La scuola inclusiva non può e non deve reggersi su fondamenta fragili

di Francesca De Mieri*
«Non posso accettare che la dignità della professione docente – scrive tra l’altro Francesca De Mieri, mamma di due ragazzi con disabilità, docente specializzata sul sostegno e Referente per l’Inclusione in una scuola – venga sacrificata sull’altare della velocità burocratica o di sanatorie al ribasso. La scuola inclusiva non può reggersi su fondamenta fragili. L’inclusione è un diritto di tutti e una responsabilità collettiva»

Alunno con disabilità a scuola con la mano alzataLa lettera di Silvia, madre di due alunni con disabilità, e il doloroso coro di interventi che ne è seguito sulla stampa specialistica mi impongono un intervento pubblico non più rimandabile. Non posso tacere di fronte alla denuncia della docente e madre Maria Faragasso su queste stesse pagine di Superando (Sostegno e inclusione scolastica: se la formazione di qualità doiventa una questione di fortuna), la quale fotografa una realtà inaccettabile: in Italia il diritto allo studio e un’inclusione di qualità non sono più una certezza garantita dallo Stato, ma sono diventati drammaticamente una questione di fortuna, legata al territorio in cui si vive o alla sensibilità dei singoli che si incontrano.
Questo declino strutturale è stato lucidamente analizzato sempre in Superando da Salvatore Nocera (Storie di “corsetti” improvvisati sul sostegno e di qualità della formazione che si abbassa), che ha evidenziato come l’introduzione dei “corsetti” transitori di specializzazione sul sostegno rischi di paralizzare e oltraggiare la memoria storica della nostra legislazione inclusiva, nata oltre cinquant’anni fa con il “Documento Falcucci” del 1975. Di contro, non possono rassicurarci le repliche istituzionali, come quella del Presidente dell’INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa), tese a difendere l’efficacia e la rapidità di percorsi abbreviati o “sanatorie” per titoli esteri.
La fretta burocratica e la saturazione numerica delle cattedre non possono e non devono sostituire il valore – insostituibile, appunto – di una formazione solida e approfondita.
Scrivo mossa da una triplice responsabilità: come Referente per l’Inclusione, come docente di sostegno che tocca con mano ogni giorno le fragilità delle nostre aule, e soprattutto come genitore di figli con disabilità. La direzione intrapresa con i percorsi formativi ridotti, delegati a enti di ricerca e slegati dal rigore accademico tradizionale, rischia di istituzionalizzare una svalutazione della nostra professionalità, trasformando l’inclusione in un mero adempimento formale.

La svalutazione della professionalità
La specializzazione sul sostegno non può essere considerata un semplice “bollino” burocratico, ma un percorso umano, accademico e professionale rigoroso.
La pedagogia speciale richiede studio, esperienza e formazione continua.
La relazione educativa necessita di competenze psicologiche, metodologiche e didattiche profonde.
L’inclusione autentica non si costruisce attraverso percorsi frettolosi o semplificati.
Il docente di sostegno non è una figura residuale, ma un professionista qualificato che contribuisce alla crescita dell’intera comunità scolastica.

Una responsabilità di tutta la comunità scolastica
È necessario affermare con chiarezza che l’inclusione non è responsabilità esclusiva del docente di sostegno. La scuola inclusiva si realizza solo quando docenti curricolari, dirigenti scolastici e personale educativo condividono pienamente la corresponsabilità verso ogni alunno. L’inclusione riguarda tutti gli studenti e le studentesse e rappresenta un principio pedagogico e civile che deve guidare l’intera scuola.
Servono scuole capaci di:
° Promuovere una reale collaborazione tra docenti curricolari e di sostegno.
° Valorizzare la formazione inclusiva obbligatoria per tutto il personale.
° Sostenere i dirigenti nella costruzione di contesti realmente accoglienti.
° Considerare l’inclusione parte integrante della qualità dell’insegnamento.

Il ruolo del Referente per l’Inclusione
Nel mio ruolo di Referente per l’Inclusione assisto quotidianamente alle difficoltà delle scuole nel garantire percorsi realmente efficaci agli alunni e alle alunne con disabilità e bisogni educativi complessi. Coordinare i GLO (Gruppi di Lavoro Operativi per l’Inclusione), supportare i docenti e dialogare con le famiglie richiede personale adeguatamente formato. Quando la formazione viene semplificata:
Si indebolisce l’intero sistema inclusivo nazionale.
Aumentano gli interventi inadeguati o puramente formali.
Si scarica sulle singole scuole il peso di compensare gravi carenze formative.
Il docente specializzato deve essere una risorsa competente all’interno di una comunità educante corresponsabile, non l’unico argine a un sistema che abdica ai propri doveri.

Il diritto all’autodeterminazione
Un docente realmente formato non si limita ad assistere l’alunno, ma lo accompagna nella costruzione della propria autonomia, identità e partecipazione sociale. Favorire l’autodeterminazione significa aiutare ogni studente a sviluppare capacità di scelta, consapevolezza e progettualità di vita. Questo richiede competenze educative elevate e una preparazione specialistica autentica.
I nostri alunni e alunne hanno bisogno di professionisti capaci di valorizzarne potenzialità, desideri e diritti, non di percorsi formativi impoveriti.

Il tradimento verso le famiglie
Come genitore, infine, non posso accettare che il futuro dei nostri figli venga affidato a soluzioni semplificate e meno qualificate, trasformando il loro percorso di crescita in una “lotteria” scolastica.
I nostri figli hanno il diritto costituzionale a professionisti preparati.
La continuità didattica e la qualità dell’inclusione non sono slogan, ma pilastri del progetto di vita.
L’inclusione non può essere subordinata a logiche di risparmio o a semplificazioni amministrative.

Alcune richieste
In conclusione chiedo che si torni a investire in una formazione seria, strutturata e uniforme su tutto il territorio nazionale, prevedendo:
1. Percorsi universitari qualificati, approfonditi e uniformi sul territorio nazionale.
2. Valorizzazione del sostegno come specializzazione d’eccellenza e non come ripiegamento burocratico.
3. Formazione inclusiva obbligatoria e strutturale anche per docenti curricolari e dirigenti scolastici.
4. Tutela concreta del diritto degli alunni a una scuola che non vada “a fortuna”, ma che sia universalmente equa.
5. Maggiori risorse e sostegno normativo ai Referenti per l’Inclusione e alle istituzioni scolastiche.
Non posso accettare che la dignità della professione docente e il diritto allo studio degli alunni e delle alunne con disabilità vengano sacrificati sull’altare della velocità burocratica o di sanatorie al ribasso. La scuola inclusiva non può reggersi su fondamenta fragili. L’inclusione è un diritto di tutti e una responsabilità collettiva.

*Mamma di due ragazzi con disabilità; Referente per l’Inclusione nell’Istituto Comprensivo Nelson Mandela di Roma; docente specializzata sul sostegno; vicepresidente della Consulta per i Diritti delle Persone con Disabilità e delle loro Famiglie nel Municipio XII di Roma. Ringraziamo Nicola Striano per la collaborazione.

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