E alla fine 300.000 euro per il “Dopo di Noi” vengono revocati, in barba ai diritti delle persone con disabilità

300.000 euro assegnati al Distretto Sociosanitario D50 della Sicilia, nell’àmbito del Fondo previsto dalla Legge 112/16 per sostenere il percorso del “Durante e Dopo di Noi” delle persone con disabilità, somme revocate dopo una vicenda di quasi otto anni, tra successive revisioni della progettazione, difficoltà contabili e comunicazioni regionali rimaste senza riscontro: lo denunciano, chiedendo un preciso accertamento delle responsabilità, le varie componenti dell’ANFFAS, da quelle di Trapani e della Sicilia a quella Nazionale 

Dito puntato (immagine orizzontale)«Siamo di fronte a una situazione, purtroppo molto più diffusa in Sicilia, ma non solo, di quanto si possa immaginare, che assume i contorni della crudeltà sociale: mentre infatti le famiglie delle persone con disabilità vivono nell’angoscia quotidiana del “cosa sarà dei nostri figli quando non ci saremo più”, la Pubblica Amministrazione locale si permette il lusso di perdere 300.000 euro dopo anni di interlocuzioni e difficoltà amministrative dichiarate dal Comune, con un Decreto che dà anche atto del mancato riscontro alle comunicazioni regionali che hanno preceduto la revoca. È semplicemente un insulto alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità!»: a cosa si riferiscono l’ANFFAS di Trapani, l’ANFFAS Sicilia e l’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) in una nota diffusa congiuntamente? A una vicenda che giudicano come «uno scandalo istituzionale», nella quale gli interventi programmati a valere sulle risorse del Fondo previsto dalla Legge 112/16 per sostenere il percorso del “Durante e Dopo di Noi” delle persone con disabilità e famiglie interessate, contribuendo a rendere concreto il loro diritto alla vita indipendente e all’inclusione nella comunità, non risultano essere stati avviati, nonostante i ripetuti solleciti posti in essere ai vari livelli. Una vicenda protrattasi per quasi otto anni, attraverso successive revisioni della progettazione, difficoltà contabili dichiarate dal Comune di Trapani e comunicazioni regionali rimaste senza riscontro, che, secondo quanto attestato nel Decreto Regionale, si è conclusa nell’agosto 2025 con la revoca dell’assegnazione delle somme destinate al “Dopo di Noi” al Distretto Sociosanitario D50, di cui appunto Trapani è Comune capofila.
Si parla in sostanza di 300.073,44 euro assegnati inizialmente al D50 nell’ottobre 2017 per finanziare percorsi di autonomia fuori dal nucleo familiare e interventi di accoglienza temporanea, anche per dare sollievo alle famiglie, un’assegnazione revocata nel 2025 sulla cui gestione a questo punto l’ANFFAS, chiede chiarezza, affinché siano accertate le responsabilità del mancato avvio degli interventi e della perdita del finanziamento.

«Dalla ricostruzione della documentazione – si legge nella nota prodotta dalle varie componenti dell’ANFFAS -, ottenuta solo attraverso una richiesta di accesso agli atti alla Regione Sicilia, mentre non è stato ancora possibile, ad oggi, ottenere gli atti da parte del Comune Capofila (Trapani) e del Distretto D50, emerge un quadro disarmante che intendiamo sottoporre alla pubblica opinione e agli organi di controllo, un quadro fatto di progettazione incompleta e carente, con gli atti esaminati che documentano, tra il 2018 e il 2021, ripetute richieste regionali di chiarimenti, integrazioni e modifiche per incongruenze, firme e valutazioni mancanti e documenti incompleti, fino alla segnalazione dell’invio dell’attestazione di disabilità di un beneficiario diverso da quello richiesto; Istituzioni lumaca, se è vero che anche i tempi di acquisizione dei progetti individuali richiedono un chiarimento, dal momento che, secondo quanto riportato nel verbale del Comitato dei Sindaci del febbraio 2021, quelli relativi ai beneficiari residenti a Trapani erano stati acquisiti dall’Unita di Valutazione Multidimensionale soltanto nel dicembre 2020, circostanza sulla quale chiediamo di ricostruire le date delle richieste e i passaggi della procedura, affinché siano chiarite le ragioni dei tempi trascorsi a fronte di un bisogno già rappresentato dal territorio. E da ultimo, ma non ultimo, il blocco contabile dichiarato dal Comune: dopo la validazione del piano, infatti, e il Decreto di Impegno Somme da parte della Regione (fine 2022), nel maggio 2023 il Comune di Trapani ha comunicato l’impossibilità di impegnare le risorse e avviare le procedure di affidamento a causa della mancata approvazione dei propri strumenti finanziari e dei bilanci. Riteniamo inaccettabile che gli ostacoli amministrativi dichiarati non siano stati superati in tempo utile per arrivare all’attuazione degli interventi prima della revoca, e occorre chiarire quali iniziative siano state assunte a questo scopo».

Nonostante dunque i ripetuti solleciti e segnalazioni poste in essere dall’ANFFAS nel tempo e ai vari livelli, nella primavera del 2025, la Regione, richiamando una situazione di stallo riferita a più Distretti e il mancato raggiungimento della soglia di rendicontazione necessaria per l’erogazione di ulteriori risorse ministeriali, ha inviato al Comune di Trapani e ad altri Distretti una comunicazione in marzo, seguita dall’avviso di avvio del procedimento di revoca il 18 aprile. Il Decreto Regionale di Revoca del 6 agosto 2025 ha dato così atto del mancato riscontro alla nota di marzo e dell’assenza di controdeduzioni dopo l’avviso di aprile, richiamando tali circostanze, insieme all’impossibilità di avvio comunicata nel 2023, tra le motivazioni della revoca.
«Intendiamo anche sottolineare – dicono dall’ANFFAS di Trapani – come il bisogno fosse già rappresentato nelle relazioni del Distretto, nelle quali si segnalava un numero molto alto di domande di assistenza domiciliare inevase e difficoltà nel soddisfare le istanze avanzate. Nonostante questo, gli interventi non risultano avviati, con un esito che denunciamo come quello di un progetto lasciato morire nei cassetti».

A questo punto, l’ANFFAS, non ritenendo che tale vicenda possa essere archiviata con un Decreto di Revoca, a tutela dei beneficiari e di tutta la comunità delle persone con disabilità, annuncia «la contestuale richiesta di accesso formale agli atti, per acquisire la corrispondenza interna tra il Comune Capofila, i Comuni di Valderice e Paceco e l’ASP di Trapani. Crediamo inf atti sia fondamentale ricostruire i compiti e le iniziative dei soggetti coinvolti, affinché sia chiarito chi fosse tenuto a intervenire nelle diverse fasi e siano accertate le eventuali responsabilità per condotte od omissioni. In tal senso, preannunciamo la trasmissione del fascicolo alle autorità e alle Istituzioni competenti, compresa la Procura Regionale della Corte dei Conti, affinché venga valutata l’eventuale sussistenza di un danno erariale e delle relative responsabilità e intendiamo estendere l’attività di acquisizione ed esame degli atti agli altri Distretti richiamati nelle comunicazioni regionali, riservandoci analoghe iniziative qualora dalla verifica delle singole situazioni emergano elementi che richiedano l’intervento delle autorità competenti».
«Chiunque abbia contribuito, attraverso condotte od omissioni di propria competenza, al mancato avvio degli interventi e alla perdita del finanziamento – concludono le componenti dell’ANFFAS – deve risponderne nelle opportune sedi, una volta accertate le rispettive responsabilità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: [email protected].
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