«Se gli atleti sono tutti campioni – scrive Marco Macrì -, se gli impianti sono gli stessi, se i soldi pubblici sono gli stessi, perché lo spettacolo di Olimpiadi e Paralimpiadi continua a essere diviso in due atti? Forse perché l’inclusione è una parola bellissima, ma applicarla fino in fondo è molto più complicato?»

Ogni quattro anni si celebra il grande rito dello sport mondiale. Prima le Olimpiadi: riflettori accesi, sponsor, audience globale, stadi pieni. Poi, settimane dopo, arrivano le Paralimpiadi. Stessi impianti, stessi colori, stessi atleti di altissimo livello. Ma visibilità, attenzione e risorse decisamente diverse.
La giustificazione ufficiale è sempre la stessa: motivi logistici e organizzativi. Peccato che, guardando i numeri, il problema sembri meno tecnico e molto più culturale.
Ai Giochi Paralimpici partecipano circa 4.400 atleti provenienti da oltre 180 Paesi, impegnati in più di 540 eventi medaglia. Numeri che raccontano uno dei più grandi eventi sportivi del pianeta. Eppure il calendario continua a dire la stessa cosa: prima lo sport “vero”, poi quello “paralimpico”.
Nel caso dei Giochi Milano Cortina 2026, infatti, le Olimpiadi si sono svolte, com’è noto, dal 6 al 22 febbraio, mentre le Paralimpiadi si stanno svolgendo ora, fino al 15 marzo. Stessi luoghi, stessi impianti, ma a riflettori ormai semi-spenti.
Il divario emerge ancora più chiaramente quando si parla di economia.
Secondo le stime sull’indotto per la città di Milano:
– Olimpiadi: circa 319 milioni di euro e 725.000 spettatori;
– Paralimpiadi: circa 31 milioni di euro e 73.000 spettatori.
Tradotto: dieci volte meno.
Sul fronte dei costi pubblici, le cifre restano invece molto serie. Solo alcune opere infrastrutturali collegate ai Giochi superano 427 milioni di euro, mentre l’organizzazione complessiva dell’evento vale circa 2 miliardi di euro.
Per i Giochi Paralimpici la quota stimata di spesa organizzativa è di circa 248 milioni di euro. Non bruscolini!
E poi ci sono i premi agli atleti. Fino a pochi anni fa, in Italia, una medaglia d’oro olimpica valeva 180.000 euro, mentre quella paralimpica 75.000 euro. Meno della metà. L’equiparazione è arrivata solo di recente, dopo pressioni e polemiche.
Insomma: quando si parla di valori olimpici — inclusione, uguaglianza, rispetto — il linguaggio è impeccabile. Quando si guardano calendario, audience e risorse, la realtà racconta una storia un po’ diversa.
La domanda, a questo punto, è semplice: se gli atleti sono tutti campioni, se gli impianti sono gli stessi, se i soldi pubblici sono gli stessi, perché lo spettacolo continua a essere diviso in due atti?
Forse perché l’inclusione è una parola bellissima, ma applicarla fino in fondo è molto più complicato?
*Genova Inclusiva ([email protected]).
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