Il paradosso di quei fondi destinati alla ricerca sull’autismo

«Chiediamo al Ministero della Salute di sospendere quel Decreto che concede una proroga alle Regioni per l’utilizzo di risorse destinate alla ricerca sull’autismo che le stesse Amministrazioni Locali hanno dichiarato di non poter impiegare»: lo dicono dall’ANGSA, che da tempo aveva evidenziato come la ripartizione tra le Regioni dei milioni di euro del cosiddetto “Fondo Autismo 2022” destinati alla ricerca, rischiasse di dare vita a microprogetti privi di reale impatto scientifico

Mano reggono una testa con puzzle interno fatto di pezzi coloratiGià molto tempo fa l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo) aveva segnalato il rischio che la ripartizione tra le venti Regioni Italiane dei circa 7 milioni e mezzo di euro del cosiddetto “Fondo Autismo 2022” destinati alla ricerca (il 15% del Fondo), portasse a una frammentazione eccessiva, dando vita a microprogetti privi di reale impatto scientifico.
«Siamo stati facili profeti – si legge oggi in una nota diffusa dalla stessa ANGSA –, se è vero che le nostre previsioni hanno trovato conferma nel corso dell’ultimo biennio, quando la maggior parte delle Regioni ha comunicato formalmente al Ministero della Salute la propria difficoltà tecnica e l’assenza di strutture idonee a coordinare ricerche di alto profilo, richiedendo la restituzione delle somme. E tuttavia, nonostante questo, esprimiamo profonda preoccupazione per il fatto che il Ministero della Salute stia per firmare un Decreto che concede una proroga alle Regioni per l’utilizzo di risorse che le stesse Amministrazioni Locali, come detto, hanno dichiarato di non poter impiegare».
«A questo punto – proseguono dall’ANGSA – riteniamo indispensabile una centralizzazione delle risorse, recuperando i milioni non spesi e accorpandoli ad altri residui, oltreché istituendo un Fondo Nazionale per la Ricerca gestito dall’Istituto Superiore di Sanità, senza dimenticare di coinvolgere direttamente le Associazioni dei familiari nella definizione delle priorità».

«Siamo di fronte a una gestione paradossale, dall’anima solo burocratica – commenta Giovanni Marino, presidente nazionale dell’ANGSA – talché fino a quando le Amministrazioni non valorizzeranno il contributo delle Associazioni che sono le uniche in grado di indicare percorsi e bisogni, ogni provvedimento rischierà di trasformarsi in uno spreco, come in questo caso. Chiediamo quindi al Ministero della Salute di sospendere il preannunciato Decreto e di scegliere la via della responsabilità, mettendo a sistema i fondi a livello nazionale per produrre risultati scientifici reali e tangibili». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa ANGSA (Luca Benigni), [email protected].
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