La filosofia può ancora avere un ruolo nella vita quotidiana, al di fuori delle aule universitarie o dei testi specialistici? Sabrina Francavilla ne è convinta, e la sua storia personale lo dimostra con forza. Consulente filosofica e attivista per i diritti umani, Sabrina ha saputo trasformare il pensiero in strumento di ascolto, consapevolezza e cambiamento e lo ha fatto anche nei momenti più difficili, quando la malattia ne ha messo alla prova il corpo e la voce, ma non la determinazione

La filosofia può ancora avere un ruolo nella vita quotidiana, al di fuori delle aule universitarie o dei testi specialistici? Sabrina Francavilla ne è convinta, e la sua storia personale lo dimostra con forza. Consulente filosofica e attivista per i diritti umani, Sabrina ha saputo trasformare il pensiero in strumento di ascolto, consapevolezza e cambiamento. Lo ha fatto anche nei momenti più difficili, quando la malattia ha messo alla prova il suo corpo e la sua voce, ma non la sua determinazione.
Nel gennaio 2023, a 43 anni. ha avuto un ictus, seguito da un’emorragia cerebrale che le ha compromesso temporaneamente la parola, la sensibilità e la mobilità sul lato destro del corpo. Un’esperienza drammatica, soprattutto per chi, come lei, ha sempre lavorato con le parole, il dialogo e la scrittura. La sua condizione di ipovedente ha reso tutto ancora più complesso. Eppure, anche da quell’evento è nato un nuovo percorso. Con pazienza e tenacia ha affrontato una lunga riabilitazione, che prosegue tuttora, consentendole di recuperare la comunicazione verbale e la mobilità. «Ho ripreso in mano la mia vita – mi dice – anche se in modo diverso da prima. Oggi devo fare i conti con i tempi, decisamente più lenti, dettati dal mio corpo».
Le chiedo se durante i momenti più difficili della malattia vi sia stato qualcosa in grado di distrarla. «Sì – risponde subito -: gli audiolibri e gli ebook, che mi hanno anche permesso di rimanere in contatto con la mia grande passione, la filosofia».
Al centro del suo lavoro, infatti, c’è la consulenza filosofica, pratica che si è sviluppata in Germania all’inizio degli Anni Ottanta, grazie a Gerd B. Achenbach, con il nome di Philosophische Praxis, e che in Italia ha cominciato a diffondersi nei primi Anni Duemila. «Non si tratta di terapia né di insegnamento – mi spiega – bensì di un dialogo alla pari, attraverso cui il consultante viene aiutato a chiarire i propri pensieri e ad approfondire la propria visione di sé e del mondo, senza giudizi o condizionamenti da parte mia».
Dopo la laurea in filosofia, Sabrina si è formata presso l’Associazione Phronesis, seguendo un percorso biennale che le ha permesso di acquisire strumenti metodologici precisi. Il suo approccio è fondato sull’ascolto, sull’attenzione all’altro e sull’uso di domande mirate, senza mai imporre la propria idea.
La filosofia, per lei, è una pratica viva, che aiuta ad affrontare la complessità dell’esistenza e a ritrovare equilibrio anche nei momenti di incertezza. Non è un sapere astratto, ma una risorsa concreta, capace di dare forza, orientamento e senso. Ed è proprio questa visione che l’ha portata, nel 2021, a fondare insieme a Luigi Gariano, attivista per i diritti delle persone con disabilità, il Movimento Rivoluzione Umana. L’incontro tra i due era avvenuto l’anno prima, nel pieno della pandemia, quando le fragilità del sistema sociale e sanitario italiano emergevano con sempre maggiore evidenza. A muoverli, la convinzione che fosse necessario dare voce alle persone più vulnerabili, spesso dimenticate, e costruire uno spazio di partecipazione incentrato sulla dignità e sui diritti fondamentali.
Oggi Sabrina guida il Movimento, ancora piccolo ma già molto attivo, che si occupa in particolare della tutela dei diritti delle persone con disabilità. Un impegno che parte da una consapevolezza amara: «In Italia – dice Sabrina – ci sono leggi molto avanzate e che molti Paesi ci invidiano, ma raramente vengono attuate fino in fondo. Soprattutto per le persone più fragili, i diritti restano spesso solo sulla carta. Ma se i diritti esistono, ed esistono, essi allora debbono essere realmente esigibili». A mancare, secondo lei, è prima di tutto una mentalità davvero inclusiva, una cultura della responsabilità e della solidarietà.
Nonostante le difficoltà, però, non si lascia scoraggiare. Al contrario, continua a offrire il suo contributo, in modo concreto e silenzioso. A chi le chieda dove trovi tutta questa forza, questa energia, risponde con semplicità: «Non cambieremo mai il mondo, ma aiutando una persona possiamo cambiare il suo mondo». In queste parole c’è tutto il senso di un impegno civile che nasce dal pensiero e si nutre ogni giorno di umanità.
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