Gaia Mercurio e la capacità di rimettersi continuamente in corsia

di Elena Scapin*
Ha ottenuto recentemente il record europeo nella sua categoria del nuoto paralimpico, ma ciò che definisce davvero Gaia Mercurio non è soltanto quel primato, bensì la capacità di rimettersi in corsia ogni volta e di continuare a crederci anche quando sembra difficile: è questa la sintesi concreta del suo percorso
Gaia Mercurio
Gaia Mercurio

Il numero che colpisce è 43”06: record europeo nei 50 rana categoria SB7, firmato agli Assoluti in vasca corta di Fabriano. Accanto, un altro dato che pesa: quarta in Europa e sesta nel mondo nei 100 rana. Numeri che certificano il livello raggiunto da Gaia Mercurio, atleta del Gabbiano di Campodarsego (Padova) e oggi tra i riferimenti del nuoto paralimpico veneto.
Ma ridurre tutto a un crono sarebbe limitante. La sua, infatti, non è una crescita lineare, costruita solo su progressioni costanti. È una storia fatta di pause forzate, cambi di classe, mancati pass olimpici e ricostruzioni pazienti. E ogni passaggio ha richiesto un riadattamento fisico e mentale.

Dalla riabilitazione alla scelta consapevole
Gaia nasce a Trento con un’amputazione al braccio sinistro all’altezza del polso e una malformazione alla mano destra. L’acqua entra nella sua vita come strumento riabilitativo, quando è ancora piccolissima. A 8 anni, nel 2012, entra in Art4Sport, l’Associazione fondata dalla famiglia di Bebe Vio: un ambiente che le permette di crescere vedendo atleti vivere la disabilità con naturalezza e ambizione.
A 11 anni arriva un intervento complesso alle gambe che la tiene lontana dalla piscina per oltre tre anni. Poi la decisione di tornare. Non per un progetto definito, ma perché sentiva che l’acqua era parte di sé.
A Trento incontra l’allenatore Dino Coppola, che la avvicina con decisione al circuito FINP (Federazione Italiana Nuoto Paralimpico) e le fa intravedere un orizzonte diverso.
Tra il 2014 e il 2019 alterna gare con “normodotati” e paralimpiche. Il dorso è lo stile più istintivo, la rana quello più complesso, soprattutto dopo l’intervento alle gambe. Ed è proprio sulla rana che si costruirà la sua identità sportiva.

Il trasferimento a Padova e la svolta tecnica
Nel 2021 arrivano i primi risultati di peso: record giovanili nei 100 e 50 stile libero, argento agli Assoluti. È il segnale che può competere stabilmente ad alto livello.
A 19 anni si trasferisce a Padova per l’università ed entra nel gruppo del citato Gabbiano. Qui inizia il lavoro con Tomas Nepitali, affiancato da Sofia De Cecchi. Il metodo cambia: più analisi tecnica, maggiore attenzione ai dettagli della spinta, della coordinazione, della gestione della gara. La rana diventa un progetto strutturato, non più uno stile “da temere”.
Nel 2022 conquista la finale europea giovanile nei 100 rana: ottava. Non è una medaglia, ma è il punto in cui la paura si trasforma in fiducia.

Il cambio di classe e il rimpianto di Parigi
Nel 2024 arriva la riclassificazione in SB7, un passaggio che modifica completamente il quadro competitivo. A Brescia firma 1’39”32 nei 100 rana: ottavo tempo del ranking di Parigi 2024, virtualmente dentro alle Paralimpiadi. La FINP, tramite il CIP (Comitato Italiano Paralimpico), chiede uno slot individuale al World Para Swimming. Ma dopo la riclassificazione avvenuta a Lignano Sabbiadoro, Gaia non viene ammessa agli Europei di Madeira – requisito necessario per l’iscrizione paralimpica – perché per un decimo non aveva centrato il tempo limite previsto (1’43”34 il limite, 1’43”48 il suo crono).
Parigi, dunque, sfuma per una questione regolamentare. Una delle fasi più dure da metabolizzare.

Il record europeo e la nuova consapevolezza
La risposta è nel lavoro. Con Nepitali decide di investire totalmente sulla rana, trasformandola nella specialità guida. Il lavoro si fa ancora più specifico: partenze, subacquee, frequenze di bracciata, gestione dell’ultimo 25 metri.
Agli Assoluti in vasca corta di Fabriano arriva, come detto, il record europeo nei 50 rana SB7 in 43”06. Non è solo un primato cronometrico: è la certificazione di un percorso tecnico maturato negli anni. Gaia entra stabilmente tra le migliori in Europa e ai vertici mondiali nei 100 rana.

L’infortunio e il valore del gruppo
Il 9 febbraio 2025, durante il riscaldamento a Nove (Vicenza), arriva però un infortunio che la costringe a tre mesi di stop e complica la rincorsa ai Mondiali di Singapore. «Più che l’infortunio è difficile il rientro – racconta -, Quando ti senti tornata indietro e devi ricostruire tutto».
La gestione della testa diventa centrale. Prima delle gare disegna: un modo per concentrarsi, isolarsi dal rumore esterno e riportare l’attenzione su sé stessa.
In questo percorso il ruolo di Tomas Nepitali è stato decisivo. Non solo come tecnico, ma come riferimento nei momenti più delicati: dopo la mancata convocazione a Parigi 2024, dopo quella ai Mondiali di Singapore 2025, durante l’infortunio. «Mi ha aiutata a non perdere motivazione e a tenere vivi i miei obiettivi».
Accanto a lei, i compagni Mirco Maschio e Thomas Rodella condividono allenamenti, fatica, aspettative, delusioni. Nel nuoto il risultato è individuale, ma la crescita è collettiva.

La stagione 2026: nuovi progetti
La stagione 2026 riparte da Bologna e dalle World Series di Lignano, tappe chiave verso gli Europei assoluti di luglio. La rana resta il fulcro, ma il lavoro si allarga anche sui 400 stile libero e delfino, prove che richiedono gestione e resistenza.
Il 43”06 resta scritto nei risultati ufficiali. Ma ciò che definisce davvero Gaia Mercurio non è soltanto un record europeo. È la capacità di rimettersi in corsia ogni volta. «Continuare a crederci anche quando sembra difficile» non è una formula, è la sintesi concreta del suo percorso.

*Il presente contributo è già apparso in “chesport.info” e viene qui ripreso, con diverso titolo e con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione. Ringraziamo Giuliana Valerio per la collaborazione.

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