problemi di accessibilità, che l’intero processo non viene portato a termine.
Aspettiamo dunque che le istituzioni operative per prodotti (Ministero competente) e servizi (Agenzia per l’Italia Digitale) emanino linee guida concrete e operative e si crei una cabina di regia attiva per la platea degli utenti; senza discriminazione.
*Per “By design” si intende un approccio che integra fin dall’inizio una caratteristica specifica, come, nel caso specifico, l’accessibilità.
**Esperta di informatica e di accessibilità digitale; presidente nazionale dell’ADV (Associazione Disabili Visivi); socia fondatrice e consigliera della FEDMAN (Federazione Disability Management); componente della Giunta Nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie). Il presente contributo è uscito come post sulla pagina Linkedin della FEDMAN e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.
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