Una vera odissea di cinque mesi per ottenere la riparazione di una carrozzina elettrica e la tecnologia, che anziché agevolare l’utilizzo del mezzo, ne complica le procedure di settaggio. «Cinque mesi senza carrozzina sono inaccettabili – commentano dall’Associazione Tetra-Paraplegici del Friuli Venezia Giulia – sono stati violati i diritti di un cittadino ad avere la sua normale vita. E a parte il disagio impagabile all’utente, chi pagherà ora i costi per le cure necessarie a guarire dalle lesioni provocate dalla ritardata consegna?»

Riceviamo dall’Associazione Tetra-Paraplegici del Friuli Venezia Giulia e ben volentieri pubblichiamo la seguente testimonianza, commentata in calce dall’Associazione stessa.
Il 9 aprile ho dovuto far ritirare dal rivenditore, per l’ennesima volta, la mia carrozzina elettrica: i freni dei motori, difettosi fin dalla consegna, si guastano definitivamente. L’ortopedia che doveva occuparsi della sostituzione dei motori (già fatta due volte in passato) mi comunica che le procedure sono cambiate e non può più intervenire direttamente. Mi rivolgo allora al Distretto Sanitario: dopo due settimane un tecnico ritira la carrozzina promettendo cinque giorni per la riparazione. Passano invece due mesi di telefonate a un call center anonimo, prima che mi venga comunicato che il mezzo non era riparabile. Comincia così l’iter per avere una carrozzina nuova, con l’urgenza di chiudere le pratiche prima della pausa estiva delle aziende.
17 giugno: è il giorno di prova del nuovo modello che, nonostante non fosse ancora regolato su misura, si era rivelato decisamente efficace su tutti i terreni. Per averlo, l’iter burocratico prevede: relazione della terapista occupazionale; prescrizione del medico fisiatra; invio della documentazione, con schede tecniche allegate, all’Ufficio Assistenza Protesica per la verifica; pubblicazione sul portale istituzionale da parte dell’Ufficio Approvvigionamento Beni e Servizi; richiesta di fornitura alla ditta; infine immatricolazione presso il magazzino ausili.
Grazie all’impegno straordinario di fisioterapisti, medici e tecnici ortopedici, il 6 agosto è la data prevista per la consegna. Ma tutto salta perché la carrozzina, spedita dalla Svezia, arriva, incompleta, a Treviso anziché a Udine, e senza il software di configurazione, disponibile solo per i tecnici della casa produttrice (andati in ferie dal 7 agosto).
26 agosto: finalmente consegna definitiva. Durante il collaudo emerge però una nuova criticità: non è più possibile, per l’utente, modificare autonomamente i parametri elettronici da computer come in passato. Ogni regolazione richiede ora una applicazione in possesso esclusivo del tecnico dell’azienda, con appuntamenti ogni due settimane circa. Così, prendo appuntamento, ma devo aspettare fino all’ 8 settembre.
Puntuale come un orologio svizzero, arriva a casa mia, e dopo avere chiarito ancora un paio di aspetti tecnici può finalmente inserire la mappatura. Fortunatamente stavolta tutto funziona perfettamente e posso provare il nuovo mezzo prima all’interno della casa e poi su strada. Forse sarà necessario qualche ulteriore adattamento, ma per l’intanto funziona. Comunque alla fine, nonostante l’impegno che ci hanno messo tante persone, che ringrazio, il periodo in cui ho dovuto vivere senza la carrozzina elettrica è durato esattamente dal 9 aprile al 9 settembre. Le conseguenze fisiche dell’attesa: cinque mesi senza carrozzina elettrica, con una vecchia manuale non adatta a sostenere il tronco, mi hanno provocato una piaga al gomito sinistro, l’inizio di una lesione simile al destro e due ferite alla schiena da sfregamento con le fasce di contenimento: un costo sanitario che l’attesa burocratica genera senza necessità.
Si dirà che alla fine le cose si sono aggiustate. Non siamo d’accordo nella maniera più assoluta. Cinque mesi senza carrozzina sono inaccettabili, sono stati violati i diritti di un cittadino ad avere la sua normale vita. Sono troppi i passaggi da fare, le procedure devono essere snellite e automatizzate, la tecnologia dev’essere al servizio del cittadino per agevolarlo. Se una carrozzina ha bisogno di un tecnico per inserire il software e l’utente non può intervenire, va bene, ma un tecnico deve essere sempre disponibile! Se il vostro meccanico va in ferie, che fate? Andate un mese a piedi e lasciate l’auto in garage? Ringraziamo tutti gli operatori che si sono prodigati, ma qui è proprio l’impostazione di fondo che è inadeguata e dovrebbe essere urgentemente rivista.
Ultima considerazione: a parte il disagio impagabile all’utente, chi pagherà ora i costi per le cure necessarie a guarire dalle lesioni provocate dalla ritardata consegna? (Associazione Tetra-Paraplegici del Friuli Venezia Giulia).
Articoli Correlati
- L’arte elogia la follia: la malattia mentale nelle opere dei grandi artisti Spazia dal Medioevo ai giorni nostri il ricco approfondimento dedicato al rapporto tra arte e follia, curato da Stefania Delendati, che scrive tra l’altro: «In un certo senso l’arte, se…
- Se la disperazione diventa un mercato: terapie ingannevoli e autismo Continuano ad emergere casi di genitori che, sopraffatti dalla disperazione, cadono vittime di percorsi alternativi e truffe in cerca di cure e soluzioni per l’autismo. Ringraziamo dunque con particolare calore…
- I referendum sul lavoro e le persone con disabilità: un approfondimento Presentiamo oggi un ampio approfondimento di informazione, dedicato alle consultazioni referendarie del prossimo mese di giugno, riguardanti il mondo del lavoro, e segnatamente le possibili conseguenze per i lavoratori e…