Di fronte a queste notizie siamo tutti chiamati in causa

Dopo il recente episodio di aggressione ad una persona con disabilità avvenuto a Sanremo, la Federazione FISH ha lanciato un appello per un’azione immediata e un profondo cambiamento a livello culturale, esortando le Istituzioni, la politica e ogni singolo cittadino e cittadina a reagire non solo con l’indignazione, ma con azioni concrete, tramite investimenti nell’educazione civica, campagne di sensibilizzazione efficaci, programmi scolastici realmente inclusivi e percorsi formativi per i giovani

Stop con la mano«Ogni volta che leggiamo notizie del genere non possiamo solo prendere atto, indignarci e voltare pagina, dobbiamo sentirci tutti chiamati in causa, perché il rispetto della dignità umana non deve essere un’opzione ma un principio fondante della nostra democrazia»: così Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), commenta il recente e brutale episodio di aggressione ad una persona con disabilità avvenuto a Sanremo (Disabile picchiato dal branco a Sanremo, si legge in una nota ANSA), aggiungendo che «non possiamo più accettare in silenzio episodi del genere, perché ogni atto di violenza contro una persona con disabilità è una ferita alla civiltà del nostro Paese ed è il segnale che c’è ancora molto da fare per costruire una società davvero inclusiva e rispettosa delle differenze».

A tal proposito, dunque, la FISH ha deciso di lanciare un appello per un’azione immediata e un profondo cambiamento a livello culturale, esortando le Istituzioni, la politica e ogni singolo cittadino e cittadina a reagire non solo con l’indignazione, ma con azioni concrete, tramite investimenti nell’educazione civica, campagne di sensibilizzazione efficaci, programmi scolastici realmente inclusivi e percorsi formativi per i giovani.
«La radice del problema – sottolinea ancora il Presidente della Federazione – risiede in una mancanza diffusa di educazione e di rispetto. Serve quindi un cambiamento culturale radicale, con la scuola che deve tornare ad essere il primo luogo in cui si insegna il valore della diversità, dell’empatia e della responsabilità sociale».
«Non possiamo continuare a crescere – conclude – generazioni che ignorano il significato profondo della parola “cittadinanza”». (S.B.)

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