Il diritto delle persone con disabilità alla dimensione affettiva e sentimentale

di Camilla Valli*
Una quotidianità fatta di lavoro, relazioni, sport, musica, comunicazione e volontariato, ma quando chiede di partecipare a un incontro per single, per conoscere nuove persone, si sente rispondere che le persone con disabilità non sono ammesse, senza alcuna spiegazione sul perché: una vicenda che richiama ancora una volta l’attenzione sul diritto delle persone con disabilità a essere considerate pienamente anche nella loro dimensione affettiva e sentimentale

Realizzazione grafica: spaccatura tra persona con disabilità e le altre personeVoleva semplicemente partecipare a un incontro per single, conoscere nuove persone e concedersi la stessa opportunità che viene offerta a tutti gli altri partecipanti. Ma quando Stefano, 42 anni, residente a Manerbio, in provincia di Brescia, ha chiesto di poter prendere parte all’iniziativa, si è sentito rispondere che le persone con disabilità non sono ammesse. Una risposta netta che, secondo quanto riferito da lui stesso, non è stata accompagnata da ulteriori spiegazioni o dalla proposta di possibili soluzioni alternative.

Stefano convive dalla nascita con una tetraparesi spastica che limita i movimenti degli arti e utilizza una carrozzina. Una condizione che non gli ha impedito di studiare, lavorare, coltivare passioni, impegnarsi nel volontariato e costruire negli anni una vita professionale e sociale particolarmente attiva. Dopo il diploma di tecnico della gestione aziendale, ha frequentato un corso come webmaster e amministratore di reti locali. Da molti anni lavora come impiegato informatico per una fonderia, attraverso il telelavoro.
Grande appassionato di sport, calcio e musica, per alcuni anni è stato allenatore di squadre giovanili. La passione per la radio e per il mondo digitale lo ha inoltre portato a creare Steradiodj, una web radio attiva 24 ore su 24, attraverso la quale alterna dirette, musica, notizie e interviste. Nel corso degli anni ha avuto modo di incontrare e intervistare numerosi artisti e di partecipare a dibattiti, incontri e rubriche dedicate anche a tematiche sociali.
È inoltre volontario onorario del Comitato di Brescia della Croce Rossa Italiana, testimonial e amico della Sezione bresciana dei City Angels Italia e recentemente è diventato addetto stampa e collaboratore nella gestione dei canali social della Brixia PowerChairFootball, realtà bresciana dedicata al calcio in carrozzina.
Una quotidianità, dunque, fatta di lavoro, relazioni, sport, musica, comunicazione e volontariato. Ed è proprio per questo che quanto accaduto solleva una questione che va oltre il singolo episodio: la possibilità per una persona con disabilità di vivere pienamente anche la propria dimensione affettiva, sentimentale e relazionale.

«Quando ho chiesto di partecipare non cercavo agevolazioni o un trattamento particolare – racconta Stefano -. Volevo fare quello che fanno tante altre persone single: uscire, conoscere qualcuno, parlare, magari incontrare una persona con cui nasce qualcosa. Sentirmi dire che non potevo partecipare perché sono disabile mi ha ferito, soprattutto perché non mi è stata data alcuna spiegazione. La disabilità fa parte della mia vita, ma non può essere ciò che decide a priori se posso conoscere qualcuno, innamorarmi o avere una relazione. Non chiedo di essere trattato diversamente: chiedo di poter avere le stesse opportunità degli altri».
L’episodio apre così una riflessione più ampia sul tema dell’inclusione. Perché abbattere le barriere non significa soltanto rendere accessibili edifici, trasporti o luoghi di lavoro. Significa anche evitare che possano esistere barriere nell’accesso alle occasioni di socialità e di incontro.
La vicenda di Stefano pone quindi una domanda semplice: può una condizione di disabilità essere, da sola, il motivo per escludere preventivamente una persona da un’occasione organizzata per favorire la conoscenza tra single?
Stefano ha deciso di raccontare pubblicamente quanto gli è accaduto non soltanto per sé, ma per richiamare l’attenzione su un aspetto della disabilità di cui ancora si parla troppo poco: il diritto delle persone con disabilità a essere considerate pienamente anche nella loro dimensione affettiva e sentimentale.
«Vorrei che da questa esperienza – conclude – nascesse almeno una riflessione, ossia che dietro una carrozzina c’è una persona con desideri, emozioni, passioni e progetti esattamente come chiunque altro. Anche il desiderio di conoscere qualcuno. Prima di decidere che una persona non può partecipare, bisognerebbe almeno incontrarla, ascoltarla e conoscerla».

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