A rischio in Lombardia gli interventi educativi per centinaia di bambini e ragazzi con disabilità e autismo

In Lombardia, dal prossimo mese di gennaio, gli interventi del cosiddetto “Voucher socio sanitario” (già “Misura B1”) per bambini e ragazzi con autismo potranno essere svolti solo da educatori socio-sanitari, figure oggi troppo poco diffuse. Per questo la Federazione LEDHA e le componenti lombarde di ANFFAS, ANMIC e FAND hanno chiesto alla propria Regione di aprire agli educatori socio-pedagogici, come prevedono le norme nazionali
Educatrice socio-pedagogica
Un’educatrice socio-pedagogica insieme a un bimbo con disabilità

«Dal 1° gennaio 2027 centinaia di bambini e ragazzi con disabilità e autismo della Lombardia rischieranno di perdere gli interventi educativi finanziati con il Voucher socio-sanitario (già Misura B1); in tal senso, le prime lettere di preavviso stanno già arrivando alle famiglie»: lo si legge in una nota diffusa congiuntamente da LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), ANFFAS Lombardia (Associazione Regionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), ANMIC Lombardia (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili) e FAND Lombardia (Federazione Lombarda tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), che spiegano trattarsi di «una situazione già prevista e annunciata. Si tratta infatti degli interventi condotti da enti gestori accreditati in favore di centinaia di bambini e ragazzi con disabilità e autismo, grazie alle risorse messe a disposizione dalla Regione Lombardia nel cosiddetto Voucher socio-sanitario (già Misura B1), una misura inserita nel Piano Regionale per la Non Autosufficienza e finanziata dal Fondo Sanitario Regionale per incrementare l’offerta esistente di percorsi di accompagnamento all’autonomia, abilitativi/riabilitativi, di supporto e sostegno ai contesti di vita rivolti ai bambini e ragazzi con autismo e alle loro famiglie».

Fino all’anno scorso, dunque, «potevano essere coinvolti all’interno di tali attività – spiegano le Associazioni – anche gli “educatori professionali”. Ma con il nuovo Piano triennale per la Non Autosufficienza, approvato lo scorso giugno con la Delibera di Giunta Regionale n. XII/6320, questa possibilità viene riservata ai soli “educatori professionali socio-sanitari”. Una presa di posizione, questa, che ha sollevato perplessità e proteste, convincendo la Giunta Regionale a rinviare al 2027 l’entrata in vigore di questa disposizione. Ora però, in assenza di altre comunicazioni, gli enti gestori, di fronte a questa imminente scadenza, stanno informando le famiglie che quegli interventi non potranno proseguire e la ragione è semplice: al di là di tutto, infatti, all’interno del mondo degli educatori professionali, già di per sé carente rispetto alle necessità, il numero di educatori “socio-sanitari” è esiguo e quindi gli interventi sono destinati a chiudere per mancanza di personale».

Come accennato, non si tratta di un fulmine a ciel sereno: il 20 giugno scorso, infatti, pochi giorni dopo l’approvazione del Piano Regionale, le principali realtà di Terzo Settore avevano lanciato l’allarme e chiesto alla Giunta Regionale di «estendere esplicitamente il riferimento tanto all’educatore professionale socio-sanitario quanto all’educatore professionale socio-pedagogico per tutte le tipologie di voucher e misure previste». «Una richiesta – sottolineano dalla Federazione LEDHA e dalle componenti lombarde di ANFFAS, ANMIC e FAND – in sintonia con quanto previsto dalle norme nazionali che prevedono la piena operatività delle funzioni socio-educative nei servizi/presìdi socio-sanitari e più in generale della salute all’educatore professionale socio-pedagogico». «Ci appelliamo dunque oggi agli assessori regionali Bertolaso (Welfare) e Lucchini (Famiglia, Solidarietà Sociale e Disabilità), perché accolgano ora questa nostra richiesta», dichiarano Alessandro Manfredi, presidente della LEDHA, Emilio Rota, presidente dell’ANFFAS Lombardia e Angelo Achilli, presidente dell’ANMIC Lombardia e della FAND Lombardia.

Le Associazioni stesse invitano anche le famiglie coinvolte a segnalare l’arrivo delle lettere di preavviso di sospensione del servizio ([email protected]; [email protected]; [email protected]; [email protected]), così da valutare per tempo eventuali forme di tutela del diritto alla cura dei loro figli e figlie. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: [email protected].
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