«Siamo chiamati a scegliere – scrive Katia Salice -: dare per scontata l’immutabilità del sistema e metterci comodi per vedere come va a finire, oppure prendere parte a questa forma collettiva di modifica dell’esistente, per far sì che mai più nessuna persona con disabilità possa essere privata della sua libertà. Il libro “Su base di uguaglianza. Per un Progetto di Vita che garantisca le libertà e i diritti delle persone con disabilità” ci accompagna a comprendere da quale parte vogliamo stare. Perciò è tanto prezioso»
Credo che Su base di uguaglianza. Per un Progetto di Vita che garantisca le libertà e i diritti delle persone con disabilità (il Mulino, 2026), volume collettivo a cura di Cecilia Maria Marchisio e Natascia Curto, sia un vero e proprio manuale che accompagna alla riflessione e che invita a guardare il progetto di vita delle persone con disabilità e quella frase, “su base di uguaglianza”, da differenti prospettive, punti di vista e vissuti: docenti universitari, studiosi, professionisti del sociale e, finalmente, le persone con disabilità. Lo dico perché non è scontato, non lo è mai in queste occasioni, purtroppo.
Ma cosa potranno mai dirsi un costituzionalista e un’antropologa, un sociologo e una persona con disabilità intellettiva, un attivista e un’assistente sociale? È questo stare insieme di voci e approcci che invita ad andare alla radice di quello che fino a ieri era un problema e che oggi è legge, futuro, spinta riformatrice di un sistema di welfare che chiede a gran voce di essere profondamente ripensato per assicurare diritti e libertà a tutti, anche a “chi non era previsto”.
La richiesta di cittadinanza, di abitare uno spazio pubblico da parte delle persone con disabilità è un gesto politico dirompente che prova ad abbattere i muri che le relegano ai margini della società. «In quel momento, la disabilità passa dall’essere difetto da normalizzare a “legittima stranezza”, un modo di esserci che chiede condizioni sociali di possibilità».
Se «il progetto individuale, personalizzato e partecipato, restituisce tutto il potere alla persona, considerandola detentrice del proprio orizzonte esistenziale», quale diventa il ruolo dell’educatore, dell’operatore sociale? La cessione del potere e la costruzione di uno “spazio bianco”, di un vuoto da colmare con la persona, una sospensione del giudizio che liberi la capacità di aspirare.
Sembra tutto bellissimo. Ma sappiamo che non è così. «Il governo italiano e alcuni portatori di interesse e gestori di strutture stanno ostacolando e rallentando l’attuazione della riforma dei servizi per le persone con disabilità, anche con una massiccia campagna di “formazione” volta a sostenere che si possa elaborare un progetto personalizzato in struttura o che sostanzialmente il sistema dei servizi residenziali sia immutabile e necessario. Ma noi sappiamo che le cosiddette residenze riproducono i nodi della istituzione psichiatrica».
Siamo dunque chiamati a scegliere: dare per scontata l’immutabilità del sistema e metterci comodi per vedere come va a finire, oppure prendere parte a questa forma collettiva di modifica dell’esistente, per far sì che mai più nessuna persona con disabilità possa essere privata della sua libertà.
Questo manuale ci accompagna a comprendere da quale parte vogliamo stare. Perciò è tanto prezioso.
Sul medesimo libro Su base di uguaglianza. Per un Progetto di Vita che garantisca le libertà e i diritti delle persone con disabilità, curato da Cecilia Maria Marchisio e Natascia Curto, si legga anche, sempre sulle nostre pagine, Un libro per imparare a distinguere ciò che è realmente rispettoso dei diritti umani da ciò che non lo è di Simona Lancioni (a questo link).
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