La dignità non si proclama, si garantisce!

di Daniela Mignogna*
«C’è una distanza enorme tra le parole e i fatti – scrive Daniela Mignogna -: da una parte si riempiono piazze e discorsi di ideali: famiglia, valori, futuro. Dall’altra ci sono vite concrete fatte di file infinite, richieste ignorate, sostegni promessi e mai arrivati. Non è retorica, è quotidianità. Chi vive accanto a una persona con disabilità conosce bene questo divario. Sa cosa significa dover insistere per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito»

Scritta "Le più belle parole sono i fatti" su sfondo grigioC’è una distanza enorme tra le parole e i fatti. Da una parte si riempiono piazze e discorsi di ideali: famiglia, valori, futuro. Dall’altra ci sono vite concrete fatte di file infinite, richieste ignorate, sostegni promessi e mai arrivati. Non è retorica, è quotidianità.
Chi vive accanto a una persona con disabilità conosce bene questo divario. Sa cosa significa dover insistere per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito. Sa cosa vuol dire organizzare ogni giornata come una piccola battaglia, tra uffici che rimandano, servizi insufficienti e una solitudine che pesa più di tutto il resto.
Non serve celebrare la famiglia in astratto se poi, nella pratica, viene lasciata senza strumenti. Non basta parlarne nei momenti pubblici, se poi manca una presenza concreta quando serve davvero.
Il punto non è negare l’importanza della famiglia, ma smettere di usarla come slogan. Perché dietro quella parola ci sono persone reali, con bisogni reali, che non possono vivere di promesse.
E finché questo scarto resterà così evidente, ogni discorso rischierà di suonare vuoto.

*Referente per l’Emilia Romagna del Coordinamento Nazionale CFU (Caregiver Familiari Uniti).

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