Il modo migliore per ricordare Alice sarebbe portarne a termine il lavoro iniziato

di Associazione Rete per l'Autonomia di Bologna*
«Il sindaco di Bologna, parlando di Alice Greco, ha detto che “Bologna saprà ricordarla”. Ci permettiamo un suggerimento preventivo: posto che qualunque commemorazione sarebbe senz’altro meritata, il modo migliore per onorare un’attivista non è scriverne il nome su una targa, ma portare a termine il lavoro che ha iniziato sui temi che le stavano a cuore»: è un bel ricordo “da attivisti e attiviste”, quello che l’Associazione Rete per l’Autonomia dedica ad Alice Greco, presidente della UILDM di Bologna, scomparsa il 21 marzo a 36 anni
Alice Greco mentre sale la rampetta di un centro estetico (foto tratta dalla sua pagina Facebook)
Alice Greco mentre sale la rampetta di un centro estetico (foto tratta dalla sua pagina Facebook)

Alice Greco, presidente della UILDM di Bologna (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), ci ha lasciate il 21 marzo a soli 36 anni, lasciando un vuoto che ancora non sappiamo nominare.
Era stata lei a dire alla nostra Presidente di entrare nella Consulta Comunale sulla Disabilità, quando a mala pena sapeva cosa fosse. Ed era stata sempre lei a dare fiducia alla proposta di spingere perché il Comune regolasse un po’ meglio l’accessibilità degli edifici aperti al pubblico. Quel progetto era l’idea di persone con disabilità “qualsiasi”, ma Alice sapeva fare una cosa purtroppo non scontata nel mondo associativo: aprire le porte, creare connessioni anziché muri. Attorno a quel progetto ha costruito una rete di oltre 15 Associazioni, e la lotta del gruppo ne ha ottenuto la trasformazione in un regolamento comunale, le Linee guida visitabilità, nel 2021.
E poi? In uno dei suoi ultimi post su Facebook, Alice si è fatta fotografare mentre saliva la rampetta di un centro estetico, che ringraziava con un po’ di ironia per avere “mantenuto la promessa” di dotarsi di una rampa. Un rinforzo positivo purtroppo necessario: un negozio con una rampa è ancora una notizia da postare, un regalo per cui ringraziare, non un’ovvietà. Le citate Linee guida ci sono da cinque anni, la Convenzione ONU sui Diritti per le Persone con Disabilità da venti, ma per avere l’accessibilità dobbiamo ancora strappare promesse personali ai negozianti e ringraziarli su Facebook. Dobbiamo mettere in mezzo i nostri corpi, la nostra voce, il nostro tempo. Un tempo che a volte è troppo breve.
Alice al suo aspetto ci teneva, amava la moda, e ce la immaginiamo a voler strappare alla sua vita breve una mezz’ora di leggerezza per farsi le unghie là dentro. Ci domandiamo: quanti anni di lotta è costata quella mezz’ora? E quante altre mezz’ore di leggerezza non ha trascorso, quanti amici non ha visto, quante esperienze ha perso perché, beh, prima di imporre l’accessibilità c’era una procedura da affinare, un ufficio da convincere, e soprattutto le elezioni da attendere?
Mentre la politica scantona e la burocrazia cincischia, le nostre vite corrono, a volte velocissime. E arrivano al traguardo sfilacciate, coi buchi scavati da tutte le cose che non abbiamo potuto fare perché una società abilista e inaccessibile ce l’ha impedito.
Un’amica di Alice di un’altra città, che con lei, oltre alla disabilità, ha condiviso tante lotte, non potrà venire al funerale [24 marzo, ore 10.30 presso il Pantheon della Certosa a Bologna, Via della Certosa, 18, N.d.R.], «perché non ho chi mi accompagna». E venire in treno? «Eh, e poi chi mi aiuta lì ad andare in bagno? E se anche trovo un assistente, come ci arrivo dalla stazione al cimitero senza taxi accessibili?».
Questo è l’effetto concreto dei “progetti di vita” senza fondi sufficienti per assumere assistenti, dei bandi taxi senza obblighi di accessibilità, di tutte le altre politiche che ci dimenticano: che non possiamo neanche andare ai funerali. Non possiamo scegliere liberamente dove e con chi vivere, da chi farci assistere, quando fare la doccia o uscire di casa, perché l’assistenza non è un diritto davvero garantito. Proprio negli ultimi tempi Alice stava mettendo gli ultimi mattoncini al suo progetto di vita indipendente. La beffa delle nostre vite è spenderne gran parte lottando per conquistare il diritto a goderne quando sarà troppo tardi.
Alice ultimamente si vedeva meno alle riunioni, aveva deciso di prendersi del tempo per costruire questa indipendenza, ha viaggiato. Ha fatto bene. Forse in qualche modo lo sapeva che, tanto, non avrebbe fatto in tempo a vedere i risultati dell’ennesima riunione di Consulta.
Non ha fatto in tempo neanche a vedere la campagna di comunicazione sulle Linee guida visitabilità, per cui avevamo lottato insieme. La campagna è pronta da più di un anno, ma il Comune non l’ha pubblicata e le norme restano sconosciute ai più, ovviamente inapplicate. Ci sarà senz’altro un buon motivo: una procedura da affinare, un ufficio da convincere, un’elezione da attendere.
Il sindaco Lepore, parlando di Alice Greco, ha detto che «Bologna saprà ricordarla». Ci permettiamo un suggerimento preventivo: posto che qualunque commemorazione sarebbe senz’altro meritata, il modo migliore per onorare un’attivista non è scriverne il nome su una targa, ma portare a termine il lavoro che ha iniziato sui temi che le stavano a cuore. Dando senso, cosi, al suo investimento di tempo, il suo poco tempo, in riunioni e progetti per i diritti di tutte.
Qualche volte, scherzando sul nostro funerale, diciamo: non fiori ma rampe! Chissà se faremo in tempo a vederle…

*[email protected].

Share the Post: