Dall’assistenza personale autogestita possono arrivare benefìci concreti per l’intera collettività

di Attiva-Mente*
«L’assistenza personale autogestita – scrivono dall’Associazione Attiva-Mente – non è un costo da contenere, ma uno strumento di libertà da costruire, come si legge in un recente studio realizzato in Norvegia, che sottolinea anche come modelli fondati sull’assistenza personale possano risultare, nel medio periodo, più vantaggiosi rispetto a soluzioni istituzionalizzanti o rigidamente assistenziali, spesso molto costose sul piano gestionale e umano»
Norvegia: persona con disabilità e assistente personale
Il BPA (Brukerstyrt Personlig Assistanse), modello norvegese di assistenza personale autogestita, è riconosciuto a livello internazionale come una delle espressioni più avanzate della Vita Indipendente

L’assistenza personale non è un costo da contenere, ma uno strumento di libertà da costruire. È questo, in estrema sintesi, il messaggio che emerge da un recente studio realizzato in Norvegia** sulla BPA (Brukerstyrt Personlig Assistanse), modello di assistenza personale autogestita riconosciuto a livello internazionale come una delle espressioni più avanzate della Vita Indipendente.
Tale analisi evidenzia come, quando adeguatamente garantita, l’assistenza personale produca benefìci concreti non solo per le persone con disabilità, ma per l’intera collettività: maggiore partecipazione sociale, più possibilità di studio e lavoro, minore carico sulle famiglie, migliore qualità della vita e utilizzo più efficiente delle risorse pubbliche.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda proprio la sostenibilità economica. Lo studio norvegese sottolinea infatti che modelli fondati sull’assistenza personale possono risultare, nel medio periodo, più vantaggiosi rispetto a soluzioni istituzionalizzanti o rigidamente assistenziali, spesso molto costose sul piano gestionale e umano. Allo stesso tempo, tali modelli generano nuova occupazione regolare, favoriscono l’ingresso o il rientro nel lavoro sia delle persone con disabilità sia dei loro familiari, e producono ricadute positive sull’economia reale.

Si tratta di conclusioni non isolate: in diversi Paesi europei e in numerose ricerche internazionali, emerge una linea sempre più chiara: investire nell’assistenza personale e nei supporti alla Vita Indipendente può risultare non solo più rispettoso dei diritti umani, ma anche più efficace e sostenibile rispetto a modelli fortemente istituzionalizzanti. Il diritto di scegliere dove vivere, con chi vivere e come organizzare la propria quotidianità con i supporti necessari non rappresenta per altro un privilegio, ma è il cuore stesso della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Troppo spesso, invece, il dibattito pubblico continua a considerare i sostegni alla persona esclusivamente come voce di spesa o come interventi assistenziali tradizionali, mentre l’esperienza internazionale dimostra invece che investire in modelli fondati sull’autodeterminazione significa generare cittadinanza attiva, inclusione reale, lavoro e maggiore sostenibilità sociale nel medio periodo.

Parlare di Vita Indipendente, quindi, significa parlare di diritti concreti: lavoro, relazioni, studio, tempo libero, partecipazione democratica. E la libertà, quando riguarda i diritti umani, oltre a esserne rispettosa, può essere anche la scelta più intelligente.

*Attiva-Mente è un’Associazione della Repubblica di San Marino ([email protected]).
**Come abbiamo segnalato in altra parte del giornale, in corrispondenza con la Giornata Europea per la Vita Indipendente del 5 maggio, l’Associazione Attiva-Mente ha promosso nella Repubblica di San Marino l’incontro denominato Oltre i corpi: il diritto di essere, scegliere, desiderare cui parteciperà tra gli altri la norvegese Ingrid Thunem, una delle voci più conosciute e autorevoli del movimento per i diritti delle persone con disabilità nel proprio Paese.

Share the Post: