«Il Commento Generale n. 11 del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – scrivono da Attiva-Mente -, dedicato alla partecipazione alla vita politica e pubblica e le nuove Linee Guida OSCE/ODIHR sui Parlamenti inclusivi delle persone con disabilità offrono riferimenti che meritano attenzione, per interrogarsi sulle condizioni che permettono alle persone, comprese quelle con disabilità, di partecipare alla vita pubblica, di esercitare le proprie funzioni e contribuire alle decisioni»

Due recenti documenti internazionali offrono, dal nostro punto di vista, riferimenti che meritano attenzione, per interrogarsi sulle condizioni che permettono alle persone, comprese quelle con disabilità, di partecipare alla vita pubblica, di esercitare le proprie funzioni e contribuire alle decisioni.
Il primo di tali documenti è il Commento Generale n. 11 del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, dedicato alla partecipazione alla vita politica e pubblica. Adottato il 27 agosto scorso, esso approfondisce il significato e l’attuazione dell’articolo 29 (Partecipazione alla vita politica e pubblica) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e la sua importanza sta nel chiarire quanto sia necessario fare perché un diritto già riconosciuto non rimanga soltanto sulla carta. Il Comitato mette in relazione la partecipazione delle persone con disabilità con l’organizzazione e il funzionamento delle Istituzioni, richiamando la distanza che può separare l’ammissione formale a un processo dalla possibilità concreta di contribuirvi. La domanda, quindi, non è soltanto se una persona possa partecipare secondo la legge, ma se sia realmente messa nelle condizioni di farlo.
Uno dei passaggi più significativi riguarda le forme di esclusione che si producono anche in assenza di un divieto esplicito: norme frammentate, procedure e sistemi digitali inaccessibili, informazioni non fruibili, sostegni insufficienti e garanzie scarsamente applicate possono sommare i propri effetti, fino a impedire l’esercizio di un diritto formalmente riconosciuto.
Per questo, la presenza di una persona con disabilità in un processo pubblico non dimostra, da sola, che quel processo sia accessibile. Quando partecipare dipende dalla determinazione individuale, dall’aiuto informale o da un’eccezione concessa, un risultato personale non può essere scambiato per una garanzia del sistema.
Il Comitato ribadisce inoltre l’incompatibilità con la Convenzione delle restrizioni dei diritti politici fondate sulla disabilità, comprese quelle derivanti dalla negazione o limitazione della capacità giuridica. In tal senso, il documento colloca questo principio in una lettura complessiva della partecipazione, che tiene insieme riconoscimento giuridico, accessibilità, sostegni e rimozione delle discriminazioni. Questa partecipazione riguarda il voto, la candidatura e l’esercizio delle funzioni pubbliche, ma anche il dibattito pubblico, le assemblee, le manifestazioni e le proteste pacifiche: àmbiti nei quali le persone con disabilità devono poter esercitare la propria cittadinanza su base di uguaglianza.
Servono quindi procedure accessibili, coordinamento tra Istituzioni e responsabilità chiare, con attenzione alle diverse condizioni di vita e agli ostacoli che continuano a escludere alcune persone.
A questo quadro si affiancano le nuove Linee Guida OSCE/ODIHR sui Parlamenti inclusivi delle persone con disabilità, presentate il 12 ottobre scorso a Varsavia insieme all’Assemblea Parlamentare dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa).
La pubblicazione propone una metodologia di valutazione articolata in quattro àmbiti: rappresentanza, attività legislativa, controllo parlamentare e accessibilità. Offre così uno strumento concreto per esaminare quanto l’inclusione sia presente nell’organizzazione e nel lavoro quotidiano delle Istituzioni parlamentari.
La metodologia assegna un ruolo essenziale al coinvolgimento delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni rappresentative nella valutazione. Le Istituzioni sono chiamate a esaminare il proprio funzionamento anche attraverso l’esperienza di chi incontra gli ostacoli, per individuare priorità e interventi dei quali verificare i risultati.
L’accessibilità dei documenti e delle comunicazioni, le modalità e i tempi delle consultazioni, i sostegni necessari per esercitare un mandato e la possibilità di contribuire alla formazione delle leggi sono questioni concrete. Affrontarle mentre si elaborano le riforme, permetterebbe di tradurre il riconoscimento dei diritti in regole, responsabilità e condizioni di partecipazione verificabili.
Con questa convinzione ci auguriamo che queste nostre riflessioni possano offrire elementi utili per considerare, nel lavoro sulle Istituzioni, anche l’esperienza e i diritti di chi continua a incontrare ostacoli nell’esercizio della propria cittadinanza. La partecipazione delle persone con disabilità, infatti, non è una questione separata dalla qualità della democrazia, ma è uno dei modi più concreti per misurarla.
*Attiva-Mente è un’Associazione della Repubblica di San Marino ([email protected]).
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