Qualche tempo fa avevamo presentato i laboratori musicali inclusivi promossi da Matteo Scapin, docente di produzione musicale che ha sviluppato un proprio metodo innovativo per promuovere l’inclusione attraverso la musica elettronica, offrendo opportunità di apprendimento e di espressione a tutti e tutte. Oggi lo stesso Scapin ci racconta la bella esperienza di Mario, adolescente con disturbo dello spettro autistico, che insieme ad altri ha partecipato a uno di quei laboratori

Alla fine del 2023 avevamo dato ben volentieri spazio ai laboratori musicali inclusivi promossi da Matteo Scapin, docente di produzione musicale, che ha sviluppato appunto un proprio metodo innovativo, come avevamo scritto in tale occasione, per promuovere l’inclusione attraverso la musica, offrendo opportunità di apprendimento e di espressione a persone di tutte le abilità. Tramite l’uso, infatti, di strumenti e software di produzione musicale, Scapin ha creato un ambiente accogliente e accessibile a tutti coloro che vi si avvicinano, avvalendosi di tecnologie innovative che consentono di sperimentare, esplorare e creare musica elettronica senza difficoltà fisiche o tecniche.
«La musica elettronica – ci aveva raccontato lo stesso Scapin – offre un’ampia gamma di possibilità creative e una grande flessibilità nel campo della produzione musicale. Attraverso i miei laboratori musicali inclusivi, voglio assicurarmi che tutti e tutte abbiano l’opportunità di esplorare il loro potenziale musicale e di esprimersi senza limitazioni. La musica, infatti, può essere uno strumento potente per creare connessioni e superare le barriere che spesso limitano le persone con diverse disabilità».
«I laboratori musicali inclusivi – aveva aggiunto– promuovono l’autostima, la collaborazione e la consapevolezza delle diverse abilità presenti nel gruppo. Offrono inoltre una piattaforma per la crescita individuale (empowerment) e la valorizzazione delle capacità di ognuno».
Al momento di quella nostra presentazione ci eravamo fermati al livello generale, ora scendiamo ancor più nel “particolare”, raccontando la specifica esperienza di Mario, adolescente con disturbo dello spettro autistico, che ha partecipato al laboratorio Music4All. Cediamo quindi ancora la parola a Matteo Scapin. «In un mondo che spesso corre troppo in fretta – sottolinea -, dove le parole e le aspettative possono diventare barriere, la musica si rivela un ponte capace di connettere universi interiori. È questa la storia di Mario, un adolescente nello spettro autistico, che ha trovato nella musica elettronica un modo per esprimersi, per essere presente, per dialogare senza bisogno di parole. L’esperienza è nata all’interno del laboratorio Music4All, un ciclo di dieci incontri settimanali, pensati appunto per favorire l’interazione e la creatività attraverso la musica. Il gruppo era eterogeneo, con partecipanti che mostravano diversi livelli di comunicazione e coinvolgimento, ma tutti accomunati da una certa difficoltà nel creare relazioni immediate».
«Fin dal primo giorno – prosegue Scapin -, Mario si è distinto per il suo silenzio. Seduto in un angolo, con le mani sulle orecchie e lo sguardo basso, sembrava voler proteggere il suo spazio da un mondo percepito come troppo intenso. Eppure, non se ne andava. La sua presenza, anche se distante, era un segnale: qualcosa lo tratteneva lì. L’approccio scelto è stato quello della pazienza e dell’inclusione senza pressioni. Nessuna richiesta diretta, nessun invito forzato a partecipare. Solo la certezza che, per Mario, ci fosse un posto, sempre, senza condizioni. Per tre incontri è rimasto nel suo angolo, apparentemente assente, ma osservando, ascoltando. Poi, al quarto incontro, è successo qualcosa di straordinario. Durante un’attività di gruppo, in cui i partecipanti creavano un ritmo collettivo utilizzando un controller MIDI collegato a un sintetizzatore, Mario si è alzato. Silenziosamente, si è avvicinato al tavolo e ha toccato un pad, producendo un suono. Un gesto piccolo, quasi impercettibile, ma carico di significato. Quel suono, diverso dal ritmo del gruppo, era la sua voce, la sua richiesta di esserci. In quel momento, il laboratorio si è fermato per accoglierlo: il volume degli altri strumenti è stato abbassato, il suono di Mario è stato isolato e reso protagonista. Gli altri ragazzi, senza bisogno di parole, hanno iniziato a costruire un nuovo ritmo intorno al suo, dando vita a quello che è stato chiamato Il cerchio di Mario. Da quel giorno, Mario ha iniziato a partecipare attivamente, sempre in silenzio, ma con una presenza nuova. Si avvicinava agli strumenti, ascoltava con attenzione, dialogava attraverso i suoni. La musica elettronica, con la sua struttura modulare e le sue possibilità aperte, si è rivelata lo spazio ideale per lui: un ambiente dove poteva esprimersi senza la pressione di parole o gesti convenzionali, seguendo il suo tempo e il suo modo».
«Questa storia – conclude Matteo Scapin – non è solo quella di Mario, ma di tanti ragazzi che, come lui, non cercano attenzione, ma presenza. Ragazzi che non urlano, ma attendono, e che, quando trovano il linguaggio giusto, possono aprire varchi straordinari. La musica, in questo caso, è stata quel linguaggio: un ponte capace di superare barriere, di creare connessioni profonde, di dare voce a chi, spesso, viene ascoltato troppo poco. Oggi Mario continua il suo percorso con l’associazione, esplorando il mondo delle sequenze ritmiche “ambient”, lente e ipnotiche, che sembrano rispecchiare la sua sensibilità. La sua storia ci ricorda che l’inclusione non è fatta di grandi gesti, ma di pazienza, ascolto e fiducia. E che, a volte, un singolo suono può raccontare più di mille parole». (S.B.)
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