Omicidi-suicidi: quelle solite narrazioni

di Simona Lancioni*
La recente vicenda di Corleone (Palermo), nella quale una donna con disturbo dello spettro autistico è stata uccisa da sua madre, che poi si è suicidata, fa emergere ancora una volta la necessità di una riflessione su come queste storie vengono raccontate. La notizia, infatti, è rimbalzata sui media per lo più assumendo la prospettiva della caregiver, mentre quella della donna con disabilità o non compare proprio, o è minoritaria. Eppure, in questa storia, la vera vittima è proprio lei

Donna nel buio di una stanzaIl 5 dicembre scorso Giuseppina Milone, 47 anni, donna autistica, è stata strangolata con una corda da sua madre e caregiver, Lucia Pecoraro, 78 anni, che poi si è tolta la vita impiccandosi nel terrazzo della propria abitazione. Il fatto è accaduto a Corleone (Palermo).
La notizia è rimbalzata sui media per lo più assumendo la prospettiva della caregiver, mentre quella della donna con disabilità o non compare proprio, o è minoritaria**. Eppure, in questa storia, la vera vittima è proprio quest’ultima. La madre ha deciso di due vite, Giuseppina Milone nemmeno della propria.

Non si tratta di giudicare, ma di analizzare. Se vogliamo prevenire questi episodi dobbiamo chiamare le cose col proprio nome: in questa storia c’è una persona che ha ucciso e una che è stata uccisa. E assumere la prospettiva della vera vittima è uno dei modi per provare ad arginare il fenomeno.
Lo ha ben compreso Patriza Gariffo, giornalista e donna con disabilità, che, commentando la vicenda, osserva: «In questi giorni, Giusy è scomparsa quasi del tutto dal racconto pubblico. Quando è stata nominata, lo si è fatto solo per ricordare la fatica reale vissuta dalla sua famiglia» (si veda: La tragedia di Corleone e la vittima divenuta invisibile, in «la Repubblica», 10 dicembre). «Una vicenda dolorosa, certo, ma che non può trasformarsi nella cornice che attenua un gesto irreparabile. Si continua a parlare di contesto, di disperazione, di solitudine: elementi veri, legittimi da comprendere. Ma non fino al punto da relativizzare l’uccisione di una donna che, fino a prova contraria, voleva vivere», scrive, tra le altre cose, Gariffo.

Sulla stessa linea d’onda è anche la riflessione proposta da Sofia Righetti, attivista e filosofa specializzata nei Disability Study, Queer e Crip Studies e Gender Studies, nonché anche lei donna con disabilità. «Giuseppina Milone, 47 anni, disabile, è stata uccisa strangolata da sua madre due giorni dopo la giornata internazionale delle persone disabili – scrive Righetti sul suo profilo Instagram in un post del 9 dicembre –. Questo non è un “omicidio compassionevole”, come la stanno rigirando i giornali, è un crimine d’odio. Perché sono centinaia i casi di persone disabili uccise dai genitori e dai caregiver. E l’orrore che ti mette addosso è che i prossimi potremmo essere noi con la scusa del “se non me ne occupo io non se ne occupa nessuno”.
Quindi ora cosa dovremmo fare, ringraziare i nostri genitori/caregiver perché non ci hanno ancora ammazzate? Chiamatelo col suo nome, si chiama DISABILICIDIO. Ci vogliamo VIVE».

Nel 2023, come Centro Informare un’h, lanciammo una campagna di sensibilizzazione volta a sollecitare una riflessione sulle narrazioni pubbliche dei casi di omicidio-suicidio attuati dai/dalle caregiver a danno di se stessi/e e della persona con disabilità di cui si curano. Omicidi-suicidi: proposta di regolamentazione delle comunicazioni pubbliche, questo il nome della campagna visibile online a questo link, che poneva l’accento proprio sui messaggi sottesi a certe narrazioni. Uno degli aspetti a cui era richiesto di prestare attenzione era la necessità di sottolineare «che non rientra tre le prerogative del/la caregiver decidere arbitrariamente della morte della persona di cui si cura, e che l’unica vita di cui può disporre è solo la propria». Possiamo convenire che la campagna non abbia perso di attualità (a questo link il testo della proposta su cui si basava la campagna).

*Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa). 

**Di seguito alcuni lanci: Uccide la figlia disabile e si suicida: cosa ci dice la tragedia di Corleone (Costanza Oliva, in «Avvenire», 6 dicembre 2025); Corleone, donna uccide la figlia disabile e si toglie la vita. Aveva perso il marito pochi mesi fa (Redazione online, in «Corriere della Sera», 6 dicembre 2025); Uccide la figlia e si suicida, chiede perdono con una lettera (Redazione ANSA, in «ANSA.it», 7 dicembre 2025); Strangola la figlia disabile e poi si impicca con la stessa corda: 8 mesi fa la donna aveva perso il marito (Redazione Cronaca, in «Il Fatto Quotidiano», 6 dicembre 2025); Un caregiver che uccide è un fallimento dello Stato: perché i soldi per il “dopo di noi” ci sono ma non vengono spesi (Chiara Ludovisi, in «Vita», 9 dicembre 2025); L’omicidio-suicidio di Corleone, folla e lacrime ai funerali: “Che tragedia, inutile cercare di capire il perché” (Redazione, in «PalermoToday», 9 dicembre 2025); Uccide la figlia disabile a Corleone e si suicida, Lucia Pecoraro ha lasciato una lettera chiedendo scusa (Simone Gervasio, in «Virgilio Notizie», 7 dicembre 2025).

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