Giunto al quarto anno, “Arena per Tutti” – il progetto della Fondazione Arena di Verona dedicato alle persone con disabilità sensoriali e intellettive – non è semplicemente un progetto sull’accessibilità, ma è qualcosa di più, ossia un modo diverso di pensare il rapporto tra le persone e la cultura, dove nessuno è chiamato semplicemente ad assistere, ma tutti possono sentirsi parte dell’esperienza. Ne parliamo con Elena Di Giovanni, che ne è la responsabile scientifica

C’è un momento, nel corso della mia chiacchierata con Elena Di Giovanni, in cui si capisce – basta ascoltare il suo entusiasmo – che Arena per Tutti – il progetto della Fondazione Arena di Verona dedicato alle persone con disabilità sensoriali e intellettive, giunto al quarto anno – non è semplicemente un progetto sull’accessibilità. È qualcosa di più: un modo diverso di pensare il rapporto tra le persone e la cultura, dove nessuno è chiamato semplicemente ad assistere, ma tutti possono sentirsi parte dell’esperienza.
L’occasione è stata la conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2026 del progetto, svoltasi l’11 luglio scorso, alla quale hanno preso parte la sovrintendente della Fondazione Arena Cecilia Gasdia, l’assessora alle Politiche Sociali del Comune di Verona Luisa Ceni, la direttrice Marketing di Müller Italia Paola Scandola ed Elena Di Giovanni, responsabile scientifica dell’iniziativa, affiancata da Francesca Raffi. Un momento che ha permesso non solo di presentare le novità della nuova stagione, ma anche di ribadire come il successo di Arena per Tutti sia il risultato della collaborazione tra istituzioni, imprese e tante professionalità diverse.
Elena Di Giovanni, professoressa ordinaria di Lingua e Traduzione Inglese all’Università di Macerata, è una delle maggiori esperte italiane di accessibilità ai media e allo spettacolo. Da anni si occupa di traduzione audiovisiva, audiodescrizione, sottotitolazione e accessibilità culturale, collaborando con importanti istituzioni nazionali e internazionali. Dal 2023 coordina scientificamente Arena per Tutti e, parlando con lei, si ha la sensazione che ricerca universitaria e lavoro sul campo procedano davvero nella stessa direzione.
Elena, la prima cosa che colpisce è il numero degli iscritti. Prima ancora di iniziare avete già superato quasi quota 1.200!
«Sì – sorride -, ed è una soddisfazione enorme. Quando siamo partiti, nel 2023, avevamo registrato circa 760 presenze. Quest’anno siamo arrivati a quasi 1.200 iscritti ancora prima dell’avvio delle attività. È il segno che il progetto è cresciuto e che sempre più persone sentono che l’Arena può davvero essere un luogo aperto a tutti».
In questi anni avete anche costruito una rete di collaborazioni molto ampia. Quanto conta questo aspetto?
«Conta moltissimo. Il progetto cresce perché cresce anche il dialogo con il territorio e, nello stesso tempo, con realtà nazionali e internazionali che lavorano sull’accessibilità. Questo ci permette di confrontarci continuamente, sperimentare nuove soluzioni e utilizzare tecnologie sempre più avanzate, senza perdere di vista quello che per noi resta l’obiettivo principale: offrire un’esperienza culturale autentica».

E quest’anno avete deciso di fare un altro passo avanti.
«Ci tenevamo molto. Dopo il successo dei laboratori dedicati al backstage e al canto lirico, abbiamo pensato di offrire nuove esperienze. Nascono così due percorsi multisensoriali: uno dedicato all’orchestra, per conoscere da vicino gli strumenti, il suono e il lavoro dei musicisti, e uno dedicato alla danza, per scoprire come prende forma il movimento sul palcoscenico. L’idea è sempre la stessa: permettere alle persone di entrare dentro l’opera, non soltanto di assistervi».
Quello che colpisce di Arena per Tutti è che l’accessibilità non si esaurisce nei laboratori.
«Esatto. Durante gli spettacoli ci sono audiodescrizioni dal vivo, sottotitoli, trailer accessibili, libri di sala digitali e materiali disponibili in italiano, inglese e tedesco. Abbiamo inoltre riservato complessivamente 2.600 posti di platea alle persone con disabilità sensoriali e intellettive e ai loro accompagnatori, mentre continuano naturalmente a essere garantiti gli spazi dedicati alle persone con disabilità motoria. Cerchiamo di costruire un’esperienza completa, in cui ogni persona possa scegliere gli strumenti più adatti per vivere lo spettacolo».
Qual è dunque, secondo lei, il vero valore aggiunto del progetto?
«Le persone. La disponibilità dei lavoratori della Fondazione Arena è qualcosa di straordinario. Tantissimi mettono gratuitamente a disposizione il proprio tempo e la propria professionalità per accompagnare i partecipanti nei percorsi. È questo che rende tutto speciale. Si crea davvero il clima di una grande famiglia, aperta alle persone, alle idee e agli stimoli che ciascuno porta con sé».
Ed è questa la sensazione che rimane al termine della conversazione. I numeri raccontano un progetto in continua crescita, ma da soli non basterebbero a spiegarne il successo. A fare la differenza sono le persone che lo costruiscono ogni giorno e una visione dell’accessibilità che non si limita ad abbattere le barriere, ma prova a trasformare la cultura in un’esperienza realmente condivisa. È probabilmente questo il messaggio più forte che Arena per Tutti continua a lanciare, anno dopo anno.
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