Tra barriere digitali e fisiche, partecipare a un festival musicale in Italia nel 2025 è stata ancora una sorta di “caccia al tesoro” frustrante e spesso impossibile per le persone con disabilità: è quanto emerge da una dettagliata indagine curata dall’Associazione Caratteri Cubitali attraverso il proprio gruppo di ricerca partecipata «Lato A»

Partecipare a un festival musicale in Italia nel 2025 è stata ancora una sorta di “caccia al tesoro” frustrante e spesso impossibile per le persone con disabilità: è quanto emerge dal documento Non c’è, non si trova, non esiste, curato dall’Associazione Caratteri Cubitali attraverso il proprio gruppo di ricerca partecipata «Lato A».
Condotta su 100 eventi musicali nel 2025, da parte di attiviste, attivisti e professionisti con disabilità e neurodivergenze, l’indagine (disponibile a questo link) ha evidenziato dunque la presenza di barriere sia digitali che fisiche, con la mancanza di contatti dedicati, di informazioni sui servizi igienici e di garanzie di accesso alla pari degli altri. In tal senso, più della metà dei festival analizzati (il 51%) non dedica alcuna pagina all’accessibilità sul proprio sito ufficiale. «Questo vuoto informativo – sottolineano da Caratteri Cubitali – si traduce in un’esclusione pratica: senza sapere infatti se troveranno soluzioni accessibili, bagni adatti o garanzie di poter partecipare agli spettacoli come qualunque altra persona, moltissime rinunciano in partenza all’acquisto del biglietto».
Entrando ulteriormente nel dettaglio del report realizzato, esso ha messo in luce alcuni dati realmente inquietanti sulla gestione delle informazioni essenziali, vale a dire:
° contatti inesistenti, con il 71% dei festival che non fornisce un’email dedicata per chiedere supporto sull’accessibilità;
° servizi igienici accessibili che non vengono segnalati dall’89% dei siti;
° salute e dispositivi medici: il 96% degli eventi non specifica se sia possibile introdurre dispositivi medici personali (come farmaci o ausili), e in alcuni casi il regolamento ne dichiara esplicitamente il divieto;
° alimentazione: l’87% ignora le esigenze di chi ha allergie o diete specifiche per motivi di salute.
«Una delle barriere più forti – spiegano da Caratteri Cubitali – sono le tempistiche. Infatti, mentre chi ha disabilità deve pianificare viaggi e alloggi con mesi di anticipo per assicurarsi di trovare soluzioni accessibili per gli spostamenti, i festival pubblicano informazioni cruciali solo a ridosso dell’evento, tramite dati quasi sempre raccolti nell’immediatezza dell’evento stesso. A questo si aggiungono procedure di acquisto dei biglietti faticose: il 60% dei festival non dà indicazioni sugli ingressi riservati e molti richiedono certificazioni mediche eccessive, violando i principi di riservatezza del Garante per i Diritti della Privacy».
Il report di Caratteri Cubitali solleva anche una questione politica, ossia la mancanza di sezioni dedicate alla trasparenza amministrativa. Nonostante infatti molti festival ricevano sostegno pubblico, è rarissimo trovare informazioni chiare su come vengano impiegati questi fondi per garantire l’inclusione universale. «Questa opacità è critica – si legge nel report – perché l’accessibilità non è una concessione straordinaria, ma uno standard strutturale previsto dalla legge».
In questo panorama decisamente desolante, spicca il caso dell’Ypsigrock Festival, che merita piena visibilità: nonostante si svolga infatti in un territorio montuoso complesso come le Madonie in Sicilia, esso dimostra che la chiarezza delle informazioni e i contatti dedicati possono abbattere anche barriere geografiche.
«Ogni informazione mancante è un’opportunità persa – dichiarano le persone volontarie di Caratteri Cubitali -: la nostra Associazione chiede quindi a chi organizza festival, eventi musicali e spettacoli dal vivo di cambiare radicalmente per mettere fine all’esclusione delle persone con disabilità dagli eventi stessi. Le soluzioni ci sono, ma prima di tutto serve la volontà politica di progettare esperienze pensate davvero per tutti e tutte. Bisogna ascoltare e coinvolgere direttamente la comunità delle persone con disabilità, riconoscendo le competenze di chi vive le barriere ogni giorno».
«Con l’entrata in vigore della Direttiva Europea sull’Accessibilità (European Accessibility Act) – concludono -, avvenuta nel mese di giugno dello scorso anno, rendere i siti e i servizi digitali accessibili è diventato un obbligo di legge: ignorare questi dati significa esporsi a sanzioni e violazioni dei diritti civili. Certo, però, non sono le sanzioni a dover offrire una motivazione a migliorare, ma la consapevolezza di non poter più lasciare indietro nessuna persona. L’accessibilità è un diritto, non un favore». (S.B.)
Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: [email protected] (Giada Pierallini, coordinatrice del report).
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