Ha dato vita al blog “Right for Inclusion”, per andare oltre oltre gli stereotipi e i pregiudizi sulla disabilità, che non ritiene un limite, ma parte dell’esperienza umana. Assistente sociale, ma ancora senza occupazione, donna con disabilità fisica, la trentanovenne siciliana Nicoletta Di Rosa pratica anche la disciplina della scherma con grande soddisfazione. L’abbiamo incontrata

Assistente sociale, donna con disabilità fisica, la trentanovenne siciliana Nicoletta Di Rosa ha dato vita al blog https://rightforinclusion.it, dove parla di disabilità e inclusione ed è anche schermitrice paralimpica con la Conad Scherma Modica. Incontrarla è stato un piacere.
«La disabilità non è un limite, ma parte dell’esperienza umana», si legge nell’introduzione al suo profilo personale sul blog che ha fondato (https://rightforinclusion.it). Ma quale impatto ha avuto, in positivo e in negativo, la disabilità sulla sua vita?
«La disabilità è la condizione in cui ci si ritrova ad esempio a causa di una patologia, ed è qualcosa che fa parte di noi. Non deve essere però la disabilità a decidere per noi. Non va vista con un limite, come un ostacolo, ma come una risorsa, poiché siamo in grado di poter offrire qualcosa alla società, con le nostre capacità e potenzialità diverse. Queste ultime, tuttavia, spesso non vengono riconosciute perché viene prima l’etichetta: “tu sei disabile quindi non puoi”. Io, attraverso il mio blog, voglio andare oltre le etichette, oltre gli stereotipi e i pregiudizi e far conoscere un mondo meraviglioso che sembra un mondo a parte, ma che non lo è perché seppur con delle problematiche, facciamo parte tutti e tutte di quel viaggio fantastico che si chiama “vita”.
La vita è imprevedibile, è piena di aspetti positivi e negativi, ma dobbiamo essere noi in grado di andare oltre per non farci schiacciare dagli aspetti negativi, contribuendo a vivere nel modo migliore possibile e a trasformare ciò che è negativo in positivo».
Come mai la scelta di aprire un blog per parlare di disabilità?
«Il motore scatenante è stata la necessità di far capire che in fondo non siamo “alieni intrappolati in un corpo umano”, ma, come dicevo in precedenza, persone con capacità e potenzialità. Ho sentito anche la necessità di parlare, di urlare, di mettermi in gioco e di farlo per chi come me vive la disabilità non come limite ma come una risorsa. I limiti, infatti, ci vengono imposti da una società che ancora oggi non ci dà molto spazio, nella scuola, nel lavoro, nella cultura e nella società in generale.
Sono assistente sociale dal 2021 e non mi sento riconosciuta come tale, vista la mia mancata esperienza lavorativa, ma soprattutto perché purtroppo, a causa di un problema alla vista, non sono automunita e di conseguenza non mi viene data la possibilità di esercitare la mia professione, che per me non è un semplice lavoro ma una missione di vita.
Tornando al blog, esso è nato quindi – grazie anche all’aiuto di un professionista diventato poi un amico – soprattutto per dare voce a chi non viene ascoltato».

Quali sono gli argomenti più seguiti da lettori e lettrici del blog e quali le reazioni?
«Esaminare Google Analytics e capire come si evolve il blog non è semplicissimo. In ogni caso devo trovare il modo giusto per farlo crescere perché credo che parlare diffusamente di disabilità oggi ci sia senz’altro ancora bisogno. Tra gli argomenti più letti c’è la FAQ [le FAQ sono le domande più frequenti, N.d.R.] relativa alla guida su come richiedere a scuola l’ASACOM (assistente all’autonomia e alla comunicazione) e altre forme di supporto, un articolo sull’educazione inclusiva, uno sul bullismo e la diversità e altri ancora. E in ogni caso ho ancora tante idee per migliorare il blog».
Riceve lettere-messaggi da persone con disabilità? E se sì, quali sono le problematiche che segnalano e quali le esperienze positive?
«Da quando ho intrapreso questa nuova avventura, ho avuto sia riscontri positivi che negativi; anzi, a dire il vero, sono di più quelli positivi. Ciò che mi dispiace è che questi riscontri non li ho avuti direttamente sul blog nella sezione Partecipa, dove le persone possono scrivere e chiedere qualsiasi cosa, ma tramite i social o di persona, da parte di chi mi conosce.
In questo frangente di tempo, sono stata anche intervistata da Stefano Pietta di Steradiodj, da Marco Farina Scrittore e da Bryan Ramirez. Quelle interviste si possono trovare sia nei loro canali, sia sul mio canale YouTube rightforinclusion che ho creato per proporre a mia volta delle interviste inclusive; al momento vi è quella con Marco Farina».
Cosa possono fare le persone con disabilità per migliorare la qualità della loro vita e abbattere i pregiudizi?
«Le problematiche legate alla disabilità sono tante, le segnalazioni ci sono, ma, ripeto, non ancora sul blog. E comunque, quelle principali sono legate all’accessibilità che ancora non è presente dappertutto o comunque è presente solo in parte, nonché al lavoro e alle problematiche legate alle difficoltà di trovarlo.
In generale credo che per abbattere stereotipi e pregiudizi e migliorare la qualità della vita, ci sia bisogno di un’accettazione maggiore innanzitutto da parte della società in generale. Credo poi che dovrebbe essere soprattutto il mondo della politica a rinnovarsi, per offrire un cambiamento reale e inclusione non solo sulla carta ma anche nei fatti. Questo è quello che spero di far capire attraverso il mio blog».
Anche a me, come a lei, piace pensare che la disabilità sia una parte del mondo e non un mondo a parte. In base alla sua esperienza, l’argomento “disabilità” inizia a stuzzicare l’interesse anche di persone che non hanno un’esperienza diretta con questa condizione?
«Certo, la disabilità è una parte del mondo, ma mi rendo conto che oggi ci sono ancora troppe paure ad essa legate, perché si ha ancora paura del “diverso”, senza capire che ognuno ha le proprie capacità e che di conseguenza le può esprimere come meglio può. Credo che purtroppo vi sia ancora tanto da fare affinché la disabilità venga riconosciuta come “normalità”».
Nei corsi di laurea in Scienze dei Servizi Sociali quanto e come si parla di disabilità?
«La tematica della disabilità vi viene effettivamente affrontata spesso, ma mi rendo conto che anche lì c’è ancora tanto da fare, poiché si tratta di una professione di aiuto, ma, ahimè, la possibilità di lavorare è poca, soprattutto se si ha una disabilità e non si è automuniti, com’è il mio caso».
Da un po’ di anni pratica la disciplina della scherma. Qual è il valore dello sport ai fini dell’inclusione?
«Dal 2018 pratico la scherma che per me non è un semplice sport, ma una disciplina che ti insegna il rispetto delle regole, oltreché il rispetto per se stessi e per gli altri, l’amicizia, la condivisione di una passione per uno sport meraviglioso, il lavoro di squadra. In otto anni ho conosciuto persone meravigliose che mi hanno dato e continuano a darmi tanto, a partire dalla mia società, la Conad Scherma Modica e dal mio maestro Giancarlo Puglisi».
Inclusione è una parola a volte abusata, che non sempre corrisponde ad azioni concrete. Come pensa sia cambiato lo sguardo verso la disabilità nel corso degli anni?
«Negli ultimi anni devo dire che c’è molta più consapevolezza sul tema della disabilità, visto che se ne parla molto di più. Sarebbe bello, però, sentirsi sempre pienamente parte di un tutto… Magari prima o poi ci arriveremo!».
Oltre alla gestione del blog, quali sono i suoi progetti futuri?
«Oltre a una maggiore divulgazione del mio blog, magari tramite l’organizzazione di eventi da Nord a Sud d’Italia, mi piacerebbe anche creare progetti rivolti alle persone con disabilità, anche perché in questo modo potrei svolgere la mia professione, visto che al momento in altri modi non mi è ancora permesso».
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