Quanto è normale la curva normale?

di Filippo Visentin
Il libro “L’errore. Storia anomala della normalità” di Fabrizio Acanfora – da cui si prenderà spunto domani, 7 maggio, all’Università di Torino, per l’incontro “Quanto è normale la curva normale? – è una lettura essenziale e provocatoria per chiunque voglia comprendere le radici profonde dell’abilismo contemporaneo e l’urgenza di costruire una società che non veda più nella differenza un difetto, ma una dimensione fondamentale e irrinunciabile dell’esistenza
La "curva normale"
La “curva normale”

Quanto è normale la curva normale?: si intitolerà così il seminario che si terrà nella mattinata di domani, 7 maggio a Torino (Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino, nell’àmbito del Research Temporary Lab, a Palazzo Nuovo, Aula 6, Via Sant’Ottavio, 20, ore 10-13) e che vedrà quale protagonista lo scrittore e attivista Fabrizio Acanfora, in dialogo con la professoressa Tania Parisi, docente nell’Ateneo torinese.Prendendo spunto dal libro L’errore. Storia anomala della normalità di Acanfora (Luiss University Press, 2024), l’incontro verterà sui temi dell’ideologia meritocratica, delle disuguaglianze sociali e della percezione delle abilità individuali. Sarà pertanto un’occasione assai utile per riflettere su come la società definisce ciò che è “normale” e come tale definizione influenzi la valutazione del merito nonché il concetto stesso di inclusione.
L’evento (a questo link ne è disponibile la locandina) potrà essere seguito anche da remoto tramite questo link.

L’errore. Storia anomala della normalità di Fabrizio Acanfora è un saggio denso e lucido in cui l’Autore, già noto ai lettori di Superando (se ne legga ad esempio a questo link il recente contributo Disabilità ed emergenze: chi rimane indietro? Ovvero, le gerarchie di chi è utile e di chi è “sacrificabile”), decostruisce con grande lucidità il concetto stesso di “normalità”, rivelandolo come un insidioso strumento di esclusione sistematica nato in concomitanza con l’affermazione del capitalismo.
Partendo dalla sua esperienza di persona autistica, Acanfora traccia un’attenta analisi storico-filosofica e politica, mostrando come la diversità sia stata progressivamente trasformata in un “errore” da correggere o emarginare nel momento in cui i corpi e le menti hanno iniziato a essere misurati esclusivamente in base alla loro produttività. Il tutto ricordando che la disabilità, intesa come categoria umana, non esisteva prima dell’affermazione del capitalismo. È stato infatti proprio con il declino dell’ordine feudale e la nascita del sistema socioeconomico moderno, che la diversità fisica, sensoriale o cognitiva ha iniziato a essere misurata in base alla capacità di produrre e lavorare.

Attraverso l’esame di concetti come l’“uomo medio” proposto da Adolphe Quetelet in linea con la statistica ottocentesca, l’eugenetica di Francis Galton e il darwinismo sociale di Herbert Spencer, il libro unisce abilmente la critica sociale a quella politico-economica. Acanfora infatti evidenzia come l’ideologia neoliberista abbia sfruttato la normalizzazione per “atomizzare” la società, partendo dal celebre assunto di Margaret Thatcher secondo cui “la società non esiste”, esistono solo gli individui. E una critica severa viene mossa anche alla sinistra (la cosiddetta “Terza Via”), colpevole, a giudizio dell’Autore, di avere abbandonato la solidarietà e la coscienza di classe per abbracciare il dogma neoliberista.

Il libro funge anche da monito per il presente. Acanfora identifica infatti il passaggio dalla liquidità postnormale descritta da Zygmunt Bauman, a una fase reazionaria che definisce “neonormalità”. Si tratta di un ritorno a una normatività solida, autoritaria e intollerante, che cerca di limitare i diritti civili e le libertà faticosamente conquistati.
L’opera tuttavia non si limita a essere un mero atto d’accusa, ma si eleva a un accorato appello politico e sociale alla cooperazione. In tal senso Acanfora invita a superare la competizione esasperata imposta dal mercato a favore della “convivenza”, intesa come un movimento collettivo capace di riconoscere il valore della naturale variabilità umana e di ripristinare un forte senso di solidarietà.

Si tratta, in definitiva, di una lettura essenziale e provocatoria per chiunque voglia comprendere le radici profonde dell’abilismo contemporaneo e l’urgenza di costruire una società che non veda più nella differenza un difetto, ma una dimensione fondamentale e irrinunciabile dell’esistenza.

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