Celebrare può servire, ma senza fatti non basta!

di Gianfranco Vitale
«Il 10 ottobre – scrive Gianfranco Vitale – si è celebrata la Giornata Mondiale della Salute Mentale, promossa per sensibilizzare l’opinione pubblica, combattere lo stigma e richiamare l’attenzione sull’importanza del benessere psicologico. Ma la tutela della salute, della dignità e della qualità della vita delle persone riceve l’attenzione e le risorse che merita? Perché una giornata di sensibilizzazione ha senso soltanto se contribuisce a cambiare la realtà degli altri 364 giorni dell’anno. Celebrare può servire. Ma, senza fatti, non basta!»
Realizzazione grafica con mani che elaborano una testa che ha dentro un cuore-puzzle
Realizzazione grafica elaborata in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre

Il 10 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale della Salute Mentale, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per sensibilizzare l’opinione pubblica, combattere lo stigma e richiamare l’attenzione sull’importanza del benessere psicologico.
Confesso di avere un rapporto difficile con la parola “celebrazione”. Ciò non mi impedisce di riconoscere quanto siano importanti queste iniziative. La salute mentale riguarda tutti, anche chi non sperimenta direttamente una condizione di disagio psicologico.
A preoccuparci è soprattutto la diffusione dei problemi legati al benessere mentale, che coinvolgono anche molti giovani e giovanissimi. Bullismo, isolamento sociale, uso problematico dei social network e consumo di alcol e droghe possono contribuire a situazioni di sofferenza che non possiamo ignorare. La cronaca ci restituisce spesso immagini drammatiche, ma sarebbe sbagliato identificare il disagio psichico con la violenza: chi soffre ha innanzitutto bisogno di ascolto, comprensione e sostegno.

Ma quanto è grande il problema e quanto siamo attrezzati per affrontarlo? Il Rapporto sulla Salute Mentale del Ministero della Salute, relativo al 2024, documenta che 845.516 persone sono state assistite dai servizi specialistici pubblici e che 272.497 hanno avuto un primo contatto con i Dipartimenti di Salute Mentale nel corso dell’anno. Numeri importanti, che tuttavia non restituiscono necessariamente l’intera dimensione del bisogno di assistenza.
La consapevolezza dei cittadini è cresciuta. Secondo un sondaggio IPSOS diffuso recentemente l’81% degli italiani considera il benessere psicologico importante quanto quello fisico. Eppure, soltanto il 38% ritiene che il sistema sanitario riservi ad esso la stessa attenzione.
La distanza tra la consapevolezza dei cittadini e la risposta dei servizi è evidente. La prevenzione, l’ascolto e la tempestività degli interventi dovrebbero essere priorità irrinunciabili. Non possiamo aspettare che una situazione diventi insostenibile prima di intervenire. Né possiamo affidarci a risposte esclusivamente farmacologiche, quando sono necessari anche sostegno psicologico, percorsi terapeutici individualizzati e continuità assistenziale. I farmaci, quando indicati, sono strumenti importanti; non possono però sostituire una presa in carico complessiva della persona.
Per questo i Pronto Soccorso non dovrebbero diventare l’approdo inevitabile di chi vive una crisi psichica. Occorre rafforzare i servizi territoriali e fare in modo che le Case della Comunità possano offrire risposte concrete anche alle persone con problemi di salute mentale. Non basta prevedere queste strutture sulla carta: servono professionisti, risorse e servizi realmente accessibili.
E tuttavia, la salute mentale non è soltanto una questione sanitaria. La solitudine, le difficoltà familiari, l’esclusione e la mancanza di opportunità possono aggravare la sofferenza. Sono quindi necessari anche luoghi di incontro, occasioni di socializzazione e spazi di ascolto, capaci di coinvolgere le famiglie, le scuole e le comunità. Soprattutto per i giovani, dobbiamo costruire contesti nei quali chiedere aiuto non sia motivo di vergogna e il disagio non venga ignorato fino a quando diventa più difficile affrontarlo.

E veniamo alle risorse economiche. Secondo i dati elaborati per il 2023 dalla SIEP (Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica), la spesa per l’assistenza territoriale alla salute mentale è stata stimata in circa 3,57 miliardi di euro, pari al 2,69% della spesa sanitaria corrente complessiva. Una quota che pone interrogativi sulla capacità del sistema di rispondere adeguatamente ai bisogni e di potenziare i servizi.
Nel frattempo, secondo le stime NATO pubblicate nel marzo di quest’anno, nel 2025 l’Italia ha destinato alla difesa il 2,01% del proprio PIL (Prodotto Interno Lordo).
È vero: sono percentuali riferite a grandezze economiche diverse, che non possono essere confrontate direttamente come se appartenessero allo stesso bilancio. Ma il confronto solleva comunque una questione politica legittima: quali priorità esprimono le scelte di spesa del nostro Paese?
Non si tratta di negare l’importanza della sicurezza, ma di domandarsi se la tutela della salute, della dignità e della qualità della vita delle persone riceva l’attenzione e le risorse che merita.
Sono uno di quelli a cui questo confronto interessa molto. E per questa ragione rivolgo al Governo e alla politica, nel suo complesso, un invito semplice e concreto: meno retorica, meno celebrazioni fini a se stesse e più impegno per garantire servizi, prevenzione e sostegno a chi ne ha bisogno.
Perché una giornata di sensibilizzazione ha senso soltanto se contribuisce a cambiare la realtà degli altri 364 giorni dell’anno.
Celebrare può servire. Ma senza fatti non basta!

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