Sarà possibile in futuro far sì che le persone con disabilità possano godere appieno del diritto di avere una casa conforme alle loro specifiche esigenze? Perché succeda risulterà fondamentale la collaborazione tra tutti gli attori interessati, forze politiche, terzo settore, settore immobiliare, associazioni ed enti che si occupano di disabilità, per trovare soluzioni il più efficaci possibili dal punto di vista fisico e anche economico, oltreché potenziando i vari servizi
«In un mondo che corre veloce, l’architettura e l’urbanistica non possono limitarsi a “rispondere” ai bisogni, ma devono imparare ad anticiparli. Fare un salto di qualità culturale, diventa progettare seguendo standard all’avanguardia che annullino il concetto stesso di barriera prima ancora che si presenti. Parlare di Filosofia dell’Universal Design significa creare spazi, edifici e percorsi fruibili, sicuri e accoglienti per chiunque, indipendentemente dalla propria condizione fisica. La vita è un percorso dinamico e tutti noi ci accorgiamo di essere “persone potenzialmente disabili”, basta un banale incidente domestico, una gamba ingessata per una caduta o una mano fasciata per trasformare una scala o un marciapiede stretto in un ostacolo insormontabile. Con la Nuova Legge sulla Casa e i progetti di Rigenerazione Urbana dobbiamo sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che questi non sono solo elenchi di norme tecniche, ma strumenti per costruire un futuro. Rendere una città fruibile a tutti significa investire nel benessere collettivo: una rampa non serve solo a una sedia a rotelle, ma anche a un genitore con un passeggino, a un anziano con la spesa o ad uno sportivo infortunato. L’urbanistica non esclude nessuno. Progettare oggi senza barriere significa garantire a noi stessi e alle generazioni future la libertà di muoversi in un mondo che ci accoglie sempre. Il mio motto presente e futuro diventa “costruire oggi il domani che tutti noi meritiamo”».
Sono le parole di Annalisa Beccaria, consigliera regionale del Piemonte e amministratrice condominiale. Proprio perché sensibile al tema ha voluto introdurre nel convegno sugli Stati Generali della Casa, svoltisi di recente a Meina, sul Lago Maggiore, il tema del diritto della casa e la disabilità. È partendo da questo spunto che vorrei approfondire tale binomio – il diritto alla casa e la disabilità, appunto – perché, seppur di fondamentale importanza, esso, a mio parere, viene affrontato poco.
La casa è un bene di prima necessità, e pertanto è un diritto inviolabile che deve essere garantito a tutti, comprese le persone con disabilità; inoltre, l’articolo 19 (Vita indipendente ed inclusione nella società) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità sancisce che le stesse devono avere la possibilità di poter scegliere dove, come e con chi vivere, al pari di tutti gli altri cittadini e cittadine. Tali diritti sono i presupposti per la loro Vita Indipendente e il processo di deistituzionalizzazione che li riguarda.
In quest’ottica, il recente Piano Casa Europeo è concepito da molti come una grande opportunità per attuare queste prerogative. Peccato, però, che dall’altro lato, la Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità, come sottolinea lo stesso Piano, presenti alcune criticità, nell’utilizzo dei fondi dell’Unione Europea, nell’efficienza del monitoraggio e nella poca attenzione rivolta alla povertà e all’esclusione sociale, proprio tipiche delle persone con disabilità. In particolare, da alcuni studi condotti dall’EASPD (European Association of Service Providers for Persons with Disabilities), l’Associazione Europea dei Fornitori di Servizi per Persone con Disabilità, è emerso un dato poco rassicurante: sebbene il Piano Casa Europeo sia stato concepito per promuovere anche la deistituzionalizzazione delle persone con disabilità, a favore della loro inclusione sociale, si assiste in realtà a un considerevole aumento di soggetti in difficoltà che vivono in apposite strutture.
Una contraddizione? Per certi versi sì, dovuta a una complessa situazione, dove prevalgono problemi di diverso tipo. Un ruolo non indifferente lo gioca la persistenza di barriere fisiche che ancora predominano nelle nostre abitazioni; e il design per lo più utilizzato non è in grado di eliminarle. Esistono poi restrizioni legali, come la “tutela”, che impediscono alle persone con disabilità di firmare autonomamente e in libertà contratti di affitto o di accedere a benefit relativi alla casa.
Quest’ultima problematica è particolarmente complessa, e nello stesso tempo richiede la presenza e il coinvolgimento di figure giuridiche che possono rallentare o rendere difficile l’acquisto di un immobile. Infatti l’interdizione è disciplinata dall’articolo 414 del Codice Civile, riguardante le persone in stato di infermità di mente e pertanto incapaci di provvedere a se stesse; in questo caso si rende necessario il tutore. Le persone soggette all’inabilitazione, invece (articolo 415 del Codice Civile), sono pure considerate in stato di infermità di mente, ma non in situazione tanto grave da prevedere l’interdizione, come quelle che ad esempio fanno un uso abituale di sostanze alcoliche o stupefacenti, esponendo se stesse e la loro famiglia a gravi pregiudizi economici; lo stesso articolo 115 fa anche riferimento alle persone cieche o sorde dalla nascita o dalla prima infanzia che non hanno ricevuto un’educazione adeguata; in tutti questi casi è previsto il curatore. In base infine all’articolo 424 del Codice Civile, l’amministratore di sostegno viene dato a persone che per effetto di infermità fisica o psichica, risultino incapaci di curare i propri interessi, sia per un tempo limitato, sia in modo permanente.
Altre difficoltà incontrate dalle persone con disabilità nell’acquisto della casa sono i dati insufficienti e poco trasparenti che non permettono di avere un quadro completo della situazione, nonché la mancanza di un dialogo tra il settore immobiliare e il mondo della disabilità.
È possibile, in qualche modo, porre rimedio a questo complesso problema di fondamentale importanza, affinché le persone con disabilità possano godere appieno del diritto di avere una casa conforme alle loro specifiche esigenze? La risposta è sicuramente affermativa. Risulta pertanto fondamentale la collaborazione tra tutti gli attori interessati, forze politiche, terzo settore, settore immobiliare, associazioni ed enti che si occupano di disabilità, per trovare soluzioni il più efficaci possibili.
Una delle azioni più urgenti da promuovere riguarda l’accessibilità fisica delle case, adottando l’approccio che negli ultimi anni sta sempre più prendendo piede, vale a dire l’Universal Design (il “design universale”), secondo il quale si devono progettare e realizzare ambienti fruibili da tutti, in modo autonomo, sicuro e dignitoso, indipendentemente dalle capacità fisiche, cognitive e sensoriali di ciascuno. Serve poi cercare di favorire l’acquisto della casa economicamente per le persone in difficoltà, offrendo loro concreti, come, contributi, agevolazioni e sgravi. E ancora, rafforzare i servizi per una soluzione abitativa che sia una valida alternativa all’istituzionalizzazione. Favorire infine la collaborazione e il dialogo tra i soggetti chiamati in causa sopra citati, fornendo anche un’adeguata preparazione ai professionisti dei singoli settori.
A concludere l’evento sul Lago maggiore è stato il senatore Roberto Rosso, relatore al Senato del Disegno di Legge Quadro sulla Rigenerazione Urbana, molto sensibile al tema anche perché proveniente da una famiglia impegnata nell’edilizia: «Il Disegno di Legge Quadro sulla Rigenerazione Urbana – ha affermato per l’occasione – nasce con un obiettivo chiaro: costruire città in cui non sia più necessario distinguere tra spazi per persone con disabilità e spazi per cosiddetti “normodotati”. Una distinzione che pesa, che ferisce, che isola. Una città giusta è una città che funziona per tutti e tutte, senza etichette e senza percorsi separati. Rigenerare oggi significa progettare ambienti urbani in cui l’accessibilità sia una condizione naturale e non una concessione o una correzione tardiva. Strade, edifici, servizi, trasporti e spazi pubblici devono essere pensati fin dall’origine per essere utilizzabili da chiunque, in ogni fase della vita. Per un anziano che vuole continuare a muoversi in autonomia. Per una persona con disabilità che chiede solo normalità. Per una famiglia, per un bambino, per chi vive una fragilità temporanea o permanente. Una città davvero moderna non crea categorie, offre risposte universali. Con questa riforma dell’abitare si vuole quindi dare vita a quartieri in cui ambulatori, farmacie, scuole, trasporti, spazi verdi, presìdi sociali e commercio di prossimità siano raggiungibili a piedi, in sicurezza e senza barriere. Demoliamo e ricostruiamo edifici obsoleti per creare abitazioni moderne, efficienti e pienamente accessibili: restituiamo autonomia, serenità e futuro, con il buon senso che può rendere le città più umane e più giuste».
*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Il diritto alla casa accessibile, un percorso a ostacoli da affrontare nella rigenerazione urbana” e viene qui ripreso, con una serie di modifiche e riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.
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