“Sguardi inclusivi sulla città”: da Altamura un video per promuovere l’accessibilità urbana

di Stefania Delendati
Come si può avere una vita indipendente se una città non è accogliente per chi si muove in maniera “diversa”? È una delle domande da cui sono partite le tirocinanti che hanno realizzzato il video “Sguardi inclusivi sulla città”, nell’àmbito del progetto “Pronti per l’indipendenza” di cui è capofila la Federazione FISH, un documento filmato focalizzato sulle barriere presenti in una delle piazze principali della città pugliese
Piazza Stazione ad Altamura (Bari)
Piazza Stazione ad Altamura sulla quale si è focalizzato il video “Sguardi inclusivi sulla città”

Siamo ad Altamura, in provincia di Bari. Un gruppo di giovani decide di incontrarsi e sceglie una delle zone più conosciute e frequentate della città: Piazza Stazione. Come oggi è abitudine, si sentono tramite chat e si scambiano messaggi per richiamare i “ritardatari”: «Sbrigati, dai, che ci vuole?», «il tempo di una maratona a ostacoli». Questa volta, però, non si tratta del solito compagno del gruppo che arriva sempre dopo tutti gli altri, stavolta la ragione del ritardo è data dalle barriere architettoniche che non consentono al ragazzo di accedere al luogo del raduno. La compagnia, infatti, è composta da ragazzi e ragazze con diverse disabilità, e sia che essi si muovano su una sedia a rotelle, sia che abbiano una disabilità sensoriale, sono costretti ad un percorso accidentato, in certi tratti anche pericoloso, visto che la piazza è circondata da barriere che ne rendono difficoltosa la piena e agevole fruibilità.

Questo si può vedere nel video Sguardi inclusivi sulla città (disponibile in YouTube a questo link), realizzato dalle sorelle Felisiana e Lucia Colonna, Maria Bruna Popolizio e Stella Pepe, tutte originarie di Altamura, nell’àmbito del tirocinio del progetto Pronti per l’indipendenza di cui è capofila la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), nato dalla profonda convinzione che la vita indipendente non sia soltanto un diritto, ma il fondamento di un’esistenza soddisfacente e rispondente alle proprie esigenze e aspettative.
Pronti per l’indipendenza si propone infatti di promuovere l’autonomia e l’inclusione, fornendo formazione e supporto alle persone con disabilità, alle loro famiglie, alle reti territoriali e agli operatori del settore, al fine di creare un ambiente di supporto reciproco e di condivisione di buone pratiche.
Le tirocinanti sono partite da due domande basilari: come si può avere una vita indipendente se la città non è accogliente per chi si muove in maniera “diversa”? E poi, come si legge all’inizio del video, ti sei mai chiesto se è accessibile? La realtà che ci presentano si ripete ogni giorno, tante barriere invisibili agli occhi di chi non le vive, ma fin troppo evidenti per chi le affronta non appena esce dalla porta di casa. Un palo piantato in mezzo ad un marciapiede già di per sé stretto obbliga a circumnavigare l’intero isolato per trovare l’unica rampa per l’accesso delle sedie a rotelle. Se si prova comunque a passare dove c’è il palo, il rischio è finire con le ruote giù dal marciapiede, cadere e farsi male seriamente. In alcuni punti bisogna per forza viaggiare sulla strada, con le automobili che sfrecciano accanto alla carrozzina, anche qui con il rischio di incidenti di giorno e ancor più di sera, quando la visibilità diminuisce. E ancora, una persona cieca che usa il bastone bianco per “sentire” il percorso tattile, se quest’ultimo non è fatto a regola d’arte, si ritrova fuori dalle strisce pedonali, magari finisce contro un’auto parcheggiata.

Possono sembrare problemi di una minoranza, ma così non è. Secondo i dati ISTAT, infatti, circa il 3,1% della popolazione italiana, ovvero quasi 2 milioni di persone, convive con una disabilità che può essere motoria, cognitiva o sensoriale, oppure può essere una disabilità plurima.
Esistono ottime normative che promuovono l’accessibilità, eppure la loro mancata concreta attuazione costringe ancora tutti questi cittadini e cittadine a fronteggiare barriere fisiche e sociali. Basti pensare che solo il 20% degli edifici pubblici è completamente accessibile e che molte città italiane, inoltre, devono ancora adeguare i propri trasporti e le infrastrutture per garantire l’accesso universale.
La questione non riguarda “gli altri”, “gli altri siamo noi”, diceva una vecchia canzone, ed è una verità a cui si pensa troppo poco. È sufficiente un momentaneo infortunio per ritrovarsi dalla condizione deambulante a quella seduta su ruote, oppure con un bastone o un paio di stampelle, a percorrere quel marciapiede con il palo in mezzo, su un selciato dove la sedia a rotelle salta senza sosta, incastrati in una buca o incagliati nella radice sporgente di un albero, di fronte a quei pochi scalini o soltanto a quel piccolo gradino che non si può superare in autonomia.
«Niente di drammatico, dai, che sarà mai», dice nel video una voce fuori campo, una voce che “riproduce” il pensiero di molti (troppi) che sminuiscono il problema. Alla radice (questa volta non di un albero lungo la via) c’è una cultura dell’inclusione che ancora stenta a governare le scelte di chi può cambiare lo status quo. Per questo, come si vede sempre in Sguardi inclusivi sulla città, la stazione non è accessibile ad una mamma con il passeggino, a dimostrazione che le barriere architettoniche non riguardano soltanto le persone con disabilità, e anche i bambini e le bambine con disabilità non possono accedere ai parchi giochi perché ancora pochi hanno giostre accessibili.

Le tirocinanti hanno collaborato con l’Associazione Alteriamoci APS di Altamura, impegnata nel sostegno ai percorsi di integrazione sociale e lavorativa delle persone con disabilità, che ha completato la mappatura delle barriere architettoniche presenti in Piazza Stazione.
Questa attività rientra nel percorso di collaborazione tra i Comuni di Altamura, Santeramo in Colle e Toritto, un laboratorio permanente denominato Iperurbano, volto a sostenere interventi di rigenerazione urbana previsti dal Programma Regionale Puglia FESR FSE+ 2021-2027, tramite la lettura delle istanze di tutta la cittadinanza. Da segnalare inoltre anche la collaborazione dell’Associazione Comunità Circolare.
La mappatura è stata realizzata mediante rilievi fotografici e videointerviste, con l’obiettivo di documentare le criticità che limitano la mobilità delle persone con disabilita. I risultati forniscono indicazioni preziose per progettare interventi mirati di accessibilità e riqualificazione dello spazio pubblico.
Il video Sguardi inclusivi sulla città mostra lo stato delle cose, senza toni polemici, con un pizzico di ironia, arrivando in pochi minuti al sodo della questione. È un ponte ideale tra la promozione dell’autonomia individuale e la creazione di spazi fruibili, due temi interconnessi che non possono prescindere da un’opera di cambiamento culturale e sensibilizzazione che è appunto l’obiettivo di Sguardi inclusivi sulla città. «Le nostre motivazioni risiedono nel profondo interesse a trasformare i princìpi teorici dell’inclusione in azioni concrete – spiegano le tirocinanti -, per fare in modo che l’ambiente urbano diventi un vero e proprio “ecosistema sociale” a misura di ogni cittadino e cittadina».

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