“Il Novecento di Catarsini”: percepire l’arte con tutto il corpo

di Filippo Visentin
Come già riferito anche su queste pagine, la città di Pisa sta ospitando “Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina”, che non è solo la prima grande personale dedicata dalla città toscana all’artista viareggino Alfredo Catarsini, ma anche un’esperienza unica per il modo in cui l’arte vi viene resa accessibile alle persone cieche e ipovedenti. Di questo e altro abbiamo parlato con Elena Martinelli, presidente della Fodazione Alfredo Catarsini 1899
Elena Martinelli
Elena Martinelli, presidente della Fondazione Alfredo Catarsini 1899

Fino al 26 settembre prossimo, come già riferito anche su queste pagine, il Fortilizio della Cittadella di Pisa ospiterà Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina. Non si tratta soltanto della prima grande personale dedicata all’artista viareggino in città, ma anche di un’esperienza unica per il modo in cui l’arte è resa accessibile alle persone cieche e ipovedenti. Un modello che intreccia qualità artistica e attenzione all’inclusione, restituendo alla parola “mostra” un significato pieno, condiviso.
La professoressa Elena Martinelli, presidente della Fondazione Alfredo Catarsini 1899, racconta con grande passione il lavoro che sta dietro a questo bel progetto. «Ho voluto che l’esperienza cominciasse già dalla soglia», spiega. «All’ingresso ci sono due QR code: uno presenta la mostra, l’altro guida passo passo il visitatore. Ogni sala e ogni opera ha la propria audiodescrizione adattata, in italiano e in inglese, così da permettere alla persona con disabilità visiva non solo di comprendere l’opera, ma anche l’edificio che la ospita, in questo caso la Torre Guelfa, per potersi muovere il più possibile in autonomia o con il proprio accompagnatore».

Chi entra nella Cittadella a Pisa viene dunque accolto fin da subito dalla storia stessa del luogo, raccontata nelle audiodescrizioni insieme agli spazi, ai materiali, persino al numero dei gradini delle rampe. Un approccio che coniuga informazioni pratiche e suggestioni emotive, perché, come sottolinea Martinelli, «l’orientamento è parte integrante dell’accessibilità».
Al centro del percorso vi sono i laboratori esperienziali, sviluppati insieme al Museo Tattile Statale Omero di Ancona. Qui le parole diventano forme e le forme diventano esperienza: prima l’ascolto della descrizione adattata, poi la possibilità di esplorare con le mani un altorilievo ispirato a un’opera di Catarsini. «È fondamentale questa sequenza – spiega Martinelli -, se è vero che essa permette di immaginare, orientarsi e poi verificare con il tatto. È un modo per conciliare accessibilità e conservazione: quando un’opera non può essere toccata, offriamo un’alternativa che non è un ripiego, ma un arricchimento».

Ma il lavoro della Fondazione Catarsini non si limita alle sale espositive. Da anni porta avanti il Premio Catarsini, l’unico in Italia che invita studenti e studentesse dei licei artistici a realizzare opere tattili ispirate ai dipinti del maestro viareggino. «Chiediamo ai ragazzi e alle ragazze di reinterpretare immagini rendendole esplorabili con le mani – racconta Martinelli -. Queste opere alimentano i nostri laboratori lungo I luoghi di Catarsini, un cammino che collega Lucca alla Versilia. È un’esperienza educativa che forma i giovani e allo stesso tempo promuove nei territori un’idea di arte accessibile».

Nato nel 1899 e scomparso nel 1993, Alfredo Catarsini ha attraversato il Novecento passando dai paesaggi di ascendenza macchiaiola e postimpressionista al “Simbolismo meccanico”, in cui riflette sul rapporto tra uomo e macchina. «È un tema incredibilmente attuale – osserva Martinelli -. Catarsini aveva intuito infatti i rischi di un progresso tecnologico incontrollato. Oggi le sue opere dialogano con le tecnologie che usiamo per rendere l’arte inclusiva: QR code, audiodescrizioni, rilievi tattili. È un ponte che collega passato e presente».
Il risultato è un’esperienza che parla a tutti, chi vede e chi non vede. Molti visitatori raccontano di avere colto, grazie alle audiodescrizioni, dettagli che altrimenti sarebbero sfuggiti. «L’accessibilità non è un’eccezione – conclude Martinelli -, ma un modo per elevare la qualità dell’esperienza culturale. L’arte deve essere percepita con tutto il corpo, e non soltanto con gli occhi».

Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina, Fortilizio della Cittadella, Lungarno Ranieri Simonelli, Pisa, 5-26 settembre (orari: giovedì e venerdì 16–19; sabato e domenica 10–13 e 16–19); accessibilità: audioguide in italiano e inglese tramite QR code, laboratorio esperienziale tattile in collaborazione con il Museo Omero. Per informazioni: Marco Ferri ([email protected]).
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