«Auspichiamo che il confronto possa tornare su un piano costruttivo, centrato sulla qualità dell’inclusione scolastica degli alunni e delle alunne con disabilità»: lo dicono dalla Federazione FISH il cui Consiglio Direttivo Nazionale ha deciso di costituirsi in giudizio a sostegno di quel Decreto Ministeriale che ha fissato la proroga del docente supplente di sostegno con rinomina per un secondo anno su richiesta della famiglia, dopo che quello stesso Decreto era stato impugnato da alcune organizzazioni sindacali
Dopo avere espresso nei giorni scorsi la propria contrarietà sugli organi d’informazione, rispetto alle decisione delle organizzazioni sindacali Flc Cgil e Gilda Unams, seguite successivamente anche dalla Uil Scuola, di impugnare il Decreto Ministeriale n. 32 del 26 febbraio scorso (Misure finalizzate a garantire la continuità dei docenti a tempo determinato su posto di sostegno per l’anno scolastico 2025/2026, a norma dell’articolo 8, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 2024, n. 71, convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2024, n. 106), che ha introdotto la possibilità di confermare il docente di sostegno sul medesimo alunno con disabilità, su richiesta della famiglia e con il parere positivo del Dirigente Scolastico, sentito il Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione, il Consiglio Direttivo Nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) ha conferito pieno mandato al proprio Presidente per costituirsi in giudizio a sostegno di quello stesso Decreto Ministeriale.
«Esprimiamo forte contrarietà al ricorso presentato dalle organizzazioni sindacali – si legge in una nota -, poiché la norma contestata introduce strumenti importanti per garantire maggiore continuità didattica agli alunni e alle alunne con disabilità, elemento essenziale per una reale inclusione scolastica. La continuità del docente di sostegno, infatti, non è un dettaglio tecnico, ma una condizione imprescindibile per costruire percorsi educativi stabili, personalizzati e inclusivi. La frammentazione degli interventi, causata da cambiamenti frequenti, compromette il rapporto educativo e rallenta l’apprendimento. Il Decreto Ministeriale di cui si parla, pur migliorabile, va nella direzione giusta, in quanto riconosce strutturalmente il diritto alla continuità didattica e mette al centro il progetto di vita degli alunni e delle alunne con disabilità».
«La nostra Federazione – sottolinea il presidente della stessa Vincenzo Falabella – è da sempre impegnata nella tutela dei diritti degli studenti con disabilità e delle loro famiglie. Difendiamo il principio della continuità didattica perché è un diritto, non un privilegio. Auspichiamo dunque che il confronto possa tornare su un piano costruttivo, centrato sulla qualità dell’inclusione». (S.B.)
Sul medesimo tema qui trattato, suggeriamo anche la lettura, sulle nostre pagine, del contributo di Salvatore Nocera intitolato Perché quella norma è perfettamente legittima (a questo link). Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishonlus.it.
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