Ripensare la risposta umanitaria oggi significa andare anche oltre il “non lasciare indietro nessuno”, garantendo che tutti abbiano gli strumenti per progettare e costruire il proprio futuro, anche nelle condizioni più estreme: lo conferma l’attività nella Striscia di Gaza dell’organizzazione non goverenativa EducAid che sta tuttora dimostrando come investire sui diritti e sul capitale umano sia l’unica via percorribile per una reale inclusione sociale, anche lì dove la guerra cerca di cancellare il futuro

Oltre il “Non lasciare indietro nessuno”: l’esperienza di EducAid a Gaza
Nella Striscia di Gaza, il concetto di aiuto umanitario sta vivendo una trasformazione profonda. Da anni, l’organizzazione non governativa riminese EducAid lavora per scardinare il paradigma della passività, sostituendo l’assistenzialismo con un approccio esplicitamente human rights-based [“basato sui diritti umani”]. Al centro di questa visione vi è un principio cardine: le persone con disabilità non sono semplici destinatari di cure, ma titolari di diritti e protagonisti attivi del proprio cambiamento, in coerenza con i dettami della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Un investimento strategico sul capitale umano
Si tratta di un approccio fondato sulla convinzione che empowerment, autodeterminazione ed emancipazione siano gli unici strumenti reali per un’indipendenza duratura. Ben prima dell’inasprimento del conflitto in quel territorio, nell’ottobre 2023, EducAid aveva investito risorse ingenti nella creazione di infrastrutture sociali capaci di generare autonomia.
Il fiore all’occhiello di questa strategia è stato il Centro per la Vita Indipendente di Gaza, fondato nel 2019 in collaborazione con la RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo) e il Centro per l’Autonomia di Roma, nell’àmbito del progetto I-CAN finanziato dall’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo). In questo spazio, l’inclusione è diventata una pratica quotidiana attraverso la fornitura di ausili personalizzati, il supporto psicosociale alla pari e la formazione professionale mirata [se ne legga già ampiamente negli anni scorsi anche sul nostro giornale, N.d.R.].
Fatto non trascurabile, il Centro era gestito prevalentemente da Peer Counselors (“consulenti alla pari”) e intitolato a Rita Barbuto, responsabile dei progetti internazionali sulla disabilità della RIDS e direttrice di DPI Italia (Disabled Peoples’ International), che li aveva formati per cointo di EducAid.
I numeri di un cambiamento sistemico
In soli tre anni di attività, il progetto I-CAN ha trasformato radicalmente la realtà di oltre 600 persone con disabilità. I risultati parlano di oltre 1.000 ausili distribuiti – molti dei quali progettati e realizzati direttamente nell’officina del Centro – e di numerosi tirocini formativi che hanno permesso a donne con disabilità di sfidare i pregiudizi ed entrare nel mercato del lavoro locale.
Ma il vero elemento distintivo del Centro risiede nella sua équipe multidisciplinare, composta da circa 30 operatori palestinesi, molti dei quali sono essi stessi persone con disabilità. Una scelta non solo operativa, ma rappresentativa di una posizione politica e culturale precisa: chi vive la disabilità deve essere soggetto attivo che contribuisce alla progettazione delle soluzioni per la propria vita e per la comunità.
Tecnologia e innovazione
Nel 2022, il percorso di innovazione aveva fatto un ulteriore passo avanti con il progetto TEAM! Il cui obiettivo era stato quello di rendere Gaza un polo di produzione autonoma attraverso la creazione di un FabLab, oggi trasformato in Officina Mobile. Dotato di stampanti 3D e tecnologie all’avanguardia, il laboratorio consente tuttora la produzione locale di componenti, pezzi di ricambio e ausili personalizzati. Questo ha ridotto la dipendenza dalle importazioni esterne (bloccate ai valichi) e ha permesso di investire sulle competenze tecniche di giovani professionisti locali.
Oltre le macerie: la sfida del post-7 ottobre
L’offensiva militare successiva al 7 ottobre 2023 ha segnato una devastazione senza precedenti. Il Centro per la Vita Indipendente, simbolo di progresso e autonomia, è stato raso al suolo dai bombardamenti. Tuttavia, l’azione di EducAid non si è fermata tra le macerie. La vera forza dell’organizzazione non governativa, infatti, si è rivelata essere il capitale umano, se è vero che nonostante gli sfollamenti forzati, il team locale ha continuato a operare, dimostrando che le competenze acquisite sono un’infrastruttura invisibile ma indistruttibile.
Oggi, con il sistema educativo formale quasi totalmente annientato (il 97% delle scuole è danneggiato), l’impegno ha incluso i Temporary Learning Spaces (TLS), spazi educativi informali, nati dalla resilienza delle famiglie. Qui EducAid lavora insieme ad altri partner per garantire che i minori con disabilità non vengano dimenticati.
In un contesto dove l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima 42.000 nuovi casi di ferite permanenti, l’inaccessibilità delle strade (distrutte al 92%) e la carenza di ausili rischiano infatti di creare nuove forme di segregazione.
Da dire infine che al momento attuale gli unici aiuti umanitari che arrivano a Gaza, raramente sono diretti alle persone con disabilità perché il fatto che esse vengano continuamente spostate in diverse località della Striscia non consente di conoscere dove vivano esattamente. Inoltre, la Fondazione americana che gestisce gli aiuti umanitari non ha alcun programma specificamente destinato alle persone con disabilità. Tramite EducAid, dunque, si può contribuire con una donazione (fare riferimento a questo link), nell’àmbito della campagna Emergenza Gaza – Un aiuto immediato per i più vulnerabili.
Un nuovo paradigma per il futuro
Ripensare la risposta umanitaria oggi significa non limitarsi a “non lasciare nessuno indietro”, ma garantire che tutti abbiano gli strumenti per progettare e costruire il proprio futuro, anche nelle condizioni più estreme. Attraverso una strategia “a doppio binario” – che agisce contemporaneamente sull’ambiente (rendendo inclusivi oltre 23 Temporary Learning Spaces per 3.000 bambini e bambine con e senza disabilità) e sul supporto individuale personalizzato, EducAid dimostra che investire sui diritti e sul capitale umano è l’unica via percorribile per una reale inclusione sociale, anche lì dove la guerra cerca di cancellare il futuro. (M.F.)
Per ulteriori informazioni: Michela Fabbri ([email protected]).
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