Sostegno e inclusione scolastica: se la formazione di qualità diventa una questione di fortuna

di Maria Faragasso*
«In Italia – scrive Maria Faragasso, docente di sostegno e madre di uno studente con disabilità – le leggi ci sono e spesso sono anche all’avanguardia, ma tra ciò che è scritto e ciò che accade realmente nelle aule c’è ancora una distanza troppo grande. L’inclusione di alunne e alunni con disabilità, infatti, è spesso una questione di fortuna, dipende da dove si vive e da chi si incontra lungo il percorso scolastico»

Insegnante di sostegno insieme a bimbo con disabilitàLa formazione dei docenti per le attività di sostegno didattico torna al centro del dibattito pubblico. Un articolo della «Stampa» del 5 maggio scorso espone i timori di una madre sulla qualità della formazione dall’INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa) per i docenti che vogliono ottenere la specializzazione per il sostegno, sottolineando che l’obiettivo di fare inclusione nella scuola non si raggiunge con una certificazione telematica.
Sullo stesso numero del giornale risponde il presidente dell’INDIRE, Francesco Manfredi, che difende la completezza culturale e formativa di detti corsi online, proposti in via emergenziale per colmare un vuoto e aiutare le famiglie.
Successivamente, il 20 maggio, proprio su queste stesse pagine di Superando, l’avvocato Salvatore Nocera critica i corsi straordinari INDIRE, invocando un ritorno ai canali ordinari universitari in presenza per garantire la qualità della formazione dei docenti e, di conseguenza, la reale inclusione nelle scuole.
Emerge un quadro complesso: da un lato l’esigenza delle famiglie che, consapevoli delle criticità legate a percorsi formativi online, chiedono docenti competenti; dall’altro il presidente Manfredi che ripone la massima fiducia nel valore della proposta INDIRE, illudendosi di colmare con i corsi online le necessità delle famiglie; infine, il bisogno degli esperti di garantire percorsi formativi per i docenti di sostegno che siano maggiormente strutturati e da svolgersi in presenza, integrando un congruo monte ore di tirocinio pratico, sul modello universitario.

Negli ultimi anni, per ottenere la specializzazione dei docenti per il sostegno didattico, si sono moltiplicati i percorsi formativi accorciati, accelerati e online, spesso poco chiari nei contenuti e negli obiettivi. Questa ambiguità non aiuta a capire quale direzione il Governo intenda davvero prendere sulla qualità della formazione, sull’offerta formativa della scuola in materia di bisogni educativi speciali e sulla qualità di vita delle giovani persone con disabilità. Senza docenti specializzati competenti, intraprendenti e capaci di pianificare attività autentiche, coinvolgendo tutte le figure, l’inclusione, infatti, rimane fittizia.
Nella scuola inclusiva è la comunità scolastica tutta che deve essere competente e garantire il diritto all’istruzione, non solo il docente “di sostegno” o l’assistente scolastico: ogni dirigente, ogni docente, ogni figura educativa e del personale scolastico è chiamato a contribuire con la propria competenza specifica. La formazione è dunque fondamentale. Senza una preparazione diffusa, solida e di qualità, l’inclusione scolastica resta fragile.

L’Italia è un modello avanzato di scuola inclusiva. Le leggi, in effetti, ci sono e spesso sono anche all’avanguardia, ma tra ciò che è scritto e ciò che accade realmente nelle aule c’è ancora una distanza troppo grande. L’inclusione di alunne e alunni con disabilità non è una certezza: è spesso una questione di fortuna, dipende da dove si vive e da chi si incontra lungo il percorso scolastico. Dirigenti e docenti preparati e attenti ai bisogni dei nostri figli possono fare la differenza; dove questa competenza manca, i diritti rischiano di restare sulla carta.
L’esigenza formativa, inoltre, riguarda anche gli assistenti scolastici per l’autonomia personale e la comunicazione e gli educatori scolastici, figure professionali previste per supportare studenti che hanno bisogno di assistenza personale e/o nella comunicazione.
Nel Lazio, per gli assistenti ASACOM, sono previste almeno 830 ore di formazione, delle quali 810 ore di formazione LIS, ma non ci sono indicazioni chiare sulla preparazione in altre tipologie di comunicazione. I titoli di accesso e le competenze minime richieste sono poco chiari e la formazione non prende in considerazione la varietà dei bisogni. In Friuli Venezia Giulia, per supportare l’inclusione scolastica di bambine e bambini con autismo, ci sono gli educatori scolastici. Nel Veneto queste figure nelle scuole non sono previste: il loro compito è affidato agli assistenti scolastici per l’autonomia personale, per la maggior parte figure con titolo di OSS (Operatore Socio Sanitario), che non hanno competenze specifiche per l’autismo.
Ci sono disparità territoriali: studentesse e studenti che ricevono un supporto adeguato e altri che ne ricevono uno inadeguato, semplicemente a seconda della Regione di residenza o della competenza specifica richiesta dagli enti formatori. Questo non è equo e potrebbe persino sollevare questioni costituzionali.

Sono un’insegnante specializzata per le attività di sostegno didattico e sono madre di uno studente con disabilità, vivo la scuola da due prospettive: quella del docente che conosce la normativa, gli strumenti e le responsabilità che dovrebbero garantire il diritto all’inclusione scolastica e sociale, e quella del genitore, carico di preoccupazioni e di aspettative. Da docente mi chiedo: quale livello di inclusione e insegnamento stiamo garantendo alle nostre studentesse e ai nostri studenti? Da genitore mi domando: posso essere certa che mio figlio incontrerà personale adeguatamente formato, attento ai suoi bisogni e con le appropriate competenze?
Non è una posizione ideologica, né una critica fine a se stessa: è una richiesta di chiarezza e di responsabilità. Chi lavora nella scuola e chi la vive come famiglia ha bisogno di sapere quali garanzie reali esistono, quali controlli vengono effettuati e quale qualità formativa viene assicurata a chi lavora nelle scuole. Non si parla di teorie o di modelli, si parla di diritti. E i diritti, per essere tali, devono essere garantiti a tutti allo stesso modo.

*Insegnante specializzata per il sostegno didattico e madre di uno studente con disabilità.

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