Chi garantisce, durante gli esami, l’effettiva attuazione dei diritti di studenti e studentesse con disabilità?

di Marco Macrì*
«Il Ministero – scrive Marco Macrì – ha pubblicato regolarmente le commissioni dei prossimi Esami di Maturità, ed è un bene, perché la trasparenza è un presidio di legalità e una garanzia per studenti, famiglie e cittadini. Ma c’è una domanda che continua a rimanere senza risposta. Chi garantisce, durante gli esami, l’effettiva attuazione dei diritti di studenti e studentesse con disabilità, domanda ancora più attuale, quando si verificano assenze del personale di sostegno durante le prove?»

Mano scrive alla lavagna "MATURITA'"Anche quest’anno il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato regolarmente le commissioni dell’Esame di Stato [da quest’anno tornato a chiamarsi Esame di Maturità, N.d.R.]. Presidenti, commissari interni, commissari esterni: nomi, cognomi e discipline sono facilmente consultabili da chiunque. Giusto così. La trasparenza è un presidio di legalità e una garanzia per studenti, famiglie e cittadini.
Ma c’è una domanda che continua a rimanere senza risposta. Chi garantisce, durante gli esami, l’effettiva attuazione dei diritti di studenti e studentesse con disabilità?
La normativa è tutt’altro che silenziosa. L’articolo 20 del Decreto Legislativo 62/17 stabilisce che la commissione d’esame operi tenendo conto della documentazione relativa al percorso dello studente, comprese le misure previste nel PEI (Piano Educativo Individualizzato). L’articolo 24 dell’Ordinanza Ministeriale n. 67 del 31 marzo 2025 ribadisce che la commissione deve assicurare le modalità di svolgimento delle prove coerenti con il PEI e con l’assistenza prevista per l’autonomia e la comunicazione. In altre parole, la legge riconosce che l’equità dell’esame non consiste nel trattare tutti allo stesso modo, ma nel mettere ciascuno nelle condizioni di poter dimostrare le proprie competenze secondo le garanzie previste dall’ordinamento.
Eppure, mentre i nomi dei commissari vengono pubblicati con doverosa trasparenza, non vi è alcuna informazione pubblica sulle figure chiamate a garantire concretamente tali diritti durante lo svolgimento delle prove. Non stiamo chiedendo la diffusione di dati sensibili. Non stiamo chiedendo di conoscere le condizioni personali di alcuno studente. Stiamo ponendo una questione di trasparenza istituzionale.
Se la presenza di commissari e presidenti è considerata un elemento essenziale per assicurare la correttezza e la credibilità dell’esame, perché non è possibile conoscere quali misure organizzative siano state adottate per garantire il pieno rispetto dei diritti degli studenti e delle studentesse con disabilità? La domanda è ancora più attuale quando si verificano assenze del personale di sostegno durante le prove. In questi casi chi assicura la continuità delle garanzie previste dal PEI? Con quale provvedimento? Con quale sostituzione? Con quale verbalizzazione? Sono domande che riguardano la qualità della scuola pubblica e il rispetto della legge.
Da anni denunciamo questa criticità a Genova e in Liguria. Da anni chiediamo che il tema venga affrontato con chiarezza. Da anni riceviamo rassicurazioni generiche ma nessuna risposta strutturale.
Nel frattempo si continua a parlare di inclusione in convegni, linee guida e campagne istituzionali. Poi però, nel momento più importante del percorso scolastico, quello dell’Esame di Stato, le figure che dovrebbero garantire l’effettività di quei diritti diventano invisibili.
Il diritto a un esame equo non appartiene soltanto ad alcuni studenti. Appartiene a tutte le studentesse e a tutti gli studenti. La trasparenza non può fermarsi davanti alla porta dell’aula d’esame. Perché una scuola davvero inclusiva non è quella che proclama i diritti. È quella che dimostra, con atti verificabili e procedure trasparenti, di averli garantiti.

*Portavoce di Genova Inclusiva e referente nazionale della Rete Caregiver e Disabilità Italia ([email protected]).

 

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