Dovrebbe essere solo sport!

Come viene raccontato lo sport paralimpico al pubblico? Uno studio del Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell’Università di Bologna, attuato tramite le testimonianze dirette di 17 atlete e atleti paralimpici italiani di alto livello, porta a un messaggio univoco, ossia che “dovrebbe essere solo sport”. I protagonisti e le protagoniste dello sport paralimpico, infatti, chiedono meno enfasi sulla disabilità e più attenzione alla dimensione agonistica, alla prestazione sportiva, ai risultati
Discipline sportive delle Paralimpiadi Invernali
Realizzazioni grafiche dedicate alle discipline sportive delle Paralimpiadi Invernali

«Con i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 – leggiamo in una nota diffusa dall’Università di Bologna -, si riaccende l’attenzione mediatica nazionale e internazionale sullo sport paralimpico. Ma come viene raccontato quest’ultimo al pubblico? Lo studio denominato “It should just be about sport!”: exploring Italian athletes’ perspectives in paralympic media coverage [“Dovrebbe essere solo sport!: esplorare le prospettive degli atleti italiani nella copertura mediatica paralimpica”, N.d.R.], condotto da Athanasios “Sakis” Pappous e Pablo Iniesta presso il Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita del nostro Ateneo e pubblicato sulla rivista internazionale “Frontiers in Sports and Active Living”, ha raccolto le testimonianze dirette di 17 atlete e atleti paralimpici italiani di alto livello, per indagare appunto come percepiscono la propria rappresentazione nei media. Ebbene, “dovrebbe essere solo sport” è l’espressione che sintetizza il messaggio condiviso delle protagoniste e dei protagonisti, che chiedono meno enfasi sulla disabilità e maggiore attenzione alla dimensione agonistica, alla prestazione sportiva, ai risultati».

La copertura mediatica, dunque, come emerso dalle interviste realizzate per tale studio, rimane spesso dominata da due narrazioni principali: o quella dell’eroe che “supera” la disabilità o quella pietistica, che enfatizza la sofferenza personale. Entrambe, però, spostano il focus dal cuore dell’esperienza sportiva: competizione, preparazione tecnica, performance: «La disabilità fa parte della nostra identità, ma non definisce il nostro valore sportivo», è stato sottolineato dalle varie testimonianze.
«Una rappresentazione più centrata sulla dimensione sportiva – dichiara Pappous – può contribuire a valorizzare il lavoro di atlete e atleti e promuovere una cultura sportiva più consapevole, equa e inclusiva, capace di comunicare lo sport paralimpico per ciò che è, ossia sport di alto livello».
Un ruolo sempre più rilevante, poi, è quello svolto dai social media, che consentono ad atlete e atleti di costruire una narrazione più diretta e autentica della propria esperienza sportiva, superando filtri e stereotipi.
La visibilità dello sport paralimpico, evidenzia ancora la ricerca, pur essendo cresciuta negli ultimi anni, rimane concentrata in occasione dei Giochi Paralimpici, mentre nel resto del ciclo sportivo è limitata, rendendo meno riconoscibile il percorso sportivo di atlete e atleti.

Dallo studio di Pappous e Iniesta è nato anche il percorso di formazione online denominato dis-ABILITY! Challenging the Stigma of Disability (disponibile in italiano a questo link), sviluppato secondo il principio del Nulla su di Noi senza di Noi. Esso ha coinvolto infatti 25 atlete e atleti paralimpici, tra cui le campionesse Martina Caironi e Giulia Ghiretti, per partire direttamente dalla loro “esperienza diretta di vita”, riportando come desiderano essere ritratte e come la copertura mediatica possa essere migliorata.
Il corso è gratuito, aperto a studentesse e studenti, giornaliste e giornalisti, a tutte e tutti coloro che desiderano comprendere e sfidare lo stigma legato alla disabilità nella comunicazione sportiva. La vocazione internazionale di esso è testimoniata anche dal fatto che il Comitato Paralimpico Francese ha già mostrato interesse nell’utilizzarlo per preparare i giovani giornalisti in vista dei futuri Giochi Paralimpici Invernali delle Alpi 2030.
Sia la ricerca che la creazione del percorso di formazione online sono stati resi possibili grazie a un bando competitivo vinto dall’Università di Bologna, finanziato dall’Unione Europea. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: [email protected].
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