Quell’Associazione che “prende per mano” bambini e bambine feriti nel corpo e nell’anima

di Anna Maria Gioria*
Cure mediche, ma anche attenzione ai desideri di quei bambini e bambine feriti nel corpo e nell’anima, con tanta attenzione anche ai loro desideri di scoprire, imparare e “volare”: dal 1997 l’Associazione romana Kim si prodiga per sancire il diritto alla salute per i più piccoli, quelli “invisibili”, provenienti da diversi Paesi di tutto il mondo, in particolare da quelli maggiormente colpiti da drammi, carestie e guerre
Badriya
Badriya, 33 anni, ha perso a Gaza il marito e il figlio maggiore. Ha salvato Amin, il figlio minore, fuggendo con lui in Italia, grazie all’Associazione Kim

«I miei sogni sono finiti quel giorno. Ma ci sono ancora i sogni di Amin. Lui, da grande, vorrebbe guidare gli aerei per portare i bambini in salvo dalla guerra: sono parole di Badriya, che ha deciso, con enorme coraggio, di raccontare la sua storia e quella di suo figlio. Sono sfuggiti dal genocidio di Gaza e sono con noi all’Associazione KIM da quest’estate. Del massacro hanno vissuto tutto: la fame, la sete, il terrore, il dolore fisico, la morte delle persone più vicine. Un giorno, mentre Badriya stava preparando del pane, una bomba è caduta. Badriya ha cercato di rianimare il marito e il figlio maggiore, e le altre persone là attorno. Niente. Solo Amin respirava ancora: è sopravvissuto, protetto dal corpo del fratello. Con l’aiuto di un parente Badriya ha cercato di trasportarlo in diversi centri medici. Ma è stato rifiutato come troppo grave. All’ennesimo tentativo è stato accettato e operato. Una, due, varie operazioni, anche senza anestesia. Fino al viaggio in Italia, dove è stato seguito all’Ospedale Gemelli di Roma. Oggi Amin è con noi, va in quarta elementare in una scuola del territorio, sta imparando l’italiano. Continua le cure» (dall’Associazione Kim-per il diritto alla cura dei bambini malati).

Amin è uno dei troppi bambini sparsi nel mondo gravemente malati per i quali l’unica speranza e possibilità di vita è stata l’Italia, ricevendo adeguate cure mediche, grazie all’Associazione Kim di Roma. Dal 1997, quest’ultima si prodiga per sancire il diritto alla salute per i più piccoli, quelli “invisibili”, provenienti da diversi Paesi di tutto il mondo, in particolare da quelli maggiormente colpiti da drammi, carestie, guerre, come Gaza, Sud Sudan, Ciad, Ucraina, Albania, Kosovo, Ghana, Burundi, Camerun, Uganda e Bangladesh.
Questa emergenza sta crescendo in modo esponenziale: dall’ottobre scorso, Kim accoglie e tutela ventotto bambini non solo con importanti patologie, come leucemia, cardiopatie, malformazioni, ma anche con gravi ferite e traumi provocati da esplosioni di ordigni.
L’Associazione si occupa della richiesta di aiuto, dell’adempimento delle pratiche burocratiche, dell’organizzazione del viaggio, fino ai contatti con l’ospedale e all’accoglienza dei bambini con le loro madri presso il Centro stesso. Fino a questo momento, più di mille famiglie provenienti da sessantacinque Paesi, dove è impossibile curare i propri figli, sono state “prese per mano” e accompagnate in percorsi di cura.

Kim collabora con gli ospedali più importanti di Roma, come l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e il Policlinico Gemelli. Nelle stesse strutture l’ente sostiene il nucleo familiare, affiancandolo nei rapporti con l’équipe medica, qualora, fosse necessario, anche nel ruolo di mediatore culturale, coadiuvandolo a orientarsi nel nuovo contesto e offrendo assistenza e compagnia.
Per portare avanti le proprie attività, l’Associazione si avvale di fondi ricevuti da erogazioni liberali, eventi di raccolta fondi, partecipazione a bandi e progetti, contributi da parte di fondazioni, aziende, e altri soggetti che condividono e sostengono la progettualità stessa.
All’interno della mission di Kim, il verbo “accogliere” acquisisce un’accezione particolare, assumendo il significato di “prendere per mano”, accompagnare e farsi carico di ogni singola persona nella sua interezza. In quest’ottica, assumono un ruolo di fondamentale importanza i volontari e gli operatori, impegnati non solo per quanto riguarda specificamente l’aspetto medico di ogni giorno, ma in una serie di attività alquanto diverse tra loro per la serenità dell’intero nucleo familiare, promuovendo momenti di svago, l’insegnamento della lingua italiana, laboratori ludico-didattici e uscite durante il week end. I singoli operatori e volontari, ognuno in base alle proprie competenze, agiscono infatti per la tutela della sicurezza e del benessere psicologico della madre, per la salvaguardia del diritto alla salute del bambino, ma soprattutto per assicurargli un futuro, se è vero che al di là delle cure mediche, si pone molta attenzione anche ai loro desideri di scoprire, imparare e “volare”.

Accanto a questo impegno a trecentosessanta gradi nei confronti del benessere generale dei bambini con situazioni critiche di salute, l’Associazione Kim si prodiga in svariate attività, rivolte alla sensibilizzazione e alla diffusione di una cultura basata sull’integrazione, sulla solidarietà e sul volontariato. Promuove, pertanto, un’educazione e una consapevolezza fondate sulla centralità e sull’agire della Persona nella sua dignità umana e nella sua ricchezza individuale e culturale; e una cultura della solidarietà e del volontariato che si inserisca nella realtà territoriale e nella rete delle relazioni istituzionali, favorendo in particolare il dialogo con i giovani attraverso tirocini, servizio civile e altre esperienze formative.

*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “L’associazione Kim e quel ‘prendere per mano’ i bambini delle guerre del mondo” e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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