Dall’AIPD alcuni semplici strumenti per prevenire la violenza sulle donne con disabilità

Un’iniziativa di formazione e informazione dedicata al tema dell’educazione all’affettività e alla sessualità, tramite un seminario e un convegno, e un piccolo vademecum realizzato grazie ad educatori e operatori che da anni conducono attività di educazione all’affettività per le persone con sindrome di Down: sono gli strumenti proposti dall’AIPD, alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre
(©AIPD Nazionale)
(©AIPD Nazionale)

«L’amore non vede la disabilità, la violenza (purtroppo) neanche»: a ricordarlo è l’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, rilanciando quanto emerso dal rapporto del ministero dell’Interno Il pregiudizio e la violenza contro le donne, secondo il quale dal 1° ottobre 2023 al 30 settembre 2024 sono stati in totale 540 i reati commessi nei confronti di donne con disabilità, con un conseguente incremento del 66% rispetto al monitoraggio realizzato nell’analogo precedente periodo (324 reati). Reati tra i quali rientrano maltrattamenti contro familiari o conviventi, violenza sessuale, atti persecutori.
«Si tratta di un aumento – considerano dall’AIPD – che in parte è certamente dovuto all’emersione e alla registrazione di una realtà che prima era sommersa e nascosta. Va però detto che, secondo diverse indagini e analisi, le donne con disabilità hanno fino a quattro volte più probabilità di subire violenza rispetto alle altre donne. Nello specifico poi della sindrome di Down, studi e testimonianze indicano che la probabilità può arrivare a essere fino a dieci volte maggiore. E da ultimo, ma non certo ultimo, il fatto che nel 2024 14 delle 108 vittime di femminicidio erano donne con disabilità o malattie gravi. Quel che è certo è che le donne con disabilità, specialmente intellettiva, spesso non dispongono di strumenti adeguati per riconoscere comportamenti violenti, né di contesti di ascolto protetti adeguatamente formati».

Alla luce di quanto detto, dunque, la stessa AIPD ha voluto lanciare in questi giorni un’iniziativa di formazione e informazione dedicata proprio al tema dell’educazione all’affettività e alla sessualità. E lo fa attraverso due strumenti, ossia un seminario di formazione sui temi dell’educazione all’autonomia, rivolto agli operatori con esperienza, in programma il 27 e 28 novembre a Roma (Roma Scout Center, Largo dello Scautismo, 1, seguito, il 29 novembre, dal convegno L’amore non è disabile, iniziative entrambe realizzate nell’àmbito del progetto Forma Mentis, che si propongono come luogo di confronto e di ascolto rispetto a queste tematiche.
In tali appuntamenti (a questo link ogni approfondimento sugli stessi) verranno offerti non solo spunti di riflessione che favoriscano il dialogo, ma anche strumenti e indicazioni pratiche per costruire percorsi di educazione a un’affettività sana e positiva.

Il secondo strumento è invece un piccolo vademecum, realizzato dall’AIPD grazie agli educatori e agli operatori che da anni si occupano di queste tematiche e che conducono attività di educazione all’affettività per le persone con sindrome di Down. Esso contiene tre semplici indicazioni per accompagnare le persone con sindrome di Down nella costruzione di relazioni di coppia che siano sicure, positive e caratterizzate dal rispetto. Si tratta di:
1. Parlare tanto, bene, semplicemente e liberamente di affettività e sessualità.
2. La sessualitànon è un problema, ma una parte bella della vita.
3. Parlarne in famiglia e con le famiglie.
«L’approccio per affrontare il tema degli abusi sessuali da parte della nostra Associazione – spiega Francesco Cadelano, educatore professionale e responsabile dell’AIPD per le attività di educazione e accompagnamento all’autonomia – è parlare apertamente di affettività e sessualità con i partecipanti. Il tema viene affrontato in maniera diretta nell’età dell’adolescenza (dai 15 anni). Si è convinti infatti che l’adultità non si improvvisa, ma si costruisce. Come? Innanzitutto, parlandone sia in modo “incidentale”, sia in modo “strutturato”, attraverso attività costruite ad hoc, rivolte a gruppi monosessuali e misti, con un linguaggio semplice (ma non infantile!) e aiutandosi con storie, immagini o video. I principi della “positività” e della “bellezza” orientano la proposta educativa, se è vero che l’affettività e la sessualità sono aspetti positivi e fondamentali della vita umana, non “problemi” da affrontare quando si presentano. Siamo convinti che tali argomenti debbano essere sottolineati sia con le persone con sindrome di Down che con le loro famiglie. Parlando dell’affettività e della sessualità come aspetto bello e centrale nella vita degli adulti, educhiamo le persone a rendersi conto quando la sessualità non arrivi in maniera positiva o voluta».

Il principio della bellezza e della positività di affettività e sessualità non esclude per altro l’attenzione ai pericoli che si possono incontrare nella vita. «Nel libro Amore, amicizia, sesso. Note per operatori (Erickson, 2021), che resta il nostro punto di riferimento, oltre a tracciare un percorso educativo per persone con disabilità intellettiva – aggiunge Cadelano -, è presente un capitolo che tratta in maniera diretta il tema delle molestie, della privacy e dell’uso dei social. E naturalmente anche questi sono temi che affrontiamo, con semplicità e delicatezza, nei nostri percorsi di educazione e confronto».

Da ricordare infine che sempre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, diverse Sezioni territoriali dell’AIPD hanno ideato iniziative di informazione e sensibilizzazione insieme a soci e famiglie. Lo hanno fatto, ad esempio, quelle di Brindisi e di Campobasso (se ne legga rispettivamente a questo e a questo link).
«Come AIPD – conclude il presidente nazionale dell’Associazione Gianfranco Salbini – chiediamo con forza che le Istituzioni mettano al centro della loro agenda la protezione delle donne con disabilità: formazione specifica per gli operatori, strumenti di denuncia accessibili, percorsi di empowerment, interventi nei contesti familiari e residenziali, e una vigilanza costante su chi dovrebbe garantire cura e protezione. La violenza contro le donne con disabilità non è un’emergenza, ma una realtà strutturale che va affrontata con coraggio, competenza e responsabilità. Per quanto riguarda la nostra Associazione, continueremo a fare la nostra parte, perché ogni donna – con o senza disabilità – abbia il diritto di vivere senza paura». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: [email protected].
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