Abbattere le barriere geografiche e mentali per riscoprire la montagna come uno spazio accessibile a chiunque: è lo spirito con cui l’Associazione trentina Dolomiti Open ha organizzato, promosso e vissuto due appuntamenti divenuti ormai tradizionali, ossia il “Brenta Open Camp”, nel cuore delle Dolomiti di Brenta, e il “Dolomiti Open Passo Duran”, in collaborazione con l’Associazione CortinaSenzaConfini, andato in scena tra le pareti rocciose del Cadore e dell’Agordino

Abbattere le barriere geografiche e mentali per riscoprire la montagna come uno spazio accessibile a chiunque: è lo spirito con cui l’Associazione Sportiva Dilettantistica Dolomiti Open di San Lorenzo Dorsino (Trento) ha organizzato, promosso e vissuto due appuntamenti divenuti ormai tradizionali, ossia il Brenta Open Camp, nel cuore delle Dolomiti di Brenta, e il Dolomiti Open Passo Duran, in collaborazione con l’Associazione CortinaSenzaConfini, andato in scena tra le pareti rocciose del Cadore e dell’Agordino.
Nel suggestivo e selvaggio scenario della Val D’Ambiez, dunque, all’inizio di luglio vi è stata la seconda edizione del Brenta Open Camp, che ha visto 13 giovani con disabilità motoria o intellettiva provenienti da Arco, Trento, Genova, Bologna, Crema e Catania, accompagnati da educatori qualificati, da guide alpine esperte e dal capitano della nazionale italiana di para-ice hokey, Gianluigi Rosa, misurarsi con piccoli compiti di autogestione all’interno della malga, in escursioni guidate, scalate e in altre attività in ambiente naturale.
Arrivati infatti a Malga Prato di Sotto la sera del 1° luglio, i partecipanti al camp hanno dormito presso la struttura, da cui al mattino seguente sono partiti a piedi, alla volta del Rifugio Agostini. Ciascuno ha percorso i 700 metri di dislivello con i propri tempi, al bisogno anche con l’utilizzo di una joëlette, la nota sedia a rotelle da trekking, spinta dalle guide alpine e da altri volontari. Qualcuno, poi, sempre supportato al meglio, ha voluto addirittura affrontare l’impegnativo sentiero attrezzato Ettore Castiglioni.
Al rientro, il gruppo ha potuto affrontare un laboratorio di teatro open air con Nadia Fulco dell’ATIR (Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca), specializzata in attività inclusive.
Infine, dopo una seconda notte in malga, la discesa a valle, con tappa alla Cascata di Laon, in compagnia di un operatore del Parco Naturale Adamello Brenta.
Successivamente, come detto, in sinergia con l’Associazione CortinaSenzaConfini, è arrivato il Dolomiti Open Passo Duran, che ha visto quest’ultimo trasformarsi per due giorni in una vera e propria “palestra a cielo aperto”.
L’evento ha riunito atleti paralimpici del calibro di Martina Caironi, Orietta Bertò e Chiara Mazzel, e Associazioni storiche del territorio agordino, quali ASSI e ANFFAS, oltre a volontari, istituzioni e guide alpine.
La prima giornata è stata centrata sulla camminata inclusiva verso il Rifugio Bruto Carestiato e grazie all’utilizzo di due joëlette elettriche guidate dai volontari, anche i partecipanti con gravi disabilità motorie hanno potuto raggiungere la meta. «È stata quindi – sottolineano da Dolomiti Open – un’occasione per ribadire un messaggio chiave, ovvero che non esiste un solo modo di accedere alla montagna: percorsi e fondi differenti richiedono tecnologie, ausili e soluzioni capaci di adattarsi alle necessità delle persone».
Successivamente, presso il Rifugio Cesare Tomè, il dibattito si è spostato sul piano istituzionale con la presentazione del progetto Accessibilità in Movimento, alla presenza di Nicolò Toscano, vicepresidente del CIP Veneto (Comitato Italiano Paralimpico).
La seconda giornata, invece, è stata interamente dedicata alla pratica sul campo. Sulle pareti del Passo Duran, le guide alpine hanno supportato atleti amputati nella scalata su roccia, mentre a valle veniva sperimentato il nordic walking sotto la guida di un’istruttrice federale FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali).
A coronare la giornata, quindi, l’evento Echi dalle cime, con i musicisti alpinisti Michele Selva (sax soprano) e Mattia Marazzi (sax contralto), che si sono esibiti dalle due cime in “botta e risposta” con libere improvvisazioni e musiche di Beethoven, Morricone e Glass, diffondendo note suggestive tra le vette silenziose, prima delle letture finali a cura dei volontari del Libro Parlato Internazionale di Feltre.
«Queste esperienze – commentano in conclusione da Dolomiti Open – ridefiniscono il concetto stesso di accessibilità: laddove infatti i sentieri ripidi e le rocce sembrano rappresentare barriere insormontabili, lo spirito d’appartenenza a un gruppo, il supporto di personale preparato e la forza di volontà generano soluzioni inaspettate. Affrontare insieme il cammino permette di creare relazioni autentiche, dimostrando che la montagna può essere uno straordinario acceleratore sociale e umano». (S.B.)
Per ulteriori informazioni: [email protected] (Cristina Zanghellini).
Articoli Correlati
- Sport, natura e inclusività ai piedi delle Dolomiti di Brenta Anche quest’anno Visit Paganella, l’Azienda di Promozione Turistica del territorio ai piedi delle Dolomiti di Brenta (Trento), promuoverà una serie di eventi dedicati all’accessibilità in montagna, con "Brenta Open", dal…
- L’arte elogia la follia: la malattia mentale nelle opere dei grandi artisti Spazia dal Medioevo ai giorni nostri il ricco approfondimento dedicato al rapporto tra arte e follia, curato da Stefania Delendati, che scrive tra l’altro: «In un certo senso l’arte, se…
- Scoprire le aurore boreali e farne esperienza sensoriale «Questa mostra speciale aiuterà a scoprire le aurore boreali e a farne esperienza sensoriale, soprattutto alle persone cieche e ipovedenti»: viene presentata così "Sentire l’invisibile - Toccare l’ineffabile", mostra fotografica…